Il busto di Lincoln. “Attacco al Potere – Olympus has fallen”, di Antoine Fuqua

Da che parte si aggiri il cinema di Fuqua, come se non lo si sapesse già, lo capiamo subito dall'incipit di questa nuova massiccia sortita: l'aereo a bordo del quale sorvolano Washington i “terroristi coreani” (un po' come gli indiani di John Ford, va da sé, perciò ci appare decisamente poco interessante spendere anche solo una riga in più sull'etnia dei cattivi di turno…) sembra un vecchio catorcio, un residuato bellico che non fa paura a nessuno, tipo il velivolo arrugginito di Barney Ross, per mettere subito le cose in chiaro. E invece poi risulterà impossibile fermarne il tragitto sino alla Casa Bianca, né con i jet né con i missili: a sorpresa, l'innocua ferraglia nasconde un armamentario invincibile di ultimi ritrovati della tecnologia bellica – l'antiquata corazzata in pensione che sconfigge gli alieni hi-tech nella parte finale di Battleship, certo.
Un cavallo di Troia che setta perfettamente le coordinate della battaglia di Fuqua, qui impegnato probabilmente nel suo film più dichiaratamente old school, ancor più del precedente superbo Brooklyn's Finest: ma un senso del classico continuamente minato dalla consapevolezza di dover combattere per conquistare non una Patria, ma un pubblico (è quasi la stessa cosa, nevvero Sam Raimi?), una nuova generazione di spettatori che non scambi Olympus has fallen per un videogame (vedi il leggendario Homefront di Milius) o per il pilot tv della versione action di West Wing, e lo riconosca invece per l'unica (piccola?) anima che ha – quella del cinema puro, senza compromessi. Messo in scena da Fuqua col solito magistrale senso dell'azione, del ritmo, il respiro possente dell'inquadratura: basterà?

E' evidente a chiunque si sia un po' trastullato con i giochetti metalinguistici, e non abbia voglia di perdere tempo invece a indignarsi per un immaginario imperialista che semmai fa di Olympus has fallen un grande kolossal storico alla Cecil B De Mille, che la vera lotta per la liberazione nel film si gioca per la paternità effettiva del “candelotto”, il figlio del Presidente, e la portano avanti Gerard Butler versus Aaron Eckhart. Da una parte il giovanile e atletico inquilino della Casa Bianca che non riesce a recuperare un rapporto con il pargoletto bambino, dall'altra l'ex guardia del corpo, infallibile e letale come si conviene, vero eroe e modello dell'infanzia del bimbo: il delfino presidenziale si nasconde tra gli incavi nei muri del palazzo, Eckhart è sotto sequestro mentre Butler ammazza un terrorista al minuto nell'impresa di ritrovarne e liberarne il figlio. E' uno slittamento importante in confronto al prototipo di John McTiernan, il Trappola di Cristallo del 1988. Lì l'ascesa verticale e sanguinaria di Bruce Willis nel grattacielo era dettata dal dover riconquistare la moglie, e l'amore: qui la campagna elettorale omicida di Gerard Butler è mossa dal tentativo di salvataggio del figlio conteso della Patria – da un affetto privato a uno nazionale (un po' la traiettoria di tutto il cinema politico USA under attack degli ultimi anni, da Nessuna verità a State of play…). Una volta messa al sicuro la nuova generazione, Butler e Eckhart possono risolvere a braccetto la situazione, e guadagnare, abbracciati come due amici ritrovati, l'uscita verso la libertà.

Chi è l'uomo più potente del mondo ora, Morgan Freeman che rassicura i cittadini parlando pacatamente in tv nelle veci presideziali o il vecchio gorilla congedato e schiaffato dietro una scrivania che si permette di sedersi sulla poltrona dello studio ovale con un mitra carico stretto nella mano e la faccia sporca di sangue nemico? La portata genuinamente militante della concezione politica di Fuqua è sempre stata riconoscibile da subito (Shooter rimane da questo punto di vista un trattato di guerriglia interna impressionante), ma a zittire qualunque mugugno pseudocritico di disapprovazione politicamente corretta nei confronti di questo cinema ci pensa quel busto bronzeo di Lincoln che si trasforma in pesante arma calata con forza dalle braccia di Butler per spaccare la testa di un cattivone coreano particolarmente coriaceo. We cannot hallow this ground, come dice Daniel Day Lewis.

Titolo originale: Olympus Has Fallen
Regia: Antonie Fuqua
Interpreti: Gerard Butler, Aaron Eckhart, Morgan Freeman, Dylan McDermott, Ashley Judd, Radha Mitchell, Melissa Leo
Origine: USA, 2013
Distribuzione: Notorious Pictures
Durata: 120'