Blog GUERRE DI RETE – Scontro tra Cina e Stati Uniti fino all’ultimo chip

Nuovo appuntamento con la newsletter di notizie cyber curata da Carola Frediani.

Guerre di Rete – una newsletter di notizie cyber
a cura di Carola Frediani
N.72 – 31 maggio 2020

Oggi si parla di:
-scontro Usa-Cina e Redmirror
– le app di contact tracing nel mondo
– i tanti volti della disinformazione
– altro

SCONTRO USA-CINA
Fino all’ultimo chip

La guerra commerciale e tecnologica fra Usa e Cina ha ripreso nuovo slancio nelle ultime settimane, mentre sullo sfondo lo scontro politico su Hong Kong è entrato nel vivo. Pochi giorni fa gli Usa hanno aggiunto 33 aziende e istituzioni cinesi alla loro lista nera economica (la Entity List) con la motivazione che aiuterebbero Beijing a spiare la minoranza uigura (chi sono gli uiguri – SkyTG24) o avrebbero stretti legami coi militari.
Significa che le vendite di merci americane (o prodotte anche all’estero ma con tecnologie Usa) a queste entità sono sottoposte a restrizioni. Tra le aziende cinesi colpite questa volta (un primo round c’era stato a ottobre e aveva incluso società di primo piano dell’AI, quali Megvii, SenseTime, Hikvision e Iflyek) ci sono nomi importanti, come Qihoo360, una grossa società di cybersicurezza che recentemente aveva detto di aver individuato degli strumenti di hacking della CIA usati contro l’industria aeronautica e petrolifera (ne avevo scritto in newsletter); NetPosa, una delle principali aziende cinesi di AI e di riconoscimento facciale; e CloudMinds, altra società specializzata in robotica e intelligenza artificiale (Straitstimes).

La settimana prima il Dipartimento del Commercio Usa aveva varato ulteriori restrizioni alla vendita di semiconduttori americani al colosso cinese Huawei, con cui da tempo è in corso uno scontro multiforme imperniato soprattutto sul 5G.
(Nel mentre al produttore di chip cinese SMIC sta arrivando una iniezione di aiuti statali – Nikkei Asian Review. Del resto la Cina ha iniziato a correre ai ripari di fronte al rischio di frammentazione economica post-coronavirus e di rottura totale con gli Usa, e si sta preparando per lo scenario peggiore, puntando sulla produzione interna, come comunicato in questi giorni dal presidente Xi Jinping – Scmp).

Tornando allo scontro sul 5G – e soprattutto allo sforzo americano di convincere i propri alleati a non appoggiarsi a Huawei per lo sviluppo di reti mobili di nuova generazione con la motivazione che sarebbero un rischio per la sicurezza, dato il rapporto fra aziende cinesi e governo – ci sono alcune novità. In Gran Bretagna il primo ministro Boris Johnson starebbe spingendo per avere un piano che preveda la riduzione a zero del coinvolgimento di Huawei nell’infrastruttura 5G UK per il 2023, riporta il Telegraph. Di sicuro sappiamo che il governo britannico ha iniziato una nuova valutazione sull’impatto dell’uso di tecnologie Huawei nelle reti 5G. Finora Londra aveva limitato l’utilizzo di tali tecnologie a parti più periferiche e meno sensibili della rete 5G resistendo tuttavia a un “ban” totale come voluto invece dagli alleati di Washington. (BBC)

Quello americano sembra sempre più il tentativo estremo di frenare “la sinizzazione dell’industria digitale mondiale”, per riprendere un’espressione usata da Simone Pieranni, autore del recente Red Mirror. Il nostro futuro si scrive in Cina (Laterza). La Repubblica popolare non solo riesce a influire sulle tendenze globali, ma ha anche la capacità di imporre i propri prodotti sul mercato – spiega infatti Pieranni nel bel saggio citato – mescolando prezzi ultracompetitivi ma anche innovazione tecnologica in alcuni settori specifici. È il caso proprio della videosorveglianza, e ad esempio delle telecamere della cinese Hikvision adottate anche da vari dipartimenti di polizia americani, che sono in grado di identificare i volti di diverse etnie (mentre molti prodotti occidentali hanno una accuratezza inferiore per popolazioni non bianche). Tutto ciò perché la Cina riesce a perfezionare il suo “armamentario sicuritario (…) grazie all’enorme quantità di dati a disposizione”. E ad aree dove mettere a punto le tecnologie, come la regione cinese dello Xinjiang (popolata dagli uiguri) e l’Africa. Questa avanzata sul fronte dei dati e delle tecnologie di AI da parte di Pechino non richiede attenzione solo dal mondo del business, ma anche da quello del lavoro. La condizione dei lavoratori digitali cinesi, schiacciati da meccanismi e ritmi ultraliberisti da un lato, e dal controllo statale dall’altro, dal procedere dell’automazione così come da un’economia dei lavoretti, prefigura un futuro possibile anche qua.
C’è un punto cruciale che emerge a un tratto in Red Mirror. L’adozione di tecnologie di intelligenza artificiale nel vivere quotidiano, l’uso di super app (come WeChat, il coltellino svizzero con cui in Cina si fa letteralmente di tutto e che ovviamente tutto sa dei suoi utenti, come magistralmente spiegato nelle prime pagine dall’autore), la progettazione di smart city elitarie ma sempre basate sulla raccolta a tappeto di dati, hanno un effetto collaterale ben preciso e poco indagato: la ridefinizione del concetto di cittadinanza.
E questa è una lezione cinese che deve essere ben assimilata anche da noi adesso. L’introduzione di tecnologie invasive sul piano delle libertà personali, per quanto liberatorie dal punto di vista della comodità o delle promesse di sicurezza date in cambio (pensiamo alle videocamere con riconoscimento facciale per le strade o all’uso di crediti sociali, un sistema complesso, variegato, parziale, ancora sperimentale e ben spiegato da Pieranni) modificano il peso, il significato e il rapporto di diritti essenziali e consolidati senza che nessuno abbia mai messo mano a una loro revisione costituzionale. È un meccanismo silenzioso e implicito, guidato da spinte economiche, tecno(soluzioniste), e apparati dediti per missione alla sicurezza, che rischia di svincolarsi da un serio dibattito e processo democratico.
A proposito di 5G – Wired Italia fa il punto in modo dettagliato sui Comuni italiani ostili al 5G. Ne avevo scritto nella scorsa newsletter (e grazie come sempre Wired per la citazione).

 

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