Morgan, di Luke Scott

Presentato in anteprima italiana e fuori concorso al Trieste Science+Fiction Festival 2016, Morgan segna l’esordio alla regia del britannico Luke Scott (autore del cortometraggio Loom, 2012, e second unit director in Exodus: Dei e Re, 2014, e in Sopravvissuto – The Martian, 2015), figlio di Ridley, qui nelle vesti di produttore.

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La storia. Lee Weathers (Kate Mara), consulente per la risoluzione di problemi e rischi di un’importante multinazionale, viene inviata ad investigare su un incidente avvenuto in un laboratorio top-secret, dove un team di scienziati monitora i progressi di un sensazionale progetto di intelligenza artificiale. Qui scopre che la causa degli inquietanti inconvenienti è proprio la “creatura”, Morgan (Anya Taylor-Joy), un essere creato a partire da un DNA sintetico grazie alla bioingegneria. Prossimo stadio dell’evoluzione umana, Morgan è dotata di impressionanti capacità cognitive ma anche di incontrollabili reazioni emotive, in un mix che rende quanto mai labile il confine fra umano ed artificiale.

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Il film affronta la tematica – certo non originale, ma sempre affascinante – del conflitto tra etica e dubbio morale, da una parte, e progresso scientifico, dall’altra. Lo spunto iniziale altro non è che il topos letterario della “creatura” che sfugge al controllo del “creatore”, in una rilettura avveniristica e moderna – come suggeriscono i rimandi al capitalismo cinico e alle strutture di gestione e di controllo dei rischi delle aziende – del mito di Frankenstein di Mary Shelley.

morgan-3La confezione è scintillante e poco ha a che vedere con il cinema indipendente cui pure vorrebbe strizzare l’occhio: dalla fotografia di Mark Patten alle scenografie di Tom McCullagh, dagli effetti speciali di Dave Roddham ai costumi di Stefano De Nardis, dalle musiche di Max Richter al cast (che comprende, oltre alla Mara e alla Taylor-Joy, Toby Jones, Paul Giamatti, Michelle Yeoh, Jennifer Jason Leigh). Tutto, insomma, inscrive la pellicola nel circuito mainstream. Quanto alla sceneggiatura di Seth W. Owen, nel 2014 era stata posizionata all’ottavo posto della black list delle migliori sceneggiature non prodotte. Eppure, il principale problema della pellicola è proprio di natura narrativa, che dimostra buchi difficilmente comprensibili nella presentazione dei personaggi e nell’incastro delle sequenze cruciali, ingenerando estrema confusione e dando la netta sensazione di non sfruttare affatto il potenziale dell’idea di partenza. Un esempio per tutti, la figura dello psicologo Alan Shapiro (un “breve ma intenso” Paul Giamatti) ed il suo dialogo con la “creatura”: un passaggio denso e ricco di possibili sfumature che viene liquidato frettolosamente, con la conseguenza di togliere una grossa fetta di mistero all’evolversi delle vicende. Se fino ad allora il film aveva mantenuto una discreta dose di suspense, per quanto ampiamente “derivata” (il numero dei film che trattano, e decisamente meglio, queste tematiche è addirittura imbarazzante), nell’introdurci nelle dinamiche e nei segreti del laboratorio, ecco che subito dopo Scott sceglie – senza troppe remore – da che parte stare: la dimensione distopica e la pregnanza filosofica e morale lasciano il posto ad un’action thriller infarcito di rocamboleschi inseguimenti in automobile e di violente scazzottate “senza colpo ferire”. Forse a giovarne è il ritmo, costantemente impennato, ma a perderne (e tanto) è la qualità del racconto. Morgan di Scott figlio è una rilettura-omaggio piuttosto evidente di Blade Runner di Scott padre. A dircelo è il tema dell’ingegneria genetica che si propone di “replicare” e sintetizzare artificialmente il DNA umano per impiantarlo sperimentalmente in corpi che fungono da ospiti. A suggerircelo è anche la rappresentazione delle emozioni e dei sentimenti, che appaiono progressivamente appiattiti ed annacquati nella versione “in carne ed ossa”, mentre debordano e prendono direzioni inquietanti e parossistiche nella versione “sintetica”. L’ambiguità sostanziale che inficiava da cima a fondo il capolavoro del 1982 è presente in nuce anche qui ma, già a metà pellicola, è goffamente e palesemente risolta a (presunto) vantaggio del puro intrattenimento adrenalinico. E il goffo è presto spiegato: è proprio il feroce e violento (diciamo pure “inumano”) duello tra le protagoniste – a suon di testate, calci e pugni – a rendere piuttosto prevedibile, se non scontato, il finale. Morgan presenta un plot molto simile ad Ex Machina, il debutto registico di Alex Garland, ma risulta privo della sua atmosfera “sospesa” e claustrofobica, mentre, per restare in orbita Trieste Science+Fiction Festival, il film di Scott non ha la sottile vena da favola dark ed il “sanguinoso” esistenzialismo sconfinante nel lirismo che caratterizzano il Frankenstein di Bernard Rose, presentato in anteprima alla scorsa edizione.

morgan-5Con i personaggi “umani” lasciati sullo sfondo ed imbrigliati in una sola dimensione piuttosto anonima e distaccata, il film vira dallo sci-fi tecnologico al mero gusto per l’azione spettacolare, con un ritmo sincopato quanto basta e privilegiando le tonalità neutre, la digitalizzazione delle immagini e gli effetti visivi in stile videogame. Strano, verrebbe da dire, se si considera che, in fase di pre-produzione, Ridley Scott ha voluto visitare i laboratori di microbiologia della Queens University nel tentativo di enucleare gli aspetti morali e le procedure scientifiche legate alla ricerca dell’evoluzione sintetica.

Una Kate Mara inespressiva e algida – come del resto voleva il copione – svolge il suo compito, finendo progressivamente con il rassomigliare più ad un cyborg qualsiasi che ad una metafora della “donna sola contro tutto e tutti”, novella Ellen Ripley tanto cara a papà Ridley. Più convincente, la pallida Anya Taylor-Joy (The Witch, 2015), cui il trucco conferisce un aspetto sufficientemente inquietante ed iconico.

Titolo originale: id.

Regia: Luke Scott

Interpreti: Kate Mara, Anya Taylor-Joy, Rose Leslie, Jennifer Jason Leigh, Toby Jones, Michelle Yeoh, Paul Giamatti

Distribuzione: 20th Century Fox

Origine: USA, 2016

Durata: 92