BERLINALE 64 – Incontro con Richard Linklater e il cast di Boyhood

 Richard Linklater ha presentato alla 64' edizione del Festival del Cinema di Berlino Boyhood, il progetto cinematografico iniziato nel 2002 e terminato nel 2013, a cui hanno partecipato Ethan Hawke, Patricia Arquette, Ellar Coltrane e Lorelei Linklater.

 

Come è nato questo progetto?

Linklater: Avevo l’architettura di tutto il film in mente sin dall'inizio. Ogni segmento doveva rappresentare un momento della crescita del protagonista e un frammento della vita di questa famiglia e carpire i momenti che la rendevano allo stesso tempo normale e straordinaria.


 

La musica ha un ruolo importante nel film?

Linklater: Ho scelto la colonna sonora in base alle epoche storiche in cui si svolge il film, riflette la cultura e le fasi della crescita dei ragazzi. Di sicuro è stata una drelle parti più divertenti.

Il film copre un periodo molto lungo, addirittura 12 anni. Come ha affrontato la screscita degli attori, ha detto loro di perdere o guadagnare peso, o di tagliarsi o meno  i capelli?

Linklater: Non gli ho mai detto cosa fare della loro vita, ma seguito la loro trasformazione e il loro normale sviluppo. Sono cresciuti davanti alla telecamera e osservare lo scorrere del tempo su di loro è stato l'aspetto più affascinante di questo progetto.

Un progetto così lungo è anche molto rischioso perchè gli attori e il budget potrebbero disperdersi nel tempo?

Linklater: In realtà avevamo un piccolo budget e il fatto di aver avuto dodici anni a disposizione per gestire il cast e il materiale girato è stato un enorme vantaggio perchè abbiamo tagliato radicalmente le spese del casting e impiegato solo poche settimane all'anno per girare. è stata anche una fortuna che la vita degli attori sia trascorsa in maniera tranquilla, senza particolari scossoni. 

Questo film è finzione, ma il fatto di seguire la stessa famiglia per molti anni lo avvicina al documentario in un certo senso?

LInklater: La mia intenzione era catturare gli istanti della vita, ciò che avviene in una famiglia nel bene e nel male. Non volevo necessariamente concentrarmi sugli eventi drammatici ma sulla vita nella sua interezza, sul movimento e sul cambiamento di una famiglia che gira attorno a due individui distinti, che vengono influenzati da ciò che accade. I luoghi in cui sono ambientati il film rappresentano l'America in cui è cresciuta la maggiorparte di noi, quindi lo sfondo è sicuramente realistico e influenzato dalle mode e dai cambiamenti culturali, come l'incursione della tecnologia nella vita quotidiana.
 

Come è stato per gli attori partecipare ad un progetto così ambizioso?

Arquette: Ho incontrato Richard poco prima delle riprese e sono rimasta subito affascinatada questo progetto e dal mio personaggio. Sono anch'io madre e ho messo molto di me in questo personaggio, anche se non mi rispecchia completamente. è un personaggio autentico che cerca solo di proteggere e di dare un buon padre ai propri figli, il problema è capire cosa sia davvero un buon padre. Poi è stato eccitante avere a che fare per tanti anni con un progetto top secret. Adoro il risultato, ho messo tutta me stessa in questo film e a questo punto non mi interessa l’opinione degli altri, perchè per me è perfetto così.

Quanto è stato scritto e quanto improvvisato?

LInklater: Certamente esiste una sceneggiatura ben precisa in cui ho cercato di incorporare la vita di tutti, ma in alcuni casi ho lasciato accesa la telecamera e lasciato gli attori liberi di esprimersi, dopotutto ciò che conta è l'idea complessiva, se si è padroni di quella, si può rendere il progetto collaborativo.