Festival di Cannes, oltre all’estate c’è l’autunno?

Cannes 74: Frémaux vuole un festival senza mascherine rigorosamente in presenza, ammettendo «se necessario», la possibilità di un ulteriore posticipo. Tanti i dubbi sulle sorti della manifestazione

Dopo aver metabolizzato con difficoltà l’esperienza della passata edizione saltata, il 27 gennaio, con un messaggio conciso su Twitter, l’équipe ufficiale del Festival di Cannes ha annunciato nuove date per la manifestazione giunta al suo 74° anno, nel tentativo di svolgere serenamente il festival lasciandosi alle spalle l’emergenza pandemica: avrà luogo da martedì 6 a sabato 17 luglio 2021, anziché nel consueto periodo di fine maggio. È chiaro ormai che Thierry Frémaux e la sua squadra sono ostinati a perseguire la «linea dura e pura», ovvero quella del festival classico in presenza, anche davanti alle metamorfosi di altre manifestazioni altrettanto prestigiose che si sono ingegnate per ideare formule diverse, da quella totalmente on line, fruibili a distanza, a quelle iper contingentate o ibride come il Festival di Venezia o quello, imminente, di Berlino (che prevede una prima parte accessibile per via digitale ai sales i primi di marzo ed una seconda dal vivo per il pubblico berlinese in estate), o il DocLisboa (con varie proiezioni spalmate nel corso dei mesi), per citarne solo alcune. Il Covid19 ha costretto ad un ripensamento o quantomeno ad una riflessione necessaria sul presente e sul futuro delle rassegne cinematografiche che lo storico festival francese non ha voluto cogliere, restando saldi sul proprio radicale punto di vista che non ammette deroghe. Già nei mesi passati, su Inrocks prima e poi su AlloCiné, il delegato generale, simbolo della Croisette, aveva infatti ribadito a più riprese che «il Festival di Cannes è uno spettacolo dal vivo. Un festival è per sua natura uno spettacolo dal vivo. Per noi una sua versione virtuale non è mai stata un’opzione e mai lo sarà».

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E se le date scelte dall’organizzazione sembrano essere avvalorate ulteriormente dal fatto che proprio oggi la stampa ha iniziato a ricevere le comunicazioni ufficiali in merito agli accrediti, con tanto di deadline (il 26 aprile), non mancano dubbi e preoccupazioni: il monitoraggio della virulenza del Coronavirus in Europa continua ad avere un andamento altalenante con preoccupanti picchi, soprattutto per via della rapida diffusione delle varianti, e lo scenario delle affollate spiagge della Costa Azzurra in estate potrebbe non essere il migliore in cui accogliere i giornalisti, per non parlare delle sale chiuse del Palais! Eppure Frémaux e i suoi fedeli resistono e insistono per avere un festival «senza controlli né mascherine» nell’intento di non rovinare l’atmosfera festivaliera ma anche per evitare un dispendio eccessivo di energia e denaro. Anzi, «Monsieur Cannes», così lo chiamano, dalle pagine di Libération rilancia: nel corso di un’intervista-ritratto a lui dedicata in occasione della pubblicazione del suo libro in uscita, Judoka, ha avanzato un’ulteriore ipotesi, la possibilità di posticipare il festival ancora di qualche mese, «se necessario».

Poche o nulle le certezze mentre le incertezze e gli interrogativi sono tanti, e d’altronde l’anno appena trascorso ci ha insegnato a non tirare mai le somme in anticipo. E allora vien da chiedersi, è davvero possibile dar credito alle comunicazioni ufficiali e figurarsi una versione estiva del festival, fatta di soirées e drink sulla spiaggia, senza mascherine né l’ombra della pandemia, o all’estate seguirà l’autunno?

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