“Noi, Zagor” – Incontro con Riccardo Jacopino e gli autori del fumetto

Zagoriani di tutto il mondo accorrete! È stato presentato a Roma il documentario di Riccardo Jacopino Noi, Zagor, che esce nelle sale il 22 e 23 ottobre in duecento copie. Il re di Darkwood, nato dalla mente di Sergio Bonelli e dalle matite di Gallieno Ferri, è il protagonista di questo film in cui si ripercorre la nascita del personaggio e la fortuna editoriale del fumetto, attraverso una serie di interviste ai protagonisti e agli esperti del genere. All’incontro erano presenti, oltre al regista, il curatore di Zagor, Moreno Burattini, il disegnatore ufficiale Walter Venturi e il produttore Tito Ammirati.

 

 

Come hai scelto di raccontare la storia?

Riccardo Jacopino
: Abbiamo scelto sia di raccontare le emozioni di chi è appassionato a questo fumetto sia di farlo conoscere a chi non ne ha mai sentito parlare. Sergio ha messo tutta la sua umanità nel personaggio e il film vuole essere anche un ringraziamento a lui e, in generale, ai disegnatori di fumetti. Ho girato circa venti ore di materiale che poi ho tagliato e montato: tra le parti scartate ci sono le storie degli autori e dei lettori fedeli e il futuro di questo genere di pubblicazione.

 

 

 

Che ruolo hai nella redazione?

Moreno Burattini
: Da quando è morto Sergio sono diventato il punto di riferimento della redazione. Se penso alla responsabilità che ho nel raccogliere la sua tradizione, non lavoro più. Preferisco lavorare assecondando l’istinto. Dopo aver visto 40% – Le mani libere del destino ho iniziato la collaborazione con Jacopino che è durata due anni.


Walter Venturi
: Sono l’ultimo arrivato nello staff di Zagor. Da disegnatore hai la responsabilità di illustrare un mondo che è stato ritratto da cinquant’anni a questa parte. Quindi il mio riferimento costante è Ferri. Per ora ho disegnato centoventi pagine del Color Zagor che è uscito in edicola e mi sono reso conto che è un fenomeno non solo adolescenziale ma che coinvolge tutti. Il mio poi è un lavoro creativo: non abbiamo regole ferree, e anche se Zagor è ambientato negli anni ’30 del 1800 ci viene data molta libertà.


Com’è cambiato Zagor in tutti questi anni?

Moreno Burattini
: Nel fumetto ci sono alcuni anacronismi, come le pistole a ripetizione e i treni. Però Zagor è del ’61 e i lettori erano abituati ai western tradizionali con le Colt a cinque colpi. Mettere le vere armi di quel periodo storico non avrebbe reso i personaggi riconoscibili. Quindi si è creato un mondo più tradizionale. Solo poi si è prestata attenzione ai dettagli. Oggi ad esempio, rimaste queste incongruenze, non ne aggiungiamo altre come la dinamite. E soprattutto ci documentiamo prima di scrivere le storie: nel numero uscito in edicola, Il giorno del giudizio, Zagor si trova in Cile durante il terremoto che colpì Concepción nel 1835, e qui incontra Charles Darwin salvandogli la vita. E lo stesso Darwin descrisse questa catastrofe nei minimi dettagli nei suoi diari.

 


Perché Arcobaleno ha deciso di produrre il film?


Tito Ammirati
: Arcobaleno è una cooperativa sociale di inserimento lavorativo che ha deciso di aprire una sezione cinematografica per far capire che il cinema può servire allo sviluppo del paese. Zagor è un’occasione per diffondere questa filosofia.