La Napoli di mio padre, di Alessia Bottone

Alessia Bottone costruisce in 20 minuti una riflessione intima e personale sul padre, l’uomo che l’ha sempre ispirata. Con uno sguardo all’archivio e insieme alla questione attuale dell’immigrazione

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La Napoli di mio padre è il nuovo docufilm della giornalista, sceneggiatrice e regista Alessia Bottone, che in 20 minuti costruisce una riflessione intima e personale sullo sguardo dell’uomo che l’ha ispirata sin da quando era piccola. Attraverso il materiale d’archivio (nell’ambito del premio Zavattini, in collaborazione con Cinecittà Istituto Luce e la Cineteca di Bologna) l’autrice racconta la storia di suo padre Giuseppe, un uomo che lei ricorda sempre “girato di profilo”, come se non volesse mai perdersi neanche un dettaglio di quello che accadeva attorno a lui. Un uomo con lo sguardo puntato sempre altrove, attento a osservare ogni particolare dei paesaggi e delle persone che incontrava ogni giorno viaggiando a bordo di un treno.
Chi sei papà? Cosa vedi fuori da questo finestrino? – Si chiede la regista, che cerca di scoprire anche sé stessa mentre ricorda di quando era piccola e affascinata da quella sua voglia irrefrenabile di viaggiare senza fermarsi mai – Forse quello che vedi tu è ciò che sto cercando io.
Oltre a realizzare una sorta di autobiografia la regista indaga sulla questione quanto mai attuale dell’immigrazione, anche da un punto di vista psicologico. Parte dalla storia delle sue origini di famiglia emigrata dall’Italia all’estero, per porre un accento sugli stessi problemi di adesso: l’intolleranza, il pregiudizio e l’incapacità di condividere.
Ma ciò che rende questa “visione” autentica e anche poetica è il modo in cui viene raccontata, ovvero attraverso la percezione di un uomo a cui è sempre stato rimproverato di vedere “il mondo al contrario”, che ha vissuto e vive in direzione ostinata e inversa rispetto a ciò che lo circonda. Ed è per questo che si è sempre sentito libero.
Insieme alla voce narrante di Alessia c’è anche quella di Giuseppe che ripercorre i ricordi dell’infanzia trascorsa nel quartiere di Vicaria a Napoli, la sua città natale.
È qui che scopre la sua passione per l’avventura, grazie al suo amico Napoleone che lo trascina per le strade della città alla scoperta delle storie che nascondono.
Nei filmati assistiamo a una Napoli piena di vita, di mercati affollati, di botteghe impolverate, di artigiani che lavorano fino allo stremo per potersi permettere gli studi dei figli. È come un mondo a parte dove le case sono sempre affollate e le porte spalancate a chiunque volesse passare di lì.

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A Napoli sembra di stare in un presepe vivente, dove ogni ruga di ogni persona rappresenta una storia da raccontare.
Poi arriva il momento in cui Giuseppe deve lasciare la sua città per trasferirsi all’estero insieme ai genitori, dove per la prima volta scopre l’intolleranza.
Si accorge che “là fuori” la gente non vive allo stesso modo e che quel senso di condivisione sembra essere scomparso insieme alla sua identità. È il motivo per cui all’età di diciott’anni decide di partire all’avventura con uno zaino in spalla, ma senza mai scordarsi di fare ritorno alla sua Napoli. Perché per quanto lontano possiamo andare, torniamo sempre là, dove tutto è iniziato.
L’obiettivo di quest’opera è anche quello di riconnettere in un certo senso il passato col presente, richiamando l’attenzione di chi sta guardando per comunicargli un messaggio.
C’è un momento in cui il film cambia totalmente registro, la musica scompare e si passa dalle immagini affascinanti di un’epoca passata a quelle più crude della Sea Watch che riprende i clandestini a bordo di una ONG.
È allora che la storia acquisisce un senso ulteriore, proprio attraverso quelle immagini che non riguardano più solamente il passato di una persona, ma anche una condizione collettiva che va compresa fino in fondo.

 

Regia: Alessia Bottone
Con: Giuseppe Bottone
Voce narrante: Valentina Bellè
Durata: 20′
Origine: Italia, 2020

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4 (1 voto)
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