Standing Ovation per The Birth of a Nation, il film di Nate Parker al Sundance

Del film di David Wark Griffith Nate Parker ha ripreso unicamente il titolo, utilizzandolo come un palese j’accuse per ribaltarne la morale. È stato presentato ieri al Sundance Film Festival The Birth of a Nation, ottenendo una standing ovation da parte della platea. Già si parla di una possibile nomination agli Oscar 2017, per un film al quale Parker si dedica da oramai sette anni, in veste di regista, sceneggiatore, attore e produttore.

Il racconto di The Birth of a Nation capovolge i giudizi razziali ai quali giungeva il suo predecessore cent’anni prima, e Parker ci mostra le reali vicende di Nat Turner, che capitanò la rivolta degli schiavi nel 1831. Secondo la rivista Variety, la premiere del film, proiettato lunedì sera all’Eccles Theater a Park City (Utah), è stato il più grande successo registrato fin’ora all’interno del Sundance, tanto da aver già avviato rumors a proposito di una futura candidatura.

Il film in cui Parker ha creduto talmente da rifiutare altri ruoli e da finanziarlo con i propri soldi, giunge sugli schermi in un momento culturale particolarmente fortuito, prosegue Variety, forse favorito tanto dal pluri premiato 12 anni schiavo di Steve McQueen, quanto dall’ignorato Selma. La strada per la libertà di Ava DuVernay. Principale motivo per cui The Birth of a Nation farà discutere è la congiuntura che occupa nell’attuale contesto dell’industria cinematografica americana, con la sua crescente presa di coscienza dell’assenza di diversità razziale all’interno dei suoi ranghi, quantomeno quando si tratta di candidature o premi.

“Girare il film è stato difficile per varie ragioni”, spiega Nate Parker sempre alla rivista Variey, “prima delle quali l’argomento trattato: ogni volta che noi americani ci rapportiamo con la nostra storia, specialmente con il periodo dello schiavismo, la versione cinematografica che ne esce sembra piuttosto anestetizzata. C’è una resistenza ad affrontare certi temi”. Parker ha anche spiegato di aver dovuto investire soldi propri per il film perchè i produttori a cui proponeva il progetto gli avevano detto che non erano sicuri che un racconto del genere avrebbe accolto audience, e che gli “spettatori d’oltreoceano non volevano vedere attori di colore” in un film.

Un aiuto insospettato per portare avanti  The Birth of a Nation è venuto dal mentore George Lucas, che sul set di Red Tails nel 2012 disse a Parker: “Quando tutti ti dicono che qualcosa non può essere fatto, è il miglior modo per capire che stai facendo la cosa giusta”.