CINEMASIA – Corea del Sud: passato e passioni

I nuovi film di Park Heung-sik (Love, Lies) e Kwak Jae-yong (Time Renegades) intrecciano ricostruzione del passato, melodramma e tensioni – fino all’eccesso. Rubrica a cura di www.asiaexpress.it

La storia coreana del Novecento è costellata di eventi drammatici che hanno sconvolto l’intera popolazione, dall’occupazione giapponese alla Guerra di Corea fino alle conseguenti dittature, totalitarie o meno, ai due estremi del paese. Il peso della memoria e il suo portato è un elemento necessario anche al cinema, che ha continuato a riflettere su questi temi per decenni. Di recente, molti film hanno messo in relazione i fatti della storia con il presente, o un suo possibile sviluppo, come in 2009 Lost Memories (Lee Si-myeong, 2001), o hanno semplicemente fatto scomparire i confini tra ieri e oggi, come in Il mare (Lee Hyeon-seong, 2000). I nuovi film di Park Heung-sik e Kwak Jae-yong si inseriscono, da prospettive diverse, in questo filone: il primo, con Love, Lies, racconta di un triangolo amoroso negli ultimi anni dell’occupazione giapponese che ha strascichi anche oggi; il secondo, con Time Renegades, mette in comunicazione un insegnante del 1983 con un detective del 2015 per far loro risolvere il caso di un serial killer.

love, lies

Dopo lo squilibrato film storico Memories of the Sword (2015), Park Heung-sik torna alle atmosfere mélo degli esordi, dal vivace I Wish I Had a Wife (2001) al più altalenante My Mother, the Mermaid (2004), per seguire le vicende di due gisaeng, artiste allevate fin da bambine per allietare i ricchi con musica e canzoni, che si trovano loro malgrado a contendersi le attenzioni di un giovane compositore. Love, Lies si apre su una ruspa in un cantiere che dissotterra casualmente un disco ormai dimenticato di canzoni pop del periodo dell’occupazione. Tramite un lungo flashback, che si dispiega fino al finale, in cui si torna al presente, viene illustrata la genesi dell’LP e i terribili segreti che nasconde. So-yool e Yeon-hee si conoscono fin da bambine, da quando per motivi diversi frequentano una scuola per diventare gisaeng. Crescendo, So-yool conosce Yoon-woo, che si rivela essere un compositore quotato che vorrebbe scrivere per lei la canzone popolare perfetta, in grado di rincuorare i tanti coreani oppressi dal regime giapponese. È però la voce di Yeon-hee a colpire infine il compositore, che decide così di produrre l’amica della compagna. A parole Yoon-hoo continua a professare amore per So-yool; il tempo però inevitabilmente lo porta a innamorarsi di Yeon-hee. Ferita e disperata, So-yool cede allora alle avance di uno dei militari più in vista dell’esercito giapponese e lo manipola perché distrugga le aspettative di successo della neo coppia. L’ingranaggio che mette in moto ha però denti metallici più acuminati del previsto.

love, lies Park Heung-sikPark Heung-sik esaspera i sentimenti fino al parossismo, nel tentativo di tenere in piedi un intreccio melodrammatico d’altri tempi. Le reazioni sincopate di So-yool sono sempre sull’orlo dell’isteria, ma la tensione continua tra lei e Yeon-hee è in grado di sorreggere la struttura narrativa, mentre il personaggio di Yoon-hoo rimane spesso in disparte. Le ricostruzioni storiche sono imponenti, con costumi e scenografie dettagliate, mentre il tentativo di ravvivare l’interesse verso la figura ormai dimenticata della gisaeng, donna-artista ai margini della scala sociale, mai completamente accettata dalla società, per cui spesso si trasformava solo in una sofisticata prostituta, è solo parzialmente riuscito. La vita da gisaeng delle due protagoniste rimane infatti solo un contorno indistinto, relegato allo sfondo. Centrale è invece l’invidia di So-yool, che la divora dall’interno, fino alle conseguenze estreme. Nessun dispositivo del repertorio romantico è risparmiato, dalle scene madri sotto la pioggia battente fino all’irruzione di colonna sonora a pieno volume, eppure Love, Lies conserva un suo senso profondo nel modo sottile in cui collega il colonialismo giapponese, la potenza della musica popolare e il deprezzamento delle donne, costrette a trasformarsi in soli corpi vuoti oggetto di desiderio per poter influire sul mondo circostante. La sequenze finale, con la risoluzione nel presente, pur ridondante in alcuni punti, conserva uno sguardo amaro che riesce a quadrare il cerchio e rinnovare il senso di perdita nella relazione tra le due protagoniste.

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time renegades Kwak Jae-yongTime Renegades è più esplicito nel mettere in relazione passato e presente, ma lo fa senza prendere di petto periodi storici delicati (a parte alcuni lontani riferimenti agli insabbiamenti continui dei problemi nella Corea pre-olimpica degli anni Ottanta). Al fondo si tratta di un thriller procedurale, in cui il legame tra due personaggi separati da trent’anni di storia è strumentale alla risoluzione del caso, con tanto di mutamenti in corso d’opera del presente ed eventuali paradossi temporali. Kwak Jae-yong si allontana solo apparentemente dal territorio a lui congeniale della commedia romantica con protagonista femminile atipico, portato al successo con My Sassy Girl (2001) e reiterato ad esempo in Windstruck (2004) e Cyborg She (2008): il contesto poliziesco però è solo un pretesto per moltiplicare il portato melodrammatico, in cui un uomo nel passato e uno nel presente lottano per evitare il compimento di un destino che tra i tanti morti prevede anche l’annichilimento di una donna e della sua apparente reincarnazione, di cui i due sono innamorati. Il motivo per cui i due uomini vedono connettersi i rispettivi sogni, facendo sì che l’uno possa vedere il presente dell’altro, non è approfondito, è un semplice dispositivo narrativo dato per scontato. L’interesse è tutto verso il complicarsi di sospetti e motivazioni che continuano a far slittare movente e identità del colpevole. La relazione di rimandi è anzi talmente fitta, con una buona dose di personaggi secondari e ancillari, che c’è il rischio di perdersi.

Kwak Jae-yong Time RenegadesAl fondo comunque Time Renegades rimane un racconto romantico sul desiderio di cambiare il futuro per proteggere i propri cari, mettendo in luce i sentimenti più basilari nelle relazioni di coppia. Il salto tra due realtà temporali, che Kwak Jae-yong aveva già in qualche modo esplorato in Classic (2003), è così lo strumento di una lotta contro il destino che appare a tratti sovrumana – salvo un finale in qualche modo redentore. C’è da riconoscere a Kwak Jae-yong una certa maestria a livello visivo, già evidente nel montaggio alternato iniziale tra due scene molto simili ambientate rispettivamente l’ultimo dell’anno del 1982 e del 2014. I livelli produttivi rimangono sempre molto alti, come ha abituato l’industria cinematografica coreana per le produzioni a budget più alto, con un lavoro particolarmente curato nella differenziazione cromatica dei due periodi. Peccato solo che le troppe svolte e sorprese, affastellate in vista della fine, riducano l’impatto emotivo della storia e anestetizzino i sentimenti dispiegati.

Da prospettive diverse, Love, Lies e Time Renegades continuano la dissezione delle influenze e conseguenze del passato sul presente che il cinema coreano sta da tempo sistematicamente portando avanti. E se anche la propensione per una retorica dei sentimenti esasperata finisce col nuocere a entrambi i film, rimangono esempi di un cinema commerciale di cassetta che non si ritrae di fronte a una scrittura complessa del reale.

Rubrica a cura di www.asiaexpress.it

TRAILER LOVE, LIES

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TRAILER TIME RENEGADES

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