And Tomorrow the Entire World, di Julia von Heinz

Julia von Heinze racconta di Laura, una studentessa universitaria di giurisprudenza che affronta i problemi, i dubbi, ed i pericoli legati ad un’attiva partecipazione politica. In concorso

Se prima dei trent’anni non sei di sinistra sei senza cuore, se lo sei dopo i trent’anni sei senza cervello“. Queste parole vengono pronunciate dal padre di Luisa (Mala Emde), una ragazza tedesca di nobili origini e famiglia benestante nel quale la relazione genitore/figlio vive di una tranquilla monotonia. Lisa è iscritta alla facoltà di giurisprudenza e grazie all’aiuto di Batte, sua amica di università, decide di lasciare casa per trasferirsi a vivere in una comune e sposare la causa dell’ attivismo sociale, contro razzismo e discriminazione, per opporsi soprattutto alle campagne di odio della destra estrema.
Quelle parole del padre attestano dunque la convinzione di essere in presenza soltanto di qualcosa di transitorio, un passaggio naturale, una normale fase della crescita quando ideali di giustizia ed uguaglianza sembrano l’unico risultato da inseguire, ed accolgono la decisione della figlia molto serenamente. E come sembra confermare Dietmar, un ex attivista, quando dice a Lisa che i suoi compagni di lotta sono tutti diventati dottori o insegnanti.

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La partecipazione della ragazza al gruppo rivela invece una rabbia rimossa, qualcosa di irrisolto, l’insoddisfazione di accontentarsi di semplici gesti dimostrativi e l’intenzione alzare il livello dello scontro per effettuare missioni sempre più rischiose nel quale si può mettere a repentaglio la stessa incolumità fisica. A spingerla al cambio di passo contribuisce l’attrazione per Alfa, uno dei responsabili delle azioni più pericolose, insieme ad un altro ragazzo, Lenor, e questo terzetto diventa durante l’inasprirsi della lotta, il protagonista del film.

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Ma è un’altra la frase direzionale del film, l’articolo 20 della costituzione tedesca, una mantra ripetuto dall’inizio alla fine, cioè il diritto di reagire quando si vedono minacciati i principi democratici dello stato. La Von Heinz sembra voler lanciare un monito e porre attenzione sui focolai di rinascita di movimenti direttamente collegati al nazismo, circondati da tolleranza e disattenzione. E visualizza la reazione dentro uno strano cortocircuito di violenza dal quale non è possibile sottrarsi una volta che si comincia a sporcarsi le mani. Quanto avanti è giusto spingersi nel contrasto al male, con quali mezzi, cosa è lecito e cosa è illecito nella battaglia. Bastano un semplice lancio di vernice, una torta sbattuta in faccia o c’è bisogno di andare oltre? Ed in quel caso, quale linea di confine ti separa dal diventare uguale a chi vuoi combattere?
Fatte le dovute premesse, tutto il meccanismo funziona davvero poco, sconta la carenza di una verosimile rabbia giovane, di avere dei personaggi lasciati pericolosamente galleggiare in superficie, con una ragionevole deliberata mancanza di profondità, talmente evanescenti da avvicinare l’insignificanza. Ma forse il problema più grande è l’assenza di spontaneità, uno schermo sempre in doppio petto, immagini risultato di un discorso troppo psicologico per raccontare degli impulsi incontrollabili, se non seguendo il battito del cuore.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
1.8

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2 (2 voti)
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