Supereroi, di Paolo Genovese

Genovese torna all’ordine dopo gli exploit sperimentali con un melò classico ma ambizioso. Punta all’affresco Mucciniano ma si fida troppo poco del suo film perché cammini davvero sulle sue gambe

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Supereroi è il ritorno all’ordine di Paolo Genovese, che, dopo l’exploit di Perfetti sconosciuti e le sperimentazioni di The Place, punta ad un film che sia anche una messa alla prova delle sue ambizioni autoriali.

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A indicare il nuovo corso di Genovese bastano in realtà pochi dettagli che si intuiscono tra le pieghe di questo nuovo progetto: la riemersione delle convenzionali strutture legate al genere, rispetto ai due progetti precedenti, ma anche il desiderio di adattare per il cinema il romanzo omonimo che Genovese stesso ha scritto nel 2020. Si tratta di griglie, di strumenti di controllo, di strutture utili a contenere, a direzionare lo sguardo del regista verso spazi apparentemente inediti. Con Supereroi Genovese (insieme a Paolo Costella e a Rolando Ravello, gli stessi di Perfetti sconosciuti) sviluppa dunque una narrazione essenziale ma dal passo massimalista, in cui il racconto dell’amore decennale tra Anna (Jasmine Trinca) e Marco (Alessandro Borghi) salta tra differenti piani temporali e si sposta continuamente da Milano a Ponza, passando per Copenaghen e Marrakech.

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Genovese è tuttavia forse troppo legato al suo romanzo per adattarne fino in fondo le dinamiche al cinema. E così il film non riesce mai a districarsi da un certo alone di letterarietà, che soffoca le linee narrative in un’atmosfera artefatta. Anna e Marco parlano per luoghi comuni, in certi passaggi domina uno scomodo didascalismo, alcuni momenti sono forzati, mentre altri sono risolti in maniera frettolosa. Ma soprattutto il film conserva la stessa gestione delle linee temporali del romanzo, che il passaggio al cinema rende un flusso di immagini confuso se non respingente, organizzato da un montaggio nervoso.

Ma fa tutto parte del gioco, tutto partecipa al tentativo di creare un racconto esemplare, popolare, che aggiorni le forme del melò classico. Quello che a Genovese manca, è tuttavia un progetto chiaro, originale, “d’autore”, attraverso cui ripensare un intero immaginario, a tal punto che, alla lunga, anche le soluzioni più interessanti si irrigidiscono a causa dell’assenza di un chiaro piano d’azione.

Supereroi

E così la regia intuisce la forza attoriale e la sintonia della coppia Borghi/Trinca, ma non riesce mai a valorizzarla davvero. I due protagonisti disegnano gli spazi, a tratti controllano le dinamiche attraverso singoli gesti, sguardi o interazioni ma Genovese non riesce ad affidare loro tutto il peso del film, piuttosto li opprime nell’ennesima sequenza tensiva, in un nuovo, improvviso, salto temporale, in un violento scambio di battute.

È teso. Genovese, forse troppo, costantemente impegnato a legittimare Supereroi all’interno della tradizione, finendo per firmare quello che è a tutti gli effetti il suo Love Story, il suo Anonimo Veneziano, ma sopratutto il suo film più Mucciniano (ma è un percorso obbligato, forse, lo stesso Costella ha scritto Gli anni più belli e A casa tutti bene), animato dalle stesse tensioni, puntellato dalle stesse immagini, ma senza lo stesso ritmo forsennato né la visione riconoscibile del regista romano. Perché Genovese non riesce mai a padroneggiare davvero l’immaginario che evoca, piuttosto si limita allo stretto indispensabile per smarcarsi dall’essenzialità del suo cinema precedente.

E allora tutto finisce in una paradossale evoluzione solo accennata, in un’esplorazione della narrazione per immagini, inedita per Genovese, che però opta sempre e solo per le soluzioni più ovvie, leggibili, a volte limitandosi ad una messa in scena dai toni più caldi o più freddi a seconda delle tappe dell’amore che intende raccontare. Forse, l’unico vero progresso è quello dell’immaginario di Paolo Costella, sempre più narratore degli spazi inediti di certo cinema italiano, che qui esplora angoli inediti di Milano (da Citylife a Isola) e addirittura si spinge fino a ambientare parte dell’azione a Lucca Comics.

Supereroi è indubbiamente il film più ambizioso di Paolo Genovese, ma anche quello più lontano dal presente. Un film solo apparentemente nazional popolare, in realtà costantemente ripiegato sul suo regista, che ne controlla ogni dettaglio ma gli impedisce di camminare davvero sulle sue gambe, rendendolo un freddo prodotto laboratoriale,  paradossalmente più interessante come gioco linguistico che come l’affresco di amore invincibile che, forse, vorrebbe essere.

Regia: Paolo Genovese
Interpreti: Alessandro Borghi, Jasmine Trinca, Vinicio Marchioni, Greta Scarano, Linda Caridi, Elena Sofia Ricci, Gwendolyn Gourvenec
Distribuzione: Medusa Film
Durata: 104′
Origine:
 Italia, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.3
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Il voto dei lettori
2.48 (96 voti)
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