BERLINALE 62 – "Maria Antonietta è più una donna che una regina". Incontro con Diane Kruger

Diane Kruger in Les adieux à la reine
L'attrice tedesca, nei panni della regina francese sotto la Rivoluzione francese in Les adieux à la reine, parla del suo entusiasmo per questo ruolo, del suo rapporto con il regista Benoit Jacquot, con la Berlinale. E soprattutto sulla sua tensione prima di questa anteprima che ha aperto, in competizione, questa 62° edizione 

Diane Kruger in Les adieux à la reine

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E' la star più attesa del film. Del resto l'attrice tedesca è la vedette di Les adieux à la reine, le domande dei giornalisti sono quasi tutte per lei e finisce per offuscare le altre due interpreti francesi protagoniste del film, Léa Seydoux e Virginie Ledoyen. Conosciuta per Troy Bastardi senza gloria, con il ruolo di Maria Antonietta ha preparato un'altra sfida nella sua carriera.

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Come si è preparata alla figura della Regina di Francia sotto la Rivoluzione?

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Essendo un personaggio storico, già altri l'hanno portato sullo schermo. Si sapeva che voleva fare sempre delle feste, che era terribile. Versailles era la sua dimora. Per me è stato un ruolo molto difficile soprattutto in rapporto al contesto in cui è ambientato il film. Il 14 luglio, dentro il palazzo reale, ancora non si sapeva che la Bastiglia era stata presa e potevano accadere molte cose. Poi mi ha emozionato recitare in francese.

La Rivoluzione Francese può essere anche un'occasione per uno sguardo sul presente?

In tutte le rivoluzioni c'è il potere, il denaro, elementi che le fanno scattare e scatenare anche ai giorni nostri. Ci sono anche adesso delle persone che commettono gli stessi errori di allora.

Quindi è la fine di un ciclo

Si, per me rappresenta veramente la fine di un'epoca. In questo film c'è un lavoro scenografico e sui costumi straordinario. Quello che però più conta sono le emozioni dei protagonisti, quello che stanno provando in quel momento e non le apparenze. Qui  è Maria Antonietta come donna che prevale su Maria Antonietta come regina.

Come si è trovata a lavorare con Benoit Jacquot?

Mi è piaciuto molto anche perché Benoit, in un film in costume, non vede le donne come elemento decorativo ma come figure molto complesse.

Il suo rapporto con la Berlinale?

Sono molto eccitata di essere presente qui oggi anche perché sono tedesca e stanotte non ho dormito prima di questa anteprima. Presentare un film nel proprio paese non è la stessa cosa che presentarlo da un'altra parte. Essere poi in concorso, in apertura, è un grande onore. Poi ci sono ancora dei legami col mio personaggio. Mia madre si chiama Maria Teresa e sono nata il 15 luglio, proprio nei giorni in cui la Rivoluzione Francese era nel pieno.