#Gomorra3: aspettando il ritorno di Scianel

Dalla comparsa nel 2014, Gomorra, serial italiano targato Sky, ha fatto incetta tanto di proseliti quanto di elogi. Fra i prodotti di punta dell’emittente, ha raggiunto quota tre stagioni, l’ultima in onda dal 17 novembre. Basata sull’omonimo romanzo di Roberto Saviano, anche autore di alcuni soggetti, la serie cerca l’affondo nella fortezza malavitosa di Napoli e nella pluralità dei suoi feudi. Ora con atmosfere alla stregua del documentarismo, poi con finzioni più elaborate, come nella seconda stagione, Gomorra riflette, nei limiti del possibile, un cambiamento significativo nella produzione italiana. E si fortifica grazie alla sua abilità nello specchiare caratteristiche esistenti nei giochi di potere degl’organismi “parastatali”. In attesa dell’intero Corpus numero tre, torniamo al personaggio di certo più rivoluzionario dello scorso appuntamento; un anello di congiunzione tra stilemi di passate cinematografie, seriali e non, così come di realtà, e un cambiamento, di questi ambiti, che una serie come Gomorra non poteva dimenticare.

La pantera è bellissima, ma non conta un cazzo, tra le iene, invece, sono le femmine a comandare“. Nel panorama della seconda stagione, la regista Francesca Comencini con l’episodio “Profumo di iena” ci ha introdotti ad un personaggio del tutto unico. Annalisa Magliocca, interpretata da Cristina Donadio, si abbatte sulla sospensione di realtà dello spettatore, addenta lentamente tutti noi, vittime di un archetipo giunto all’esalazione, per sputarci là dove, e più lontano, la stagione passata eraclipboard01 riuscita. Con la sparizione di Donna Imma, moglie del boss Pietro Savastano, le speranze circa una dark lady camorristica parevano infrante, risucchiate, come giusto, dal termine di un personaggio più madre, moglie, spalla, all’occorrenza leader ma in tal caso perturbante visti certi tratti radicalmente familiari. Donna Annalisa, dal canto suo, ha spianato il sentiero. Sembra in parte condividere il binomio grandezza/sventura con il protagonista del romanzo Profumo (un uomo in grado di riconoscere senza sforzo odori di qualsiasi genere, oscurato dal suo stesso appetito di gigantismo). La madre di Annalisa, infatti, possedeva una profumeria e lei, non a caso soprannominata Scianel, si vanta di riconoscere l’essenza di ciascuno, spogliandolo facilmente del suo camuffamento per giungere al primario: la radice di chi le si trova innanzi. “Tu puzzi già di morte“, infatti, è la frase quasi sussurrata al ladro della sua vincita a poker. Lei può stanare la preda, denudarla della sua probabile doppia faccia e rieducarla al suo personalissimo piacere o incombenza.

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Chiunque sia vissuto nel partenopeo sa che è praticamente impossibile che una donna detenga una piazza o che si comporti da pari degl’uomini. Come da sopra, la presenza di Donna Imma è stata solo un lampo, e tuttavia conforme all’assetto di una prima stagione= “Benvenuti nella terra di Dio, il nostro”, giustamente preoccupata di introdurre il fenomeno nei suoi pilastri generativi. A Napoli si parla spesso di baby gang, causa di maxi arresti o latitanza di ex boss, e non a caso il penultimo libro di Saviano, La paranza dei bambini, precipita nel caos di tale realtà. Il popolo di Secondigliano, estremo paradosso, avverte nostalgia dei tempi andati, anni in cui “gli anziani” mantenevano un codice, ora Schermata 2016-12-03 alle 10.33.45-U200433593701C0E--673x320@IlSecoloXIXWEBdimenticato da quindicenni su motorini Liberty sempre con il ferro, la pistola, impugnato. Quindicenni che arguiscono il peso di una formazione a chiazze, veloce, imprevedibile e scriteriata; l’incoscienza e il caos della scodifica, della falla che contagia il Sistema. Con la seconda ondata, apocalittica nelle sue guerre fratricide e, soprattutto, nella dubbia identità del capo/i, un personaggio come Scianel può e deve inserirsi a pieno diritto; un personaggio Chiave del mutamento, tanto quanto le baby gang, ancora relegate, perlomeno nella fiction, a simulacri di esseri maggiori. Incarna e possiede, come se le due sfere fossero inscindibili, caratteristiche di revisione e riassetto di contenuti, agite, più importante, nella messa in ridicolo e nel rovesciamento della donna “sistemica” passiva, o nelle sfere scrittorie più indulgenti: passivo-aggressiva.

Taglio biondo scalato, iridi chiare, mascella quadrata, altezza media, tatuaggi, abiti21909606_2020038448225955_8447549438225809408_n barocchi stile teatro borbonico, Scianel è una femmina, come si usa nel dialetto napoletano, di certo attraente, ma poco importa; un’età indefinibie e un retaggio del tutto straordinario. Figlia della Camorra, dunque del Sistema, come viene definito, eredita la piazza di spaccio del fratello Zecchinetta, trucidato nella prima stagione dalla mano metaforica del boss Pietro. Fin dagl’albori un personaggio inflessibile, ruvido, dai tratti facciali androgini, che la supportano nell’incutere continuo timore non solo fra i congiunti, ma pure fra quelli, tutti uomini, con i quali tratta per proteggere l’Alleanza: coacervo di malavitosi che cercano di tenere le redini di un assetto in scatafascio dopo la sparizione di Don Pietro.

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Dedita allo shopping, al poker “serio” e all’inseparabile sigaretta che pare appartenere al suo corpo come una proboscide. Scianel è sazia soltanto quando i conti vengono saldati: è di fatti infuriata in una pacatezza quasi elettrica quando Ciro, suo compagno nell’Alleanza, le sottrae l’uomo che lei ha castigato facendolo ardere vivo sull’asfalto. E’ un personaggio teatrale negli atteggiamenti, perentorio nelle asserzioni, connesso sempre a quanto i sensi, in particolare l’olfatto, come ricordiamo, rintracciano attorno a lei. Una iena, appellativo che si autoaffibia, in quanto tra le iene sono proprio i componenti femmina a guidare il branco. Un Alfa, in tutto e per tutto. Siamo abituati ad una donna, sicuramente lavoratrice, scianel_vibratore_oro_canzone_jpg_363x200_crop_q85ambiziosa e quant’altro, ma quasi sempre in attesa di un appagamento sessuale o perlopiù sentimentale. Scianel declina gentilmente l’invito al sesso e al sentimento, quest’ultimo donato solo al figlio Raffaele, preferendo regalarci un perfetto siparietto del suo istinto animale: oltre alle uccisioni cui assiste integerrima, un favoloso show in cui impugna come microfono un vibratore alato e dorato sulle note di “Nun ‘so ‘na bambola“, di Cinzia Oscar. Donna Annalisa non vuole e non può permettersi un’esistenza relegata su uno scaffale, magari talvolta mossa perché il legno necessita una spolverata. Per quanto ami rimanere nel Sistema, è donna, femmina che non si spezza e non chiede all’uomo di provvedere al suo sostentamento, non lascia il lavoro sporco ad un coniuge inesistente, lei stessa si immerge nelle coltri boschive ed è a suo agio nella penombra o nell’oscurità più fitta dove solo il barlume del tabacco in fiamme è abbastanza per infonderle calore e luce, in attesa che Raffaele torni a casa.

Il figlio Raffaele “riposa” nelle carceri da sette anni. Scianel campa per la sua prole, tiene43776_pirozzi la seduta calda e le porte spalancate per il ritorno del suo maschio, l’unico che può rubarle l’occhio di bue. La devozione per il figlio è inversamente proporzionale alla di lui moglie, Marinella. Da sette anni, per l’appunto, Donna Annalisa ha segregato la giovane nell’appartamento accanto al suo, all’ultimo piano di uno stabile di Secondigliano. Marinella è disinnamorata del marito camorrista e legata in una relazione clandestina con l’autista di Scianel, unico orizzonte sereno in un cosmo di distruzione. Purtroppo, nello scoprire la liaison adulterina, Annalisa fa sparare l’autista proprio sul fallo colpevole e infesta la mente e il corpo di Marinella, accompagnata dagli insulti, gli attacchi, i demoniaci abusi di tutte le donne che abitano il loro palazzo, perché nessuno può violare la mascolinità di Raffaele, ma soprattutto la stabilità del potere di Donna Annalisa.

Nel film Animal Kingdom (pellicola del 2010 che tratta la vita criminale di una famiglia di Melbourne) il personaggio di Janine, Jackie Weaver, sembrerebbe la controparte australe di Scianel, eppure c’è una differenza abissale. Janine spalanca le ali del suo amore incondizionato per i figli e il nuovo arrivato, il nipote con alle spalle una madre, nonché sua figlia, defunta per overdose di eroina. Lei partecipa alle attività illegali, tuttavia resta in sordina poiché appartiene ancora a quella “ruralità” mafiosa, che non gradisce il gentil sesso sul campo. Scianel è madre bestiale, dunque incapace di raziocino di fronte all’incolumità della prole, ma riversa la sua animalità più estrema sulla strada, che è il suo regno principe, il luogo in cui si manifesta il suo vero io.

DSC_8427L’attaccamento famigliare non è però da sottovalutare. Scianel pare trovarsi a suo agio nei panni di castigatrice/carceriera pur di compattare l’onore di Raffaele. Marinella si consuma lentamente in quella prigione arazzata, sempre in compagnia di una donna che fin dal loro primo incontro le ha manifestato un certo disprezzo. Donna Annalisa come la Suor Jude di American Horror Story: Asylum (seconda stagione di una serie-mappa dell’American Gothic) prova un certo piacere nell’assoggettare, in particolare una vittima tanto vulnerabile quanto la moglie del figlio. Suor Jude, a capo di un sanatorio, si mostra spesso soddisfatta di mantenere la sua “disciplina”, di sferzare le carni di quelli che non si piegano ad una mano guidata dal divino. Annalisa, pur amando tali gesti, è lei stessa una sorta di divinità femminea, la quale non segue ortodossie e canoni sorpassati. Lei crede nei vangeli della sua personale etica: proteggere un figlio, ma buttare giù come birilli i non meritevoli del profumo marca Scianel.