#Cannes2016 – “Il mio Tom & Jerry”. Paul Schrader presenta Dog eat Dog

Arriva alla Quinzaine l’adattamento del romanzo di Edward Bunker, con Nicolas Cage e Willelm Dafoe in stato di ebollizione. La reazione di Schrader al massacro produttivo di Dying of the Light

Paul Schrader adatta il romanzo piu’ cupo e disperato di Edward Bunker e lo trasforma in un pastiche che ha ormai buttato giu’ qualunque steccato (“se volete prendere sul serio un film, non e’ questo il caso”, esordisce nel Q&A post-visione), come una sorta di reazione al massacro produttivo operato sul progetto precedente Schrader/Cage, Dying of the Light: Dog eat Dog e’ nato proprio dall’idea di provare a lavorare con Nicolas Cage ad un progetto piu’ fortunato, e di cui potessi possedere il final cut. Ho messo in piedi una troupe di giovanissimi a cui ho detto, il primo giorno di riprese: non abbiamo i soldi per fare questo film come si deve, ma ne abbiamo abbastanza per farlo come ci pare!”

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Anche se finge di aver portato alla Quinzaine poco piu’ di un divertissement impreziosito da un Willem Dafoe in continuo stato di ebollizione, Schrader sembra raccontare sottotraccia un’America armaiola, governata da una violenza istituzionale ben piu’ pericolosa di quella gratuita e stupida dei suoi criminali da strapazzo, reietti perfettamente bunkeriani a cui viene negata qualunque redenzione dalla macchina della rieducazione di stato: “la violenza del film e’ pero’ cartoonesca e irreale, da Tom & Jerry”, ribatte Schrader, il film e’ una decostruzione dei meccanismi e delle regole del crime movie, ogni sequenza e’ stata concepita pensando a rovesciare all’opposto il canone del genere.”

L’autore e’ sulla Croisette a 40 anni precisi dalla Palma d’Oro vinta da Taxi Driver, sua sceneggiatura, e Dog eat Dog riunisce la coppia d’attori Dafoe-Cage vista in un’altra Palma come Cuore Selvaggio di David Lynch: “all’inizio la parte di Mad Dog doveva andare a Nicolas, ma lui era stanco di interpretare sempre lo psicotico schizzato, e quindi il ruolo migliore del film e’ andato a Willem!”
In un’opera stracolma di riferimenti cinefili espliciti, assenti nello script di Matthew Wilder ma aggiunti sul set dal regista insieme agli attori (la clamorosa gag ritornante della somiglianza tra Cage e Bogart), c’e’ spazio anche per l’esordio attoriale di Schrader, nel ruolo del boss malavitoso El Greco.
Finalmente Schrader corona il sogno di tutte le sue troupe, di averlo in scena almeno in un cameo, “ma la parte era stata proposta a gente come Scorsese, Tarantino, Abel Ferrara, Nick Nolte, ad un certo punto Rupert Everett avrebbe dovuto trasformarlo in un gangster transessuale…alla fine io ero l’unico attore che potevamo permetterci per il ruolo!”

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