Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi. La fiaba degli orfani Baudelaire

Torna Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi. La storia è nota: i tre orfani Baudelaire, Violet, Klaus e Sunny, dopo l’incendio che ha distrutto la loro casa e ucciso i genitori, vengono portati dal signor Poe (esecutore del loro testamento) a casa di un lontano parente, il conte Olaf. Quest’ultimo lungi dall’essere un amoroso tutore è in realtà una persona orribile e malvagia, il cui unico scopo è mettere mano sulla loro eredità. Così inizia la storia degli orfani Baudelaire e come ci assicura il narratore, se si ha voglia di un racconto che risollevi il morale o che intrattenga piacevolmente, allora è meglio scegliersene un’altra.

snicketLemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi è una saga che prende il via nel 2000 ed è  composta da 13 libri. Nasce dalla penna dello scrittore americano Daniel Handler che sotto lo pseudonimo di Lemony Snicket è scrittore e narratore in prima persona delle vicende dei Baudelaire.

I primi tre libri diventano un film del 2004 diretto da Brad Silberling, con uno stratosferico Jim Carrey nel ruolo del conte Olaf e con un cast che comprende anche Jude Law nei panni di Lemony Snicket, Timothy Spall nei panni del signor Poe e altri grandi nomi.
Dal 13 gennaio, la storia degli orfani Baudelaire è tornata sul piccolo schermo, in una serie originale Netflix di 8 episodi creata da Mark HudisBarry Sonnenfeld in qualità di produttore esecutivo e regista di quattro episodi. Questa volta nei panni del Conte Olaf c’è il bravissimo Neil Patrick Harris.

Una serie di sfortunati eventi è un racconto che è innanzitutto esplicitamente educativo: lo scrittore inserisce all’interno dei suoi libri delle vere e proprie digressioni didattiche, parole che vengono definite, ma anche pagine che spiegano come l’acqua e l’elettricità non siano buone amiche. Ma in realtà il racconto è educativo in un senso più portentoso, che è quello che caratterizza le fiabe: qui il narratore non teme di formare, anche quando questo vuol dire mettere i bambini in contatto con la realtà che può essere dura e spietata. È un narratore crudele ma in un modo che non è mai sterile ma sempre esplicativo. Il cattivo qui è un cattivo vero, perché occorre imparare che il mondo è abitato da uomini malvagi. Il Conte Olaf è un attoruncolo di teatro vanesio e perverso che si circonda di bifolchi al suo servizio. Ed è disposto a tutto per la ricchezza materiale, tutto ciò che conta è l’eredità poi non avrà remore ad uccidere i tre orfani.

arton43295-972ddD’altronde la storia stessa degli orfani Baudelaire inizia con la morte. È meglio capirlo subito. In fondo è così da sempre, gli eroi e le eroine delle fiabe sembrano sempre partire da una situazione di morte e di assenza. Morte nelle fiabe è sempre anche inizio, situazione di partenza, cambiamento per eccellenza. Morte è ciò che da il via all’avventura dell’eroe. Morire sarà una splendida avventura, tanto per citare l’eroe di un’altra grande fiaba. Un bimbo di nome Peter la cui storia inizia con un’assenza, quella dei genitori da cui fugge per evitare il pericolo più spaventoso: diventare grande.

E le avventure dei Baudelaire sono collegate in modo inestricabile col mondo adulto. Troppo presi dal grigiore della loro esistenza gli adulti hanno perso il contatto con l’intelligenza data dall’immaginazione, e non sanno guardare al di là del loro naso. I Baudelaire  si trovano ad avere a che fare con persone grandi e mature che sono però la fonte di tutti i  loro pericoli. Persone che sembrano solo non capire e che non riescono a credere a nulla che esuli dai loro rigidi schemi. Loro non sono così. Violet è un’abile inventrice, Klaus è un piccolo intellettuale che viaggia fra i libri e la neonata Sunny ha già capito molto della vita. Tutti e tre a loro modo hanno dei poteri magici, che non sono altro che le loro abilità. Questo è interessante, la base di molte storie moderne, ma anche un tema ricorrente nel cinema, nei romanzi: i bambini che sanno guardare, osservare e capire meglio il mondo. Viene da pensare a Roald Dahl e ai suoi personaggi, la sua piccola Matilda Wormwood per dirne una. O a ET dove il mondo adulto entra con prepotenza nella storia di Elliott ed è avvertito come un vero e proprio pericolo. E ovviamente anche a Stephen King dove spesso sono i bambini a muovere le storie fuggendo da genitori alcolizzati e violenti.

Schermata-2016-12-07-alle-10.33.09Lemony Snicket è pur sempre un autore della modernità e come tutti gli autori che si rispettino ha inventato una storia che si inserisce perfettamente in un contesto universale. Una storia che si adatta a tutto. Nei suoi trasposti cinematografici e televisivi è stata inserita elegantemente nel genere visivo steampunk, un filone della narrativa fantastica: inserire all’interno di un’ambientazione storica (la maggior parte delle volte l’Ottocento e la Londra vittoriana, da qui il vapore) una tecnologia anacronistica. Una commistione di tempi, anche. Gli orfani Baudelaire vivono in uno strano mondo moderno con biblioteche e palazzi antichi. Quello del Conte Olaf ad esempio si erge di fronte alla villetta moderna del giudice Strauss. Non è un caso che per le trasposizioni, sia quella cinematografica che quella televisiva siano stati scelti rispettivamente il Brad Silberling di Casper e il Barry Sonnenfeld di Wild Wild West e de La Famiglia Addams. Tutte storie quest’ultime che si inseriscono (alcune totalmente, altre con qualche richiamo) nel genere steampunk.

Il mondo dei Baudelaire è un mondo per bambini che è insieme dark e colorato, moderno e antico, e molto altro ancora. Una storia che come ogni storia degna di questo nome, non si ferma a se stessa ma si apre a mille rimandi e che proprio per questo è educativa nel senso più proprio del termine.

 

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