Marina. Incontro con Stijn Coninx, Rocco Granata, Luigi Lo Cascio e il cast

Questa mattina presso la Casa del Cinema di Roma il regista Stijn Coninx ha presentato il suo ultimo film Marina. Un elogio all'Italia, quella dei tempi di Rocco Granata, un ricordo per i cinquant'anni dal primo successo mondiale del famoso brano, ma soprattutto un modo per ricalcare le difficoltà che il nostro popolo ha dovuto attraversare quando per necessità migrava. Il buio delle miniere del Belgio è attraversato dall'eco vivida di Marsinelle, che esce da una radio, ed è spezzato dai tentativi non vani e al sole del giovane Rocco di sognare la musica con la sua Stradella. Unica via d'uscita da una condizione di sfruttamento e mezzo d'espressione di una ribellione innata rispetto le imposizioni patriarcali. E' sognando che Rocco Granata inventa Marina a partire da una reclame di sigarette, ed è ancora nel tentativo tutto cinematografico di far sognare il pubblico che il regista la fa donna cucendo il personaggio di Helena/Marina addosso alla belga Evelien Bosmans. Il regista è stato accompagnato da Rocco Granata, Luigi Lo Cascio, Matteo Simoni e il produttore italiano Cristiano Bortone. Il film uscirà in sala il prossimo 8 maggio

 

 

Com'è nata l'idea del film?

Stijn Coninx: Nel 2007 Rocco mi chiamò ricordandomi che a breve sarebbe intercorso il 50° anniversario della canzone Marina e mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto farci qualcosa. Ci siamo visti una decina di volte e sono rimasto affascinato dalla vita ricca di quest'uomo. Ho cercato di capire da cosa sarei potuto partire, mi sono concentrato sulla sua gioventù perchè è stata l'età del sogno per Rocco mista alla ricerca di un'identità da rintracciare in un Paese nuovo e sconosciuto. Il Belgio, terra straniera e inflessibile con i migranti. Poi non ho potuto tralasciare il rapporto conflittuale padre/figlio e ovviamente l'amore per Marina che è stata un'invenzione artistica vera e propria.

 

 

Perchè una canzone intitolata Marina anche se Marina non è mai esistita?

Rocco Granata: Arrivato in Belgio a undici anni, ero attratto irresistibilmente dalle donne. Guardavo una ragazza da cui ero molto preso e le compravo delle cose, proprio come avviene nel film. Ma in realtà sono stato innamorato di molte donne, non avendone mai una per davvero. Il mio unico pensiero è stato lavorare. Le mie notti le impiegavo così, poi c'era la scuola di musica e di fiammingo. Marina è una folgorazione artistica. Nasce in un locale non italiano (li evitavo perchè mi chiedevano sempre di cantare Manuela). Mentre i miei musicisti erano in pausa, improvvisavo cantando parole in italiano che nessuno avrebbe compreso, e fu durante una di queste sessioni che ho visto la reclame delle sigarette Marina (che sarebbero state di lì a poco lanciate sul mercato), da quel momento nella mia mente ha cominciato a frullare il noto ritornello.

 

 

Questo è il ruolo di un padre padrone molto diverso rispetto quello cui ci hai abituati. Come ti sei trovato in questi panni?

Luigi Lo Cascio: Il regista ha pensato a me avendo visto La meglio gioventù. Il mio è un personaggio forte che rivendica la propria autorità sul figlio nel senso che vorrebbe incidere sul suo 'destino', solo in funzione del bene che nutre per lui. Il primo a comprendere la portata dei propri errori è lui stesso che nella sequenza finale riconsegna l'immagine di un padre riscattato. 'Ammette' di aver sbagliato a frapporsi tra il figlio e i suoi sogni. Mi sono commosso quando ho letto la sceneggiatura. E' un film carico dal punto di vista emozionale e contenutistico. Scoprire che un Paese democratico come il Belgio fino a qualche hanno fa ha avuto leggi sfavorevoli nei confronti dei migranti…

 

 

Come ti sei preparato per il ruolo di Rocco?

Matteo Simoni: Ho radici italiane nel senso che mio nonno, originario di Trento, è migrato in Belgio per lavorare nelle miniere. Questo film è stato un regalo mi ha permesso di riscoprire la storia della mia famiglia. É stato difficile imparare il dialetto calabrese.

 

 

Come si spiega la partecipazione dei fratelli Dardenne e il sostegno di Fondazione Apulia Film Commission nella produzione?

Cristiano Bortone: E' dal 1960 che manca una coproduzione italo-belga. Avevamo il produttore belga, quello italiano e in ballo c'era anche la Germania che si è tirata fuori all'ultimo momento. Così ho chiamato i Dardenne perchè contribuissero a sostegno della regione francofona del Belgio. Dopo alcune ore mi hanno dato il loro consenso. Il sostegno di Apulia Film Commission è frutto di un'alchimia particolare tra me e questa Regione in cui ho già lavorato per altri progetti. Ha un fondo del cinema che va molto forte. In questo momento di grande battaglia per le Film Commission, quella pugliese riesce ad attrarre progetti e a rispondere immediatamente ed in modo efficace.