La programmazione di Fuori Orario dal 14 al 20 novembre

Su Fuori Orario da stanotte a sabato, altri tre confini d’Europa di Salani, doppio Polanski (Quello che non so di lei, Venere in pelliccia), Rohmer (Triple agent) e Assayas (Il gioco delle coppie)

Sabato 14 novembre dalle 2.15 alle 6.00

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Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Luciani Turigliatto

presenta 

EUROPA 2021

L’ETERNO RITORNO (8)

a cura di Fulvio Baglivi, Lorenzo Esposito, Roberto Turigliatto

 

CONFINI D’EUROPA / 4: TALSI

(Italia, 2007. col., dur., 53’)

Regia: Corso Salani

Con: Liga Vitina

Talsi, in Lettonia, è una piccola città di confine, così prossima alla Russia da essere quasi dimenticata, straniera persino agli abitanti della vicina capitale Riga. Il territorio lettone, in particolare la regione del Kurzeme, è luogo d’incontro tra etnie, lingue, religioni: la chiesa luterana convive con quella cattolica e con quella ortodossa, i diversi gruppi etnici coesistono serenamente. In particolare sono molto numerosi i Russi, insediatisi negli anni del comunismo, che pur dovendo rinunciare alla propria lingua convivono ormai pacificamente con i lettoni, dopo la conquista dell’indipendenza da parte della Lettonia nel 1991.La più ricca Danimarca, separata dal Mar Baltico, preme anch’essa silenziosa dal vicino fuori campo del capitalismo occidentale, acquisendo terre e ricchezze e condizionando l’economia locale. Per la sua particolare posizione, Talsi rappresenta un formidabile campione geografico e umano della Lettonia, un paese abitato prevalentemente da donne a causa delle enormi perdite umane della seconda guerra mondiale, quando molti lettoni furono uccisi e deportati durante l’occupazione russa e tedesca. Corso Salani non tenta un’analisi rigorosa o scientifica di questo confine, ma decide di rappresentarlo, o meglio di metterlo in scena, affidandosi ancora una volta a una guida femminile, la giovane attrice del Teatro nazionale lettone Liga Vitina. Il racconto di una provincia diviene quindi storia corale di un universo femminile evocato per tramite di Liga, straordinaria medium che ci mette in comunicazione con le donne che incontra, calandosi nel loro personaggio, dialogando con esse o introiettando le loro vite per trasmetterle in aperti monologhi di fronte alla macchina da presa. Quelle delle donne di Talsi sono storie di abbandono e povertà, ma anche di ottimismo e desiderio di riscatto, di delusioni e speranze. Ma TALSI ci parla anche del potere taumaturgico del teatro (e del cinema), del nodo di silenzio che stringe la provincia del mondo e che, per mezzo di Liga, finalmente si scioglie in pianto.

CONFINI D’EUROPA /  5: CHIŞINǍU

(Italia, 2007, col., dur., 52’)

Regia: Corso Salani

Con Raluca Botorogeanu e Corso Salani

Corso Salani viene chiamato a fare da operatore per il saggio finale in regia di Raluca, studentessa alla Scuola Rumena di Cinema. Il tema scelto per l’ultimo esame è la Moldova, il paese confinante con la Romania, e suo vicino povero. Insieme, Corso e Raluca scopriranno questo stato appartato e sconosciuto. Il loro viaggio sarà anche l’occasione per andare alla ricerca delle radici di Raluca, che come molti altri rumeni ha origini moldave. La posizione geografica del paese, stretta tra Romania e Ucraina, fa della Moldova una sorta di stato-cuscinetto tra l’Europa e la Russia post-comunista. Questa condizione è divenuta emblematica quando nel 1990 la Transnistria dichiarò l’indipendenza con l’aiuto militare di Mosca. La regione ancora opera come uno stato indipendente, ma non è riconosciuta da alcuna nazione. L’influenza politica ed economica dell’ex-Unione Sovietica resta una realtà opprimente per la Moldova. Quando Raluca intervista dei giovani giornalisti di una radio locale, questi rivelano che hanno rinunciato alla loro lingua madre a favore del russo, per migliorare il proprio status sociale. La piccola troupe guidata da Salani, consapevole di quanto i media possano essere rivelatori dello stato di salute di una giovane democrazia, visita la radio di Stato e una Ong indipendente, attenta alla comunicazione, che cerca di fare i conti con la mediocre industria cinematografica locale. Negli studi di Promoldova TV viene intervistata una giovane presentatrice. Corso registra questi ed altri brevi incontri nelle sue note di viaggio, riflettendo su dettagli sorprendenti e sostando su interludi di luce. Sembra andare oltre, fare più di quello che la sua giovane regista gli chiede. Nel loro insieme le sue immagini disegnano il ritratto di un popolo genuino e schietto, che merita tutto il rispetto per come affronta la povertà e il flagello dell’emigrazione. Per Corso l’incontro con Raluca e con questa terra ha il sapore di un’esperienza vissuta molto intensamente ma, come spesso accade, lo accompagna anche la sensazione che le cose siano passate troppo in fretta. Il residuo di questa esperienza – come dice Raluca nella sua ultima lettera – è un senso di gioia per tutto ciò che hanno conosciuto e fatto, congiunto a un senso di tristezza per ciò che ci si è lasciati indietro.

CONFINI D’EUROPA / 6: YOTVATA

(Italia, 2007,col., dur.,52’)

Regia: Corso Salani

Con: Eliana Schejter

L’attrice israeliana Eliana Schejter, in fuga dalla frenesia metropolitana e alla ricerca di un ‘altro mondo’ a misura d’uomo, decide di sperimentare il modello di vita del kibbutz Yotvata, nel deserto del Neghev, al confine con la Giordania. Dai grattacieli di una Tel Aviv ultramoderna al paesaggio arso e desolato del Neghev, si assiste al repentino passaggio dal modello neocapitalista di stampo europeo alla proposta di una società basata su valori etici comunitari, che tuttavia si fonda sulla difesa militare dei propri confini, garantiti grazie agli M16. Nella vita del kibbutz tentano di incarnarsi e convivere utopia socialista e ideologia sionista. Salani osserva questo progetto comunitario, raccontando le tappe obbligate che la sua guida Eliana dovrà seguire per essere accolta nel kibbutz: il periodo di prova dura due anni, durante i quali si è sottoposti al severo giudizio della comunità che dovrà alla fine votare a maggioranza l’accoglienza dei nuovi membri. Il risultato è uno sguardo inedito sui meccanismi su cui si fonda il modello sociale proposto dal kibbutz: uguaglianza di diritti e doveri, formazione identica per tutti, uguali salari. Ogni momento della vita aggregativa e lavorativa è esplorato con discreta e attenta partecipazione: l’istruzione, il lavoro nel settore caseario, la difesa, il tempo libero, gli spazi ricreativi e il teatro. Al termine del suo viaggio lungo i margini dell’Europa, Salani ci porta fuori dai confini geografici del continente, in Israele, Stato il cui perimetro è stato modellato al tavolo della storia più recente, mostrandoci per la prima volta una rappresentazione concreta e visibile del confine: come limite, linea di demarcazione che ci separa dall’altrove, luogo di emergenza di scambi e contraddizioni generati da questo incontro, ma anche come linea che si cancella e riscrive per definire nuovi spazi interiori, tratto sempre mutevole entro cui disegnare la storia e la nostra identità.

 

Venerdì 19 novembre dalle 1.15 alle 6.00

LA SCRITTURA E IL SUO DOPPIO (1)

a cura di Lorenzo Esposito

QUELLO CHE NON SO DI LEI                  

(Based on a True Story, Francia-Belgio-Polonia, 2017, col., durata 101’, v. o sott. it.)

Regia: Roman Polanski

Con: Emmanuelle Seigner, Eva Green, Vincent Perez, Damien Bonnard, Dominique Pinon

Presentato in Concorso al Festival di Cannes, il film è tratto dal romanzo omonimo di Delphine de Vigan. 

Delphine è una scrittrice che raggiunge un grande successo col suo romanzo d’esordio dedicato a sua madre. Tuttavia, inizia a ricevere delle lettere anonime che la accusano di aver esposto la sua famiglia al pubblico. Depressa e alle prese con il blocco dello scrittore, Delphine incontra e inizia un’amicizia con una donna misteriosa e seducente più giovane di lei e che sembra capirla più di chiunque altro. Da qui comincia un viaggio ambiguo e di perversa precipitazione psicologica attraverso cui Polanski, grazie anche all’apporto alla sceneggiatura di Olivier Assayas, ripercorre le sue ossessioni hitchcockiane e ritorna sulle orme di alcuni suoi capolavori come Repulsion e The Ghost Writer.

“Ciò che mi ha attratto nel romanzo di Delphine de Vigan erano prima di tutto i personaggi e queste situazioni particolari e inquietanti in cui si trovano. Sono temi che avevo già esplorato in Cul-de-sac, Repulsion e Rosemarys Baby. Questo è anche un libro che racconta la storia di un libro – cosa che trovo molto interessante. È stato così anche per The Ninth Gate e Ghost Writer. È il mio MacGuffin – questa “cosa” che scatena l’intrigo, che guarda caso è un oggetto. Inoltre – e probabilmente avrei dovuto iniziare con questo – il libro mi ha dato questa grande opportunità di esplorare il confronto tra due donne. Ho spesso mostrato il conflitto tra due uomini o tra un uomo e una donna, ma mai tra due donne” (R. Polanski, An Interview, “The UPcoming”, maggio 2017)

AGENTE SPECIALE (TRIPLE AGENT)  

(Francia, 2004, col., durata: 115’, v.o. sott.in italiano)

Regia: Eric Rohmer

Con: Katerina Didaskalou, Serge Renko, Cyrielle Clair

Nel 1936 il giovane generale russo emigrato Fiodor vive in esilio a Parigi. Lavora per un’associazione zarista di militari russi bianchi con Arsinoé la moglie greca pittrice, che si tiene al di fuori della politica e del lavoro del marito. La coppia intrattiene anche dei rapporti di amicizia coi vicini di casa, una coppia di militanti comunisti.

Fiodor segretamente sembra anche essere anche una spia che negozia alleanze misteriose con gli uni e con gli altri coltivando l’illusione di poter dominare il gioco dello spionaggio e di evitare tutte le trappole.  Forse neppure lui sa più se sta servendo gli interessi dei Bianchi, di Stalin, di Hitler o dell’organizzazione militare e politica clandestina La Cagoule. Perfino Arsinoé comincia ad avere dei dubbi. Ma quando il superiore di Fiodor viene rapito da degli sconosciuti, è già troppo tardi… e anche Arsinoé verrà coinvolta in modo tragico brutale nella storia segreta del marito. Il gioco della verità e della menzogna, della seduzione e del disvelamento, dello scarto inevitabile tra la consapevolezza e l’illusione, dei Racconti morali travestito in una storia di spionaggio attraverso i dialoghi di una coppia.

“Rohmer, dopo aver aperto il nuovo millennio con un film che rovescia la dittatura della storia (L’Anglaise et le duc), compie con questo gemello novecentesco un atto sovrano oltre la politica: nel suo film più dreyeriano e hitchcockiano, il perdersi nel fuoricampo del personaggio femminile è tra i punti più altamente commoventi del cinema”. (Sergio M. Grmek Germani, direttore I mille occhi).

 

Sabato 20 novembre dalle 2.00 alle 6.30

LA SCRITTURA E IL SUO DOPPIO (2) 

a cura di Lorenzo Esposito

IL GIOCO DELLE COPPIE                       

(Double vies, Francia, 2018, col., dur., 106’)

Regia: Olivier Assayas

Con: Guillaume Canet, Juliette Binoche, Vincent Macaigne, Nora Hamzawi, Christa Théret

Presentato in Concorso alla 75esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

Il film è conosciuto anche col titolo internazionale Non-Fiction.

Un editore letterario, Alain, rifiuta di pubblicare il romanzo di Léonard per la prima volta. La compagnia di Alain assume una giovane donna, Laure, per adattarsi all’era digitale. Alain va a letto con Laure. Selena, la moglie di Alain, è un’attrice. Ha una relazione con Léonard da anni. Valérie, la moglie di Léonard, è una consulente politica di sinistra. Non è molto interessata alla situazione del marito.

Assayas, attraverso questa ronde scatenata, si mette alla ricerca della regola del gioco smarrita dello scrittore (di libri e di film) di fronte alla comunicazione digitale. “Ogni tanto mi piace ancora scrivere di cinema. I miei pezzi recenti sono stati pubblicati su “Film Comment”. Ho scritto un omaggio a Wong Kar-wai, perché gli stavano dando un premio a Lione, in Francia, al Festival Lumière. Poi, ho anche scritto un pezzo sul centenario di Ingmar Bergman. Scrivere saggi sul cinema mi è rimasto impresso. Ho pubblicato per lo più su carta stampata. E poi ci sono i siti web; coabitano. Non c’è contraddizione. Ma non leggo molto online. Voglio dire, leggo i quotidiani. Leggo il “New York Times”, ma non leggo molto le riviste di cinema online. È perché sono abituato alla carta, suppongo. Per me, ciò che è problematico nel modo in cui Internet ha cambiato la critica cinematografica è che ora la gente esce dal cinema e twitta. Vogliono essere i primi. Vogliono essere i primi a pubblicare un pezzo. E questo accelera troppo il processo. Penso che sia sbagliato” (O. Assayas, “RogerEbert.com” maggio 2019).

VENERE IN PELLICCIA   

(La Vénus à la fourrure , Francia/Polonia 2013, col., dur., 93’, v. it.)

Regia: Roman Polanski

Con: Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner

Thomas è un regista teatrale che sta cercando l’attrice giusta per il ruolo di Vanda nel suo adattamento del romanzo «Venere in pelliccia» di Leopold Von Sacher-Masoch. Arriva in teatro fuori tempo massimo Vanda, un’attricetta apparentemente del tutto inadatta al ruolo se non per l’omonimia. La donna riesce a convincerlo all’audizione e, improvvisamente, Thomas viene attratto in una fisica estrema e mutante con cui Vanda capovolge e scardina il senso stesso del testo.

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