Labor of Love riunisce Bruce Willis e M. Night Shyamalan

 

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Il primo M. Night Shyamalan non si scorda mai. Eppure gli insucessi degli ultimi anni hanno fatto tornare il regista  sui suoi passi, soprattutto dopo l'amaro trionfo ai Razzies come Peggior Regista dell’Anno nel 2010 (quando uscì L’ultimo dominatore dell’aria). Così M. Night Shyamalan torna alla ribalta tirando fuori da un cassetto impolverato la sceneggiatura di Labor of Love, uno script d’annata che risale al lontano 1993 e venduto alla 20th Century Fox lo stesso anno. Attualmente impegnato a riacquistarne i diritti, Shyamalan ha chiamato in soccorso l’amico Bruce Willis, ricordando i bei tempi andati de Il sesto senso (673 milioni di dollari incassati nel 1999) che gli fece guadagnare 6 nomination agli Oscar, comprese quelle per la regia, per la sceneggiatura e soprattutto per il miglior film.

Le riprese, se filerà tutto liscio, dovrebbero cominciare a settembre, ambientate a Philadelphia dove Bruce vestirà i panni di un libraio distrutto dalla perdita di sua moglie e logorato dal senso di colpa per non averle mai  dimostrato l’immenso amore che provava per lei. L’angoscia del non-detto diviene pian piano un’ossessione che lo spingerà ad affrontare un lungo viaggio per gli Stati Uniti, fino ad arrivare a Pacifica in California, un posto magico che la sua compagna desiderava raggiungere insieme a lui.

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Coprodotto da Randall Emmett, George Furla, Stuart Ford e Ashwin Rajan insieme a Shyamalan, Labor of Love è decisamente lontano dalle spettacolari e pretenziose produzioni degli ultimi anni. Un dramma d’amore che reimmerge il regista indiano, definito 12 anni fa “il nuovo Steven Spielberg”, in una dimensione più intima, raccolta, “a misura d’uomo”. La presenza di Bruce ha inoltre attirato nuovi capitali che dovrebbero incoraggiare Shyamalan nel realizzare il nuovo(vecchio) progetto. Cambiando registro e genere si spera in un "back-fire" alimentato dalla presenza dell’amico Willis. Al pubblico l’ardua sentenza.