“Milioni di Thierry nel mondo”. La legge del mercato secondo Vincent Lindon

Con oltre un’ora di ritardo (“A Parigi c’era la nebbia, sono arrivato direttamente dall’aeroporto“) l’attore Vincent Lindon sbarca a Roma, al Nuovo Sacher di Nanni Moretti, per presentare La legge del mercato, l’ultimo film di Stephane Brizè. Lindon, vincitore del premio come miglior attore protagonista al Festival di Cannes, racconta subito subito le sue emozioni durante la premiazione:”Ho provato una grande commozione quando ho vinto la palma come miglior attore, il momento della consegna, infatti, è molto toccante. Inoltre è il premio più importante che un interprete possa vincere, ci sono grandissimi attori che non sono riusciti ad ottenerlo, è stato un onore per me. Personalmente, poi, detengo il record di candidature andate a vuoto nella storia dei Cesar e quindi la palma è stato il mio primo riconoscimento. Sono contento sia arrivato adesso, quando non me l’aspettavo. Probabilmente se l’avessi vinto da giovane mi avrebbe montato la testa.

vincent lindon in la legge del mercatoSulla lavorazione del film e sul suo lavoro sul set, l’attore è a briglia sciolta.Con Stephane siamo amici, abbiamo già fatto due film importanti e abbiamo trovato la storia del film insieme. Volevamo realizzare un film piccolo, a bassissimo budget e con attori non professionisti. E’ una storia che parla delle persone che ci circondando. Stephane e io abbiamo rinunciato al nostro compenso per poter dare la paga sindacale a tutti coloro che hanno collaborato. Le riprese sono durate sedici giorni. Il regista voleva puntare sui non professionisti perché erano gli attori che ci potevano regalare quella verità perfetta per la storia. I non professionisti sono gli unici che si lasciano sfuggire quel qualcosa di vero, ad esempio nel linguaggio, che rendono un film cosi forte. Io ho cercato di mettermi alla loro altezza, non atteggiandomi a divo. Nella vita comune non sono uno che cerca il lusso o l’isolamento. Anzi, io spendo il mio tempo a guardare gli altri e a relazionarmi con tutti. E’ importante per me, soprattutto quando lavoro con attori non professionisti, perchè cosi posso essere credibile agli occhi degli altri e creare un rapporto di fiducia con loro. La fiducia è stata fondamentale per la riuscita del film.” Sul suo lavoro d’attore, Lindon rivela di non amare fare prove o prepararsi troppo prima del set: “Ci sono colleghi che, se devono interpretare un poliziotto, passano mesi in un commissariato. Io invece ho il talento di assorbire la gestualità di chi mi circonda e di riproporla nei miei personaggi. Se devo interpretare un addetto alla sicurezza di un supermercato, non devo fare chissà quali ricerche, mi basta ricorrere a tutto quello che ho osservato quando vado a fare la spesa. Sul set arrivavo insieme agli altri attori, leggevamo la scena un paio di volte e incominciavamo le riprese, senza troppi giri di parole. Sono convinto che l’aspetto fondamentale di un’interpretazione sia la gestualità, la postura. Il volto e il corpo devono essere i punti di forza di un attore.

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Vincent Lindon ha chiari anche i motivi del successo di critica de La legge del mercato. “Noi parliamo, purtroppo, di una situazione universale che colpisce tutto il mondo. In Francia, in Italia o negli USA i poveri sono sempre più poveri mentre i ricchi si arricchiscono. Questo film, come molti altri, parlano di storie che ci vedono protagonisti. Thierry sono io e decine di persone che conosco. Ci sono milioni di Thierry nel mondo. Persone che nella difficoltà non si rassegnano e danno prova di grande dignità. La scena di Thierry che decide di lavare l’armadio della cucina è quella che preferisco. Queste opere dovrebbero essere fatte vedere ai nostri ministri per far capire loro com’è il mondo che governano. Purtroppo noi abbiamo politici che non sanno nulla del mondo che li circonda“. Alla luce di ciò, non resta che chiedere a Lindon se il cinema, nel 2015, ha ancora il potere di cambiare le persone.Parafrasando una risposta di mio padre vi dico: Se un film ha cambiato anche solo una persona, allora è giusto che quel film sia stato realizzato. Io credo che l’arte abbia il potere di alleviare le sofferenze delle persone e abbia la responsabilità di educarle. Se facessimo vedere ai ragazzi, invece della merda che passa in tv, i grandi film di Vidor, Lubitsch o Visconti sarebbero più pronti ad affrontare la vita. E’ un problema di educazione nazionale e voglio credere che il Cinema possa contribuire per il meglio a trovare soluzioni”.