#Cannes2016 – Ma vie de courgette, di Claude Barras

Colpo di fulmine alla Quinzaine. Arriva senza preavviso. È Ma vie de courgette, film in stop-motion tratto da Autobiographie d’une courgette di Gilles Paris. Un felice diario di iniziazione, uno squarcio su un’infanzia abbandonata di bambini ‘diversi’, ognuno di loro con alle spalle delle difficili situazioni familiari. Ma al tempo stesso un cartoon vivo, solare, che ravviva i piccoli protagonisti attraverso colori accesi, quasi brucianti di passione, dove c’è uno slancio che trascina via con sé. Riprende quasi i pupazzi di Tim Burton, poi li ribalta e li porta in un regno di luce.

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Courgette è un bambino di 9 anni che crede di essere solo al mondo dopo la morte della madre. Viene così portato in una casa famiglia dove ci sono altri bambini oppressi da un piccolo boss, Simon. Dopo le difficoltà iniziali, riesce a fronteggiarlo e a guadagnare la sua fiducia. Ma soprattutto un giorno arriva Camille, una ragazzina di 10 anni. È amore al primo sguardo.

claude barras ma vie de courgetteAlla ricerca della felicità. Dove i bambini fanno gruppo, restano immortalati nelle fotografie, hanno la necessità di conoscere le storie degli altri per essere più complici. C’è una scena in cui Courgette e Camille sono distesi sulla neve e si raccontano le loro storie. Sembrano due adulti in un pounto cruciale della loro vita. In realtà c’è uno sguardo verso il futuro che si avverte come stato emotivo e non come costruzione della scrittura. Questa è l’ennesima magia di Céline Sciamma, che ha scritto la sceneggiatura. Dagli universi adolescenziali di Tomboy e Diamante nero a quelli infantili di Ma vie de courgette. Dietro il trasparente e intenso sguardo di Claude Barras – al suo primo lungometraggio dopo altri corti d’animazione – è la Sciamma il burattinaio nascosto che però non tiene i fili ma prende per mano i personaggi prima di lasciarli andare da soli. Pieno di trovate riuscite (l’acqua in testa gettata al poliziotto da Ahmed, il bambino che ce l’ha con le forze dell’ordine) ha una tristezza di fondo. Sospeso tra Charles Dickens e Inside Out. Con il tabellone del ‘meteo dei bambini’ dove ci sono tutti i propri sentimenti con i simboli delle previsioni metereologiche. Con una malinconia alla quale bisognerà preparare gli spettatori più piccoli. E bisogna fare uno sforzo fisico e mentale per non emozionarsi.