SERIE TV – Game of Thrones 4×04 – Oathkeeper

Dopo il terzo episodio, ci aspettavamo che gli autori avessero deciso di rompere gli indugi. Ecco spiegate, dunque, molte delle scelte prese in Oathkeeper. Nell’ episodio, infatti, la mano dietro l’assassinio di re Joffrey è svelata: ad avvelenare l’erede dei Lannister è stata Olina Tyrell, per proteggere la nipote Margaery. Nel frattempo il povero Tyrion giace in prigione  in attesa di un processo ingiusto mentre sua moglie Sansa Stark fugge scortata da Lord Baelish, implicato nel regicidio. Lontano dalle corti, Daenerys Targaryen prosegue la sua interminabile campagna di liberazione delle città schiaviste e oltre la Barriera, Jon Snow è inviato a uccidere i traditori rimasti al rifugio di Craster. Sbloccando alcuni personaggi dalla loro monotona routine e approfondendo altri aspetti e linee narrative, gli sceneggiatori Benioff e Weiss cercano così di liberare la trama da quell’immobilismo che aveva funestato l’inizio di questa quarta stagione. Il gioco riesce a metà, fra momenti avvincenti, cliffangher degni di questo nome, e inspiegabili cali di stile.

Mettendo subito le carte in tavola sull’identità del regicida, gli autori hanno scongiurato (almeno in questo ambito) il rischio di perdersi in inutili lungaggini, lasciando così lo spazio a una delle sequenze più riuscite: l’incontro fra i fratelli Lannister nelle carceri di Approdo del Re. Al di la della bravura dei due attori, coinvolgenti in una scena particolarmente toccante, il colloquio fra Jamie e Tyrion apre un flebile spiraglio di salvezza; lo Sterminatore di re potrebbe essere l’unica possibilità per il Folletto.  L’aiuto spassionato nei confronti del fratello, sommato al rapporto di sincera amicizia con Lady Brienne, dimostrano che il percorso di redenzione intrapreso da Jamie (iniziato con quella fatidica scena nei bagni della scorsa stagione) non si è fermato. Nonostante qualche scivolone narrativo (l’incomprensibile scena dello “stupro” dello scorso episodio, di impossibile interpretazione),questo viaggio interiore si conferma uno degli elementi più interessanti dell'opera.

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Se le vicende nel Continente Occidentale subiscono l’accelerazione di cui avevano bisogno, il cammino di Daenerys Targaryen sta raggiungendo livelli di ripetitività patologici. Il messaggio è chiaro: La Libertà non si impone, ma chi è prigioniero deve avere la possibilità di scegliere. Il problema è che da troppo tempo questa “nenia” viene ripetuta solennemente ogni volta che appare sullo schermo la Madre dei Draghi, svuotando di forza la storyline legata alla khaleesi.
Per finire, il colpo di scena che chiude l’episodio con una virata puramente fantasy, arricchisce la serie di inediti spunti narrativi che, speriamo, vengano approfonditi nei modi e nei tempi migliori.