Grazie ragazzi, di Riccardo Milani

Milani al quarto film con Albanese dirige una commedia carceraria sul teatro come opportunità di pacificazione, fornendo un’immagine fin troppo edulcorata e accomodante della detenzione

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Verso la metà degli anni Ottanta, un attore teatrale svedese di nome Jan Jönson decide di mettere in scena Aspettando Godot di Samuel Beckett con una compagnia di cinque detenuti in un carcere di massima sicurezza. Il teatro dell’assurdo beckettiano a confronto con l’assoluta assurdità della prigione. Un mondo libero e poetico trasposto nel silenzio oscuro della gabbia. Lo spettacolo messo in piedi da Jönson raggiunge l’orecchio dello stesso Beckett, che segue il progetto con attenzione dalla sua abitazione parigina. La storia è stata ripresa nel 2005 da un documentario diretto da Michka Saal dal titolo Les prisonniers de Beckett, e ancora nel 2020 da Emmanuel Courcol in Un triomphe. Proprio da quest’ultimo adattamento francese trae ispirazione la sceneggiatura di Grazie ragazzi, scritta a quattro mani da Michele Astori insieme al regista Riccardo Milani.

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Antonio (Antonio Albanese) è un attore teatrale fallito costretto a doppiare film pornografici per pagare le bollette. Frustrato e deluso vive nel suo rumoroso appartamento di periferia, che ricorda molto quello di Elwood dei The Blues Brothers. Non ha alcuno stimolo o prospettiva lavorativa, finché un vecchio collega teatrante (Fabrizio Bentivoglio) non gli propone di tenere un laboratorio di teatro presso la Casa Circondariale di Velletri. Antonio non è convinto, ma a sentir l’amico potrebbe essere un modo per risvegliare in se stesso il sacro fuoco del teatro. L’esperienza si rivela talmente stimolante da decidere di preparare Aspettando Godot e di metterlo in scena presso il teatro dell’amico. “I detenuti sanno cosa vuol dire aspettare, non fanno altro”, dice Antonio per convincere la direttrice del carcere (Sonia Bergamasco) e tutti gli altri dell’importanza di un progetto così ambizioso.

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Il carcere non è il fulcro narrativo di Grazie ragazzi, è solo la cornice, il pretesto per raccontare alcune storie di personaggi marginali della nostra società. Ognuno dei cinque attori protagonisti del Godot diretto da Antonio nasconde una storia difficile, a volte troppo complicata da raccontare. Aziz (Giacomo Ferrara), ad esempio, nasce a Tripoli e arriva in Italia su un gommone sgonfio in braccio alla madre. In carcere c’è finito perché dopo l’ennesimo insulto razzista ha reagito con una coltellata. Diego (Vinicio Marchioni) è il classico boss sbruffone di cui tutti hanno gran timore e a cui la moglie non fa vedere il figlioletto. A tratti sembra di intravedere qualcosa del Freddo di Romanzo criminale – La serie, anch’esso interpretato da Marchioni ma in una chiave molto diversa. Allo stesso modo il Damiano di Andrea Lattanzi riporta alla mente il suo Manuel nel film di Dario Albertini, due personaggi accomunati da una fragilità esistenziale che tendono a mascherare con un atteggiamento arrogante. Tutti i personaggi del film, compreso quello di Albanese, sono in qualche modo degli archetipi che seguono modelli di comportamento ben precisi e strutturati. Quello che funziona è sicuramente la dinamica del gruppo, il coro che si muove come una cosa sola in tutto l’arco del film unito dalla travolgente passione per il teatro. In una scena in particolare, sono proprio le parole di Beckett ad unire questi detenuti separati dalle sbarre e divisi ognuno in una cella diversa. In questo senso la regia di Milani si mette giustamente al servizio della storia e delle storie di cui si fanno testimoni i protagonisti, con semplicità e senza calcare la mano con pietismi di sorta.

Come già detto in precedenza il carcere non è al centro di Grazie ragazzi, ma sarebbe stato comunque interessante vedere qualche momento della giornata di un detenuto, oltre a quelli dedicati alle prove per lo spettacolo; oppure le difficoltà che affronta quotidianamente chi vive in gabbia, con i relativi momenti di sconforto e di rabbia. Tutto resta in superficie e si ferma ad una fotografia di apparente serenità quasi fiabesca, di sicuro più comoda e digeribile per il grande pubblico a cui è destinato il film. Solo nel finale Grazie ragazzi tenta di affrontare la cruda realtà, solo nel momento in cui i detenuti decidono di tradire la fiducia del loro maestro per ricercare con disperazione il più agognato e desiderato dei diritti umani: la libertà.

Regia: Riccardo Milani
Interpreti: Antonio Albanese, Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni, Giacomo Ferrara, Giorgio Montanini, Andrea Lattanzi, Nicola Rignanese
Distribuzione: Vision Distribution
Durata: 117′
Origine: Italia, 2023

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.8
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Il voto dei lettori
3.33 (91 voti)
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