FESTIVAL DI ROMA 2012 – "Animals", di Marçal Forés (Alice nella città)

Animals
Audace e riuscita opera prima del regista catalano Marçal Forés, che esplora delicatamente l'intimità del diciassettenne Pol, la sua faticosa ricerca interiore ed il tentativo di conformarsi ai suoi coetanei. Anche se le atmosfere ricordano fortemente Donnie Darko e l'orsetto di peluche parlante il recente Ted, il film è dotato di un'anima tutta propria

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Pol ha diciassette anni, parla poco e suona la chitarra: non in un gruppo musicale ma nella sua stanza. Molto di ciò che vive, come ogni adolescente tormentato che si rispetti, accade proprio nella sua cameretta. Non basta: il suo migliore amico è Deerhoof, un orso di peluche che, solo con lui, parla inglese e suona la batteria. Potrebbe sembrare la trama di un film per bambini e invece no, Animals, opera prima dello spagnolo Marçal Forés è un film sull'adolescenza sì ma con il bollino rosso. La pellicola racconta il momento in cui Pol decide di uscire dal proprio guscio e cerca di accogliere gli stimoli esterni, rifiutando l'amicizia dell'orsetto immaginario e assecondando il rapporto con Ikari, nuovo e misterioso compagno di classe che lo condurrà nelle zone più torbide della propria anima. A diciassette anni è difficile capire chi si è, si lotta quotidianamente alla ricerca di una qualche identità che ci renda interessanti, speciali, ci si ribella quando qualcuno tenta di spiegarci cosa dovremmo diventare. È tutto un gran casino a diciassette anni. Si ama da morire, si soffre da morire, si muore da morire, se non si sale sul treno giusto. Si muore. Questo film parla anche e soprattutto di morte, a pensarci bene di apocalisse proprio, se consideriamo che apocalisse significa letteralmente rivelazione. Pol cerca di capire. Ribellandosi agli altri e a se stesso, cercando sulla propria pelle le risposte ai quesiti più inquietanti, quelli che popolano i sogni di un adolescente. È giusto avere un amico immaginario neanche in carne ed ossa ma di peluche? Si può provare attrazione al tempo stesso per un uomo e per una donna? Il sangue fa così paura o è solo qualcosa che è bello vedere scorrere anche fuori dalle vene? Da che parte del fiume si trova la verità? Quella dove poggio i miei piedi o l'altra, dove ci sono le persone che mi vogliono bene, che mi dicono che sono in pericolo? Il pericolo mi avvicina alla morte allora forse è il caso di scappare. Ma se mi avvicino veramente potrò capire bene di cosa si tratta. Rimbaud diceva che non si può essere seri a diciassette anni. È vero. A dieciassette anni non sai nemmeno chi sei. Ma è forse vietato soffrire con incoscienza? Nell'incoscienza si raggiungono gli stati di consapevolezza più puri, e, inevitabilmente, si ha meno timore di morire.  Devi smettere di avere paura dice Ikari a Pol mentre ci gli infligge una ferita sul braccio e, in effetti, dopo quel taglio, lui smetterà di avere paura. Il regista affida ad un personaggio oscuro e perverso, quello di Ikari appunto, il ruolo di guida, una guida al contrario, che non conduce verso la luce ma verso l'oscurità, dato che è proprio quell'aspetto che il protagonista ha necessità di esplorare. Non esiste un percorso giusto, una pozione anti-inquietudine, si può provare a venirne a capo, in qualche modo, ma ci sono persone che avranno sempre la necessità di parlare con un orsetto di peluche e, forse, non è poi così male.

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