TORINO 23 – Concorso Spazio Italia: Concentramenti di fuori campi, Luci di abissi

Temi e storie che si addensano all'interno di Spazio Italia vetrina di giovani autori, ne emerge un cinema in movimento capace a volte di cogliere nell'essenzialità del formato anche le peculiarità di una storia o di una illuminazione

Le due sottosezioni che compongono la collettiva di Spazio italia denunciano una certa vivacità e propongono una speranza anche per il cinema italiano del futuro. Senza alcuna voglia di partigianeria per il cinema di casa nostra, non si possono non apprezzare alcune interessanti illuminazioni che hanno attraversato questa particolare sezione torinese.

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I temi e le storie possono, in alcune occasioni, trovare delle direttrici comuni. Tra le più battute, sicuramente quella dell'immigrazione. Foku-Fuoco sporco di Claudio Bozzatello, A Ming di Alessandro De toni e Matteo Persiani, Zakaria di Massimiliano e Gianluca De Serio e Colpevole fino a prova contraria di Hedy Krissane, con vari toni e misure, affrontano i temi dell'immigrazione. Di particolare rilievo ci sono sembrati Foku-Fuoco sporco storia di quattro giovani rumeni che vivono estraendo il rame dalle fabbriche dimesse. Lavorano a Sesto San Giovanni nelle acciaierie Falk, oggi fantasma di se stesse. Ma il rame è finito e anche la fabbrica deve essere demolita. Bozzatello racconta il passato utilizzando i filmati dell'epoca in cui le acciaierie funzionavano a pieno ritmo e l'oggi con i quattro ragazzi tra le macerie dell'industria. Davanti a questa sfida alla  memoria non si può non provare un vago senso di sgomento.


Zakaria è un film in cui il tema dell'immigrazione è guardato da una prospettiva trasversale. È il ragazzino maghrebino che deve imparare l'arabo e pregare in una moschea. Conosce solo l'italiano. Due film in cui la voglia di raccontare emerge con estrema limpidezza e in cui i tempi e i ritmi trovano una precisa sincronia e sicuramente inusuali nel panorama che spesso, sul tema, non si allontana dal puro reportage.

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Di altro tenore Il nano più alto del mondo di Francesco Amato. Cade in angoscia Piccolo, nano del circo Piccolo, quando la sua statura comincia a crescere.  La compagna fa di tutto per risolvere il problema, ma per Piccolo è cominciata una trasformazione irreversibile. Capace di cogliere con attenzione il temi di una possibile metamorfosi, il film, immerso, ma non contaminato, dal cinema felliniano, riesce a comunicare la metamorfosi avvalendosi di una capacità visuale che, soprattutto nei primi piani, esprime molte delle sue qualità.

I giochi visivi di Maicol Casale in Prima che arrivi il buio si ritrovano nel volo di stormi di uccelli le cui volute generano fantastiche geometrie e inusuali volumi su un cielo anonimo pronto a accogliere la notte. È un puro piacere della visione, senza alcuna mediazione. Sulle mediazioni della luce e sui riflessi dei liquidi lavora, invece, Graziano Staino che immerge la propria macchina da presa in una sorta di liquido amniotico in cui pare addensarsi un brodo primordiale. Le gabbie dell'infinito, nella sua attesa senza soluzioni,  riesce a svegliare quel senso di smarrimento davanti allo sconosciuto effetto quindi di un lavoro paziente sulla luce e sull'immagine.


Due sono le storie che attingono, secondo quanto si apprende dalle epigrafi in video, alle storie della cronaca. Suicidio di un perito elettrico, un uomo si tumula in una cassa lasciandosi morire, sarà ritrovato molte settimane più tardi. Una sorta di noir, secco e ossessivo, claustrofobico e notturno in cui il commiato dalla vita è tanto doloroso quanto solitario e Francesco Guttuso riesce a trasferire questa vicenda con la secchezza necessaria. Hate me un horror fatto di allucinazioni, quelle che nascono nella mente della giovane donna protagonista quando comincia a riflettere sul concetto di esistenza. Le sue allucinazioni la porteranno ad una fine prematura.


Una segnalazione merita Lukas di Alessandro Nico Savino che guarda Lukas invecchiare in un ospizio e questi, a sua volta, guarda, con la memoria spenta dall'alzheimer, i propri ricordi di gioventù segnati dalla guerra. Un film che, nell'osservazione del suo protagonista, è capace di narrarne la vita senza lasciarsi mai tentare dalla mistificazione della commozione.

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