inizioPartita – Abyss Odyssey (PC) – La recensione

Una delle modalità abitudinarie di gioco al pc di una volta, quantomeno di chi scrive, era quella di lanciare una partita lasciando al sistema l’ordine di riproduzione degli mp3 che continuavano a girare in sottofondo: era un’epoca del gaming, quella, in cui non era ancora così necessario ascoltare il sound di certi giochi, per poterli padroneggiare. Ho un ricordo meraviglioso di serate passate a bighellonare per GTA 2 con una bella playlist di classici di B.B. King, che effettivamente ci si adattava alla perfezione. Il grado di verosimiglianza estremo raggiunto dall’esperienza videoludica del contemporaneo vuole chiaramente i suoi sacrifici, e il primo tra questi è la fine dell’approccio distratto al gioco: sonorizzarlo con la tua musica potrebbe sconnetterti quel tanto che basta da farti perdere quell’istante cruciale, quella reazione fondamentale per procedere.

I ragazzi di ACE Team hanno di recente piazzato nuovamente su Steam un loro titolo del 2014 di un certo successo, Abyss Odyssey, e confesso di averlo giocato torturandomi in contemporanea le orecchie con Columbia Icefield, il nuovo album del trombettista Nate Wooley, una classica suite d’ambiente in cui i lunghissimi gemiti di tromba, chitarra e batteria cercano di restituire in brani piuttosto estesi i riflessi del ghiacciaio del titolo, il più vasto delle Rocky Mountains.
Non proprio un mood vicino a quello di Abyss Odyssey, che invece prende di peso la sua ambientazione dall’esoterismo e dalla demonologia cileni – se non fosse per Mary Halvorson, una delle due chitarre nell’ensemble di Columbia Icefield (insieme alla pedal steel spesso minacciosa di Susan Alcorn): Mary s’è fatta un nome negli ultimi anni nel circuito avant con uno stile aggressivo, dissonante, violento, ottenuto mediante una grande stratificazione effettistica, e qui ha chiaramente il compito di disturbare la tensione elegiaca della composizione con una serie di assalti tra le sue caratteristiche implosioni e distorsioni.
La realtà è che ho spesso dei problemi con i progetti di Nate Wooley, pur non avendo alcuna paura della musica “difficile”. Quello che tentavo di fare era affrontare Columbia Icefield e la chitarra di Halvorson “piegandoli” a qualcosa che al contrario mi fosse familiare, come il gameplay di Abyss Odyssey, che è invece qualcosa che conosco, anche impulsivamente. Scendi sottoterra, recupera spada, combatti contro demoni e mostri di diversa potenza e livello, cerca chiave, apri forziere, raggiungi checkpoint, bevi pozione lenitiva.
Scorrimento orizzontale, visione bidimensione: ACE Team spinge fino al punto limite le possibilità espressive del gioco con una grande inventiva nei livelli, nella storyline fantasy tra incantesimi e Stregoni, e nella varietà di creature e elementi scenografici, in cui convivono gioiosamente frammenti di epoche diverse e lontane tra di loro, tratti più storici con caratterizzazioni leggendarie – questa capacità combinatoria è forse un punto in comune con l’arzigogolato suono di Columbia Icefield, e allora una parte di me ha preso partita dopo partita la deriva di associare l’eroina principale di Abyss Odyssey, la guerriera Katrien, con l’epico chitarrismo sbilenco di Mary Halvorson. Un transfert abbastanza campato in aria, data la figura minuta e la timidezza composta che caratterizzano la presenza scenica della musicista di Boston (consiglio tre album recenti per chi abbia curiosità: Convallaria del suo trio Thumbscrew, il disco di duelli con Bill Frisell che si chiama The Maid With The Flaxen Hair, e il tentativo nella “forma canzone” Code Girl – mi ringrazierete, forse).

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Ha funzionato, però? Dunque. L’intuizione migliore di Abyss Odyssey riguarda il meccanismo di morte del nostro personaggio, che può essere poi riportato in vita solo grazie all’evocazione compiuta da un soldato, che dovremo guidare fino ad un altare votivo: il soldato rimarrà a battersi da allora al nostro fianco, discretamente, per il resto dell’esplorazione. Più morti equivalgono a più soldati, con dotazioni e look provenienti da reparti diversi e da periodi storici differenti, a formare perciò un team sempre più affollato di “ombre” protettive che ci verranno dietro: quasi a dire che ogni morte porta con sé un arricchimento, il che è un bel tocco quasi metafisico.
Davvero, Abyss Odyssey è arricchito da musiche efficacemente evocative, ma se vi dovesse capitare il tentativo di farlo scontrare con i suoni di Columbia Icefield (per un motivo qualsiasi…), sappiate che tra le note di With Condolences, il brano di chiusura dell’album di Wooley (probabilmente la traccia che dà senso all’intero esperimento), fa la sua apparizione la voce del batterista Ryan Sawyer che intona i versi del poema O journeyer, deaf in the mould, insane, la numero 42 delle dream songs di John Berryman, risalenti a metà anni ’60.
Ecco, è uno di quegli istanti in cui gli incroci folli che avvengono sul nostro desktop sembrano magicamente trovare un ordine, per quanto evanescente. O viaggiatrice…

O journeyer, deaf in the mould, insane
with violent travel & death: consider me
in my cast, your first son.
Would you were I by now another one,
witted, legged? I see you before me plain
(I am skilled: I hear, I see)

– Sistema Operativo: Windows XP, Windows Vista, Windows 7
– Processore:  Intel Core 2 Duo 2.4 GHz or AMD Athlon X2 4800+
– Memoria: 2 GB RAM
– Scheda Grafica: ATI 3850HD 512 MB or NVIDIA GeForce 8800 GT 512MB
– DirectX: Versione 9.0c
– Spazio libero sull’Hard Disk: almeno 4 GB
– Scheda Audio: qualsiasi scheda audio integrata con supporto DirectX
– Internet: Richiesta connessione internet per il download del gioco tramite il software STEAM, e per l’attivazione
Voto: 70/100
Tipologia: Platform / Avventura / Fantasy
Produttore: Atlus USA
Sviluppatore: ACE Team
Distributore: STEAM

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