TELEFILM – Il signore del tempo

Ancora una volta, il Tardis fa la sua comparsa in un vicolo di Londra. Sembra solo una cabina telefonica della polizia inglese degli anni Cinquanta, ma noi sappiamo che è molto di più. Tardis sta per "Time and relative dimension in space", ovvero "tempo e dimensione relativa nello spazio" ed è probabilmente la più originale macchina del tempo-astronave che la fantascienza televisiva, e non solo, abbia mai concepito. Una spartana cabina del telefono all'esterno, un'immensa postazione di pilotaggio all'interno, con laboratori, strumenti bizzarri e altre diavolerie degne del suo pilota, nientemeno che il Doctor Who. Dicevamo, il Tardis ricompare a Londra, e noi ci aspettiamo di vederne uscire il Dottore come abbiamo imparato a conoscerlo nel nuovo millennio, un uomo allampanato e dai lineamenti spigolosi, particolarmente alieno nelle apparenze e dotato di un humour tutto inglese. Ma il padrone del Tardis ci riserva ancora una sorpresa: al posto dello spilungone sbuca fuori un giovane con le basette, i capelli un po' lunghi e lo sguardo spiritato. Non ci sono dubbi, è proprio il Dottore, fosse solo per la conoscenza dell'universo al limite dell'onnisciente e i modi sempre sopra le righe. E se lo conosciamo bene, sappiamo che neanche questa è una cosa di cui stupirci, dato che Doctor Who ha più di 750 anni, due cuori, è alieno per metà (la madre era umana) e ha dodici vite, con annessa la facoltà di passare da ciascuna alla successiva non appena il corpo precedente viene ucciso. Lo spilungone tenebroso era la nona vita, con questo giovane elegante il Dottore raggiunge la decima incarnazione. Nuova stagione, nuovo Dottore. Semplice, no? Se conoscete l'universo meraviglioso e folle delle avventure del Doctor Who, la risposta sarà naturalmente sì. Ma magari siete ancora troppo ancorati al cosiddetto "mondo reale", e ci tenete a una spiegazione più razionale. Bene, che Doctor Who sia una serie televisiva, non ci sono dubbi. Ma se la confrontiamo con tutti gli altri prodotti analoghi, dobbiamo almeno riconoscerle lo status di fenomeno vero e proprio. Non ci sono altre parole per definire un telefilm che, dopo aver esordito sulla televisione inglese nel lontano 1963, non ha cessato di essere realizzato e trasmesso per ventisei anni consecutivi, producendo altrettante stagioni (in gran parte inedite in Italia), con la longevità mantenuta possibile dai cambi di attori nel ruolo principale (William Hartnell il primo, Tom Baker il più longevo) e dalle possibilità narrative praticamente interminabili (viaggi in qualsiasi epoca della storia e del futuro e in ogni remoto angolo dell'universo). Un arco narrativo così ampio permise di costruire una mythology degna della migliore saga, includendo svolte inattese e avversari ricorrenti, su tutti i terribili alieni Dalek, popolari almeno quanto il Dottore stesso. Con Christopher Eccleston, lo spilungone di cui si parlava prima, Doctor Who è approdato nell'era digitale, un vero universo di nuove possibilità spettacolari ora anche alla portata di una produzione televisiva, portando con sé tutto il fascino di un eroe atipico. Il Dottore, infatti, non combatte né ha superpoteri mirabolanti. Le sue armi più affilate sono conoscenza, intuito e ironia, e il nono Dottore ha saputo fronteggiare minacce di dimensione cosmica senza perdere il suo inglesissimo contegno.


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Vecchio, nuovo Dottore


Ma il tempo corre veloce, soprattutto quando ci viaggi attraverso, e anche la nona vita è giunta presto al termine. Voci dicono che Eccleston abbia semplicemente lasciato la serie per non rimanere ingabbiato nel personaggio; certo è che la notizia si è diffusa talmente in fretta da non permettere alla produzione di usare il cambio di attore come colpo di scena alla fine della prima stagione. Anzi, molte sono state le proteste fin dai primi sospetti di abbandono di Eccleston, che il pubblico aveva già imparato ad apprezzare. Un candidato per la parte era Bill Nighy, anziano interprete visto nel cult horror Shaun of the dead (L'alba dei morti dementi) come patrigno del protagonista e, seppur irriconoscibile, nel ruolo del tentacolare Davy Jones di Pirati dei Caraibi 2. La scelta è però caduta sul "giovane e carino" David Tennant, che forse potrebbe avere maggiore appeal sul pubblico più giovane e su quello femminile. Per il resto, Doctor Who rimane il Signore del Tempo che conosciamo, e questo ragazzo minuto nella corporatura ed elegante in maniera classica nel vestire contribuisce al personaggio con un'energia inarrestabile, che sospettiamo non farà sentire la mancanza di Eccleston. I comprimari non cambiano: Rose (Billie Piper) è ancora la compagna di viaggio e spalla inseparabile del Dottore, e non sembra aver impiegato molto tempo ad abituarsi al suo nuovo aspetto. Un po' meno felice è il fidanzato di lei Mickey (Noel Clarke), che dopo aver dovuto aiutare in più occasioni Doctor Who, ora se lo vede ringiovanito ed è ancora più geloso del rapporto tra i due. Con la seconda stagione, dopo aver riabituato il pubblico alle illimitate potenzialità del Tardis, gli autori condurranno il Dottore più lontano di quanto sia mai giunto prima, a partire da una colonia umana su un remoto pianeta, in un futuro altrettanto distante. Affronterà nuove avventure e ostacoli inediti, confrontandosi con una creatura più antica del tempo e all'apparenza inconcepibile persino per lui. Assisterà infine al sorgere di nuovi, letali avversari, e al ritorno della nemesi più temuta di tutte: i Dalek! Insomma, con il secondo ciclo non ci sarà di che annoiarsi, ma visto che spazio e tempo sono interminabili, l'avventura non finisce certo qui. Il pubblico anglosassone ha già assistito allo special natalizio che fa da preludio alla terza stagione. Il Tardis non ha tempo da perdere.

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A cura di www.telefilmmagazine.it