FESTIVAL DI ROMA 2013 – Incontro con Antonio Morabito e Claudio Santamaria per Il venditore di medicine

SantamariaDopo Dallas Buyers Club, la medicina e le case farmaceutiche tornanano alla ribalta al Festival di Roma. Stamattina, infatti, è stato presentato fuori concorso Il venditore di medicine, opera prima di finzione del documentarista Antonio Morabito, film di denuncia sulla corruzione del mondo farmaceutico. A presentare il film, oltre al regista, anche il cast, dove spicca Claudio Santamaria, protagonista assoluto della pellicola

Il film non è solo un' opera di denuncia ma anche il ritratto di una disperazione…

Antonio Morabito:
Assolutamente. Stiamo parlando di una persona che, in questo sistema corrotto, è sia vittima che carnefice, rimanendo vittima di questo ingranaggio. Volevo far vedere che il problema della corruzione farmaceutica non è solo legato al terzo mondo, a terre lontane, ma è vicinissimo a noi. Parliamo dei nostri medici di fiducia, dei dottori di famiglia. Tutti siamo coinvolti.

Da dove nasce l'esigenza di questo racconto?

Antonio Morabito:
Nasce da un'esigenza personale. Anni fa, mio padre è stato colpito da una malattia rarissima e io mi sono messo alla ricerca di una medicina che l'Fda non permetteva di commerciare. Io vengo da una famiglia di generazioni di medici, a casa nostra la malattia vista in modo raggionevole, quasi etico. Di fronte a quest situazione ho provato a interessarmi a diversi aspetti come la creazione di un farmaco. Mi si è aperto un mondo. La corruzione non è materia di poche mele marce ma di un intero sistema.

Claudio,tu hai a che fare con un personaggio particolare…

Claudio Santamaria:
 Si, il film è visto attraverso gli occhi di Bruno, l'ultima ruota del carro. Il mio ruolo non è solo il simbolo della categoria "informatore sanitario" ma di un'intera classe di uomini rampanti con la valigietta, disposti a tutto per il successo. Il film funziona proprio perchè Bruno è sia carnefice che vittima, costretto a drograrsi per mantenere ritmi altissime e a distruggere tutto ciò che ama.

Dato l'argomento scomodo, avete avuto ostacoli durante le riprese?

Antonio Morabito:
Non sono mancate lettere piene di insulti, anche molto creativi. Informatori e medici si sono detti indignati, affermando che noi li stessimo trattando come capri espiatori. E' interessante sapere che durante la conferenza stampa di Bari, il direttore sanitario dell'ospedale che avevamo scelto come set ci ha revocato il permesso all'ultimo minuto. Anche tre medici ci hanno negato all'improvviso la possibilità di girare nei loro studi privati. Abbiamo scoperto che questi dottori lavorano alle dipendenza di quel direttore, ma questa sicuramente è una coincidenza.

Ma questa situazione di comparaggio non è forse anacronistica? E' ancora cosi il rapporto medico di base-rappresentante?

Antonio Morabito: 
E' una situazione attualissima. Quello dell'anacronismo è il cavallo di battaglia delle associazioni di settore, ma ancora adesso assistiamo a episodi, non rari, di corruzione, regali, ricette finte, farmaci buttati, pazienti immaginari e molto altro. Se non ci credete vi faccio vedere i dati. E' vero che negli anni novanta era una giungla, ma anche siamo ancora. Il terrorismo psicologico fatto sull'uso del generico è l'esempio di come le associazioni tengono a mantenere questo status quo.

Nei giorni scorsi, qui al Festival, Jerad Leto ha elogiato la sanità italiana. Ti sorprende?

Antonio Morabito:
No, perchè la nostra sanità ha un potenziale immenso, con un sistema prevvidenziale unico in europa. E' proprio vederlo in questo stato che fa arrabbiare.

Una battuta sul caso-Stamina. Cosa ne pensa?

Antonio Morabito:
Sinceramente non riesco proprio a capire perchè lo Stato voglia fermare la ricerca.

Quanto ti sei auto-censurato durante la scrittura del film?

Antonio Morabito:
Siamo venuti a conoscenza di moltissimi casi assurdi. Il produttore, infatti, voleva esagerare e metterli tutti. Io ho pensato fosse narrativamente più efficace rimanere sul personaggio e sulla sua tragedia personale. Io ho amato molto The Constant gardener. Il film mostra una situazione al limite di una realtà lontana come l'Africa. Io, come ho detto, volevo mostrare la situazione di casa nostra, del nostro fidato dottore di famiglia. Questo risultato poteva essere ottenuto solo stando appiccicato come un'ombra al personaggio di Bruno. Questo ha portato a fare delle scelte precise.