"Mr. Brooks", di Bruce A. Evans

Thriller psicologico sulla ‘doppia personalità’ costruito sulla figura di Costner che va oltre la scrittura di genere. Bastano infatti poche occhiate ai corpi di altre anti-star in via di felice “decomposizione” come William Hurt e Demi Moore, per accorgersi che i meccanismi narrativi sono i corpi, questi curiosi involucri attoriali pronti a mostrare l’altro da sé eccedendo ogni inquadratura, divenendo, a poco a poco, metafora politica di tutta l’oscurità che nascondono le immagini hollywoodiane di questi anni

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IL NUOVO SENTIERISELVAGGI21ST #9


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Il cinema è un corpo. Un corpo che eccede sempre ogni inquadratura, che tenta di attraversare i limiti del set, di spingersi nel “fuoricampo”, di far tremare i bordi di ogni visione. Di diventare, infine, un “ultra-corpo”, rinnegando se stesso, eccedendosi continuamente. Come nei romanzi di Robert Louis Stevenson – …non solo Lo strano caso di Dottor Jekyll e Mr. Hyde… – o in un racconto di Edgar Allan Poe, il cinema è questione di corpi e ultracorpi, è un’arte che non è tale se non prova almeno il brivido della metamorfosi, della scoperta di una “metà oscura”, di quel “lato oscuro della forza” che, in controluce, illumina ogni set, ogni possibile rappresentazione.

Il cinema americano di questi ultimi decenni ha trovato il suo “ultracorpo”, il suo Giano bifronte: Kevin Costner. Regista, attore, produttore, “autore” di un contro-cinema popolato di anticorpi hollywoodiani, di uomini e donne che abitano il “Dark Side of the Moon” dell’America dei nostri giorni. Ecco perchè tutto il film scritto e diretto da Bruce A. Evans, questo thriller psicologico sulla “doppia personalità”, affonda e riemerge fra le pieghe del corpo “comune”, dell’uomo qualunque incarnato da Kevin Costner: corpo buono per antonomasia che mostra tutta la “potenza del negativo”, se volessimo scomodare il filosofo Hegel; sempre pronto a deviare una pellicola apparentemente ordinaria in un tunnel di carne e sangue dove follia e normalità, bene e male si stemperano fra le rughe, i sorrisi, la vita quotidiana del felice e “normale” Mr. Brooks. Forse solo una star come James Stewart, ma solo come attore e non come vera e propria icona di un cinema altro e diverso, è riuscita a nascondere altrettanto bene, dietro una faccia da uomo qualunque, il male di vivere, la tragedia di essere “normali” in un Paese come l’America dove è sempre più difficile capire cosa sia norma e cosa eccezione.

Ma v’è di più. Perchè Mr. Brooks, ovviamente incompreso e vituperato dalla solita critica nostrana, è anche e solo apparentemente un thriller di “scrittura” e sceneggiatura: bastano poche occhiate ai corpi di altre anti-star in via di felice “decomposizione” come William Hurt e Demi Moore, per accorgersi che i meccanismi narrativi sono i corpi, questi curiosi involucri attoriali pronti a mostrare l’altro da sé eccedendo ogni inquadratura, divenendo, a poco a poco, metafora politica di tutta l’oscurità che nascondono le immagini hollywoodiane di questi anni. Irresistibilmente attratti dal corpo-simbolo-metafora di un Kevin Costner straordinario, gli ultra-corpi messi in scena da Evans giocano una partita pericolosa e meravigliosa contro un’identità impossibile da rinnegare ma anche difficile da accettare.

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Titolo originale: Mr. Brooks

Regia: Bruce A. Evans

Interpreti: Kevin Costner, Demi Moore, William Hurt, Dane Cook

Distribuzione: Buena Vista International Italia

Durata: 95’

Origine: Usa, 2007

 

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