Attorno al Blockbuster d’autore. Appunti sul cinema di Matt Reeves

Un percorso per mappare l’immaginario di Reeves, con The Batman uno dei grandi Autori di cinema popolare. Tra fantasmi dell’America populista, cinefilia e fascinazione per gli spazi metropolitani

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Nella guerra dei cinecomic, a condurre la battaglia è evidentemente la Marvel.

Ce lo dicono gli incassi di ogni singolo film ma anche la popolarità del franchise tra gli spettatori. Tuttavia la Marvel sta disegnando uno spazio cinematografico inquietante, massificato, impersonale, in cui il regista perde spesso la sua voce per essere assorbito in una macchina creativa votata a plasmare l’immaginario contemporaneo e a catturare, inesorabile, lo sguardo dello spettatore. Ma il cinema cercato dall’MCU è una gabbia dorata, una serie di griglie narrative e tematiche che direzionano ogni input ma rischiano sempre più di uniformare lo spazio con cui interagisce lo spettatore. È una piccola falla ma basta a ribaltare le sorti dell’intero confronto. La Warner l’ha capito, forse in ritardo, certo, ma ha affrontato la questione con una lucidità invidiabile. Per contrastare la Marvel, ha infatti sviluppato una strategia attraverso cui emancipare regista dalla macchina narrativa e lasciare emergere la sua voce peculiare.

Non è certamente impresa facile, perché il risultato è un universo narrativo disomogeneo e respingente ma anche perché il primo esperimento in questo senso, il Joker di Todd Philips, si è rivelato non solo un film ma una sorta di fenomeno social(e). Eppure il passo della Warner è inesorabile, pronto a sperimentare e a correggere il tiro attraverso il più classico dei processi di trial and error.

E il tempo sembra dargli ragione.

Matt Reeves

The Batman di Matt Reeves è un film coraggioso, a tratti forse incosciente ma anche straordinariamente personale, che, non soltanto ripensa il contesto del cinecomic contemporaneo ma ridisegna anche gli spazi della ricezione cinematografica. Perché il Batman di Matt Reeves è forse lo spunto ideale per riscoprire una teoria dell’Autore cinematografico che sia adatta ai tempi, libera da pregiudizi, ma soprattutto calzante ad una contemporaneità in cui si crede, a torto, che l’autore non abbia più spazio nel cinema popolare.

E in questo senso, Matt Reeves è sicuramente uno dei nomi più affascinanti da cui partire, proprio per la sua natura di creativo dentro e fuori i formati, dentro e fuori i linguaggi, artefice, insieme all’amico JJ Abrams, dello sghembo ma vertiginoso franchise “guerrilla” di Cloverfield e al contempo rigoroso regista degli ultimi due splendidi capitoli del reboot de Il Pianeta Delle Scimmie.

È un autore, Matt Reeves, senza dubbio, un regista che sta tracciando il suo personale percorso di ricerca all’interno del suo cinema, fatto di temi, di scelte linguistiche, di argomenti di riflessione che, in un modo o nell’altro, tornano

Ma qual è il suo immaginario di riferimento? Qual è il mondo evocato dalle sue immagini?

Lo sapremo, forse, solo alla fine della sua carriera, adesso, tuttavia, possiamo procedere per ipotesi, spunti, attraverso cui tracciare una cartografia ideale del suo lavoro, che intercetterà le fondamenta del suo cinema.

 

Metropoli E Civiltà

Dalla New York di Cloverfield alla San Francisco trasformata in roccaforte degli uomini in Dawn Of The Planet Of The Apes, passando, ovviamente, per la Gotham City di The Batman, il cinema di Matt Reeves è convintamente metropolitano. Ma nello spostarsi tra noir e post apocalittico adotta un passo inquieto, che rimane a livello strada per catturare l’umanità che emerge dalle tragedie, eppure è attratto anche dall’inquietudine di quegli spazi, dai bassifondi labirintici di Gotham, dal modo in cui la catastrofe ridisegna la topografia di quegli spazi fino a renderli irriconoscibili.

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Questione Di Sguardi

La riflessione sullo sguardo è centrale, nel cinema di Reeves, che per certi versi nasce proprio dalla soggettiva di Cloverfield. Con il tempo la riflessione sull’atto del vedere coinvolgerà anche la scimmia Cesare, che riscoprirà il suo rapporto con gli uomini guardando fotografie e video d’archivio e raggiungerà l’apice proprio con The Batman, un film fondato sull’homo videns, puntellato da soggettive, binocoli, visori e in cui lo stesso Batman cattura e archivia digitalmente tutto quello che guarda e sezionarlo alla ricerca di indizi.

 

L’Outsider Ed Il Punto di Vista

Batman è l’ultimo protagonista di un cinema affascinato dagli outsider, siano essi delle scimmie straordinariamente intelligenti o delle vampire adolescenti. A Matt Reeves, tuttavia, interessa la dimensione perturbante dell’outsider. Lo racconta bene il modo in cui The Batman ragiona sul corpo del suo protagonista, che rimarca, anche solo attraverso il movimento sulla scena la sua alterità rispetto al contesto in cui interagisce. Ma forse l’inizio di questa linea tematica, è questa sequenza di Dawn Of The Planet Of The Apes, una scena breve ma inquietante in cui il male, la morte, irrompono all’improvviso dopo essere stati annunciati da un momento tensivo che funziona proprio perché cozza con il tono generale del racconto.

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Ideologia e demoni contemporanei

Un autore è un animale politico, si interroga sul presente e prova a trasformare in immagini le sue complessità. Matt Reeves non fa eccezioni, il suo è un cinema che dà corpo ai traumi e ai lati oscuri dell’ideologia americana. Rievoca nell’attacco di Cloverfield i fantasmi dell’11 settembre, lascia rifrangere nel conflitto tra uomini e scimmie le guerre civili che coinvolgono regioni come la Striscia di Gaza e tra l’Enigmista di The Batman ed il colonnello McCullough (Woody Harrelson), villain di War For The Planet Of The Apes ragiona sulle derive dell’estremismo Trumpiano e del complottismo di matrice Alt Right.

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Cinefilia, barriere ed immaginario

Matt Reeves è uno dei pochi, insieme forse a Michael Bay, a non ingabbiare la materia del suo racconto nelle dinamiche predefinite dal cinema dei franchise. Il risultato è un cinema liberissimo, che, guardando oltre i suoi spazi si ripensa attraverso strade inusuali e riprende contatto con la sua natura profonda. Matt Reeves riconosce con orgoglio, per questo, la cinefilia del suo sguardo: è affascinato dalla tradizione, da un war movie come il Ponte Sul Fiume Kwai (matrice per War For The Planet Of The Apes insieme ad Apocalypse Now) ma, come dimostra The Batman, anche dall’intero inventario dei thriller Fincheriani, da Seven a Zodiac.

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Sfida

Il punto di arrivo di questa ricognizione è un modo di pensare la Franchise Age straniato, distorto, che sfida non soltanto le convenzioni produttive ma anche i suoi spettatori. Il mostro di Cloverfield, solo evocato per gran parte del film è in fondo il prologo di un dialogo con il pubblico fatto di attese deluse, di film fiume, che sfiorano spesso le tre ore di durata, di narrazioni solenni e spesso tragiche, che ripensano anche il rapporto emotivo, tra opera e spettatore, spesso reso troppo stabile, rassicurante, da certo intrattenimento contemporaneo.

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