Goodbye, Friend/Hello, Elliot: il viaggio di Mr Robot giunge al termine

Dopo 4 stagioni Mr Robot è giunto alla sua conclusione con un finale speciale andato in onda in Italia lo scorso 31 dicembre. Con due puntate di chiusura, la serie ideata da Sam Esmail raggiunge il termine della sua storia rivelando tutte le tracce nascoste sparse nelle scorse stagioni: niente è lasciato al caso. Ogni cosa viene finalmente chiarita e spiegata, in un gioco con lo spettatore presente sin dal primo episodio della stagione 1 (eps1.0_hellofriend.mov ), quando Elliot si rivolge direttamente al pubblico guardando in macchina e chiamandolo “amico”.

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Questo gioco con lo spettatore è, forse, uno degli aspetti più accattivanti della serie, perché ci permette di immedesimarci e legarci a ciò che accade nonostante il linguaggio tecnico, presente perfino nei titoli, e la dimensione sempre più ‘sopra di noi’ delle forze coinvolte di stagione in stagione.

A primo impatto la serie sembra parlare di tecnologia e lotta alla società costituita: il giovane tecnico informatico Elliot Alderson (Rami Malek) viene contattato dalla F Society, un gruppo di attivisti hacker, per annientare il più grande conglomerato societario esistente, la E Corp, soprannominata Evil Corp, che con la sua supremazia in tutti i campi, dal cibo alla tecnologia, passando per banche e assistenza sanitaria, sembra incarnare il male assoluto che sta deteriorando e condizionando la società. Ma basta vedere un paio di episodi per rendersi conto che i livelli della storia sono molteplici e vanno a scavare a fondo nella psicologia e nel nostro modo di vedere la realtà.
Elliot è solitario, schivo, indossa sempre una felpa nera, con la quale sembra volersi nascondere e isolare dal resto del mondo ogni volta che tira su il cappuccio, come se indossasse un mantello dell’invisibilità. Soffre di ansia sociale e per combatterla analizza tutte le persone con cui entra in contatto nell’unico modo che lo fa sentire sicuro e imbattibile: da dietro la tastiera di un computer, hackerando i loro dati e conservandoli su dei cd etichettati per apparire come semplici album musicali. Ma Elliot è anche un vigilante: non ha remore a usare le informazioni che trova contro chi si rivela essere coinvolto in traffici illeciti, particolarmente verso chi fa uso o diffonde pedo-pornografia, e consegnarlo alla giustizia con una soffiata anonima.
Ma un hacker così bravo a trovare ciò che si vuole nascondere è altrettanto bravo a nascondere ciò che lui non vuole sapere, e Elliot Alderson è un hacker maledettamente bravo, ‘il migliore’.
Così, parallelamente a intrighi internazionali, sabotaggio di società, evasioni , omicidi, indagini dell’FBI, crolli della borsa internazionale e spietate società segrete di hacker armati di pistola, il pubblico assiste a un’altra storia, un’altra indagine, quella psicologica all’interno della mente del protagonista.
Sono le tracce nascoste sotto innumerevoli sovrascritture e cancellazioni nella memoria del processore all’interno della testa di Elliot le chiavi per non perdersi e trovare il senso di ciò che accade o è già accaduto.
In questo capitolo finale Sam Esmail ha scelto di gestire totalmente la regia (aveva diretto e scritto solo alcuni episodi delle stagioni precedenti), nel tentativo di portare la resa visiva e drammatica della serie a livelli degni del grande schermo. Infatti, non solo ha saputo tenere le redini di tutti i personaggi secondari che ruotano intorno al fulcro del protagonista, ma lo ha fatto creando delle immagini e degli snodi narrativi sorprendenti e inaspettati per una serie televisiva.

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Dopo tre stagioni in cui Mr Robot ci ha abituati a dubitare di tutto quello che vediamo sullo schermo e ad aspettarci una svolta con l’avvicinarsi degli episodi finali, quando tutto sembra essere quasi risolto, per poi farci ricordare quel piccolo particolare che avevamo notato e poi dimenticato e che stona terribilmente nel quadro generale, le aspettative per questa quarta stagione erano a dir poco alte.
E così il regista sembra volerci fare un regalo, rendendo meno traumatiche le rivelazioni più sconvolgenti confezionando un episodio catartico, suddiviso nei 5 atti della tragedia greca che fanno avvicinare Elliot, e di conseguenza noi, che siamo ‘l’amico’ nella sua mente, per gradi, lentamente alla verità. Ma si sa che quando si nasconde una verità davvero a fondo, è necessario coprirla con più strati di bugie perché non riaffiori, ed ecco che una carta scopre l’altra facendoci rivedere tutto dall’inizio sotto una nuova luce. Siamo così sconvolti, noi sul nostro divano ed Elliot sullo schermo, che quasi ci dimentichiamo entrambi che c’è una fase tre in atto e un nemico, Whiterose, da fermare e che il tempo a disposizione per farlo sta per scadere.
Ma arrivati a questo punto un’altra cosa che sappiamo noi spettatori è che mancano ancora 6 episodi su 13 alla fine e che sarà la fine di tutto, non della stagione, ma dell’intera serie e può significare solo una cosa: Sam Esmail non ha ancora finito di farci fare salti sulla sedia: sappiamo chi è Mr Robot da tempo, sappiamo chi è Darlene, sappiamo perfino chi è Whiterose, eppure… sappiamo che manca qualcuno, ma siamo sicuri che arriverà in perfetto orario, quando sarà il momento e comunque forse stiamo per salvare il mondo o per morire, quindi possiamo accettare di aspettare proprio fino all’ultimo minuto dell’ultimo episodio per capire e unirci alle parole della canzone in sottofondo: “arigato Mr. Roboto” (Mr. Roboto – Styx),  Goodbye, Friend.
Hello, Elliot.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.9

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
5 (1 voto)