VENEZIA 69 – “Gaosu tamen, wo cheng baihe qu le (Fly with the crane)”, di Li Ruijun (Orizzonti)

In un villaggio della campagna cinese l’anziano Ma, un tempo costruttore di bare, sta finendo di decorare quella per il suo amico e coetaneo Cao. Al ritorno da un periodo di soggiorno a casa di uno dei suoi figli che vive in un villaggio vicino, Ma viene a sapere che il suo vecchio amico è morto ed è stato seppellito, come vuole la tradizione, in un terreno nei pressi del lago. Purtroppo però, le autorità locali vengono a sapere dell’accaduto e fanno riesumare il cadavere di Cao e cremarlo come, invece, vuole la legge. A quel punto Ma è preso dallo sconforto sentendo la sua fine vicina ed essendo persuaso che la cremazione non possa consentirgli di raggiungere dignitosamente l’aldilà come, invece, avverrebbe se, una volta sepolto vicino al lago, la sua anima venisse accompagnata, come vuole la tradizione, da una gru bianca. A questo punto per Ma non resta altro obiettivo, nei suoi ultimi giorni, che organizzare la sua sepoltura in modo che questa non venga scoperta dalle autorità.

 

Tratto da un romanzo di Su Tong, notissimo in patria e molto pubblicato anche in Italia: autore, fra l’altro di quel “Mogli e concubine” dal quale è tratto Lanterne Rosse di Zhang Yimou, il film di Li Ruijun affronta una tematica ricorrente nella cinematografia cinese contemporanea che è quella dello scontro tra tradizione e modernità, e lo fa con uno stile estetizzante, grazie alla fotografia di Yang Jin ed alla colonna sonora di Xiao He.

La riflessione è qui spostata in un contesto, quello cioè delle zone rurali più povere ed arretrate, nel quale si potrebbe immaginare che siano ancora i millenari precetti della tradizione a guidare i comportamenti sociali, ma non è più così; li dove non era arrivato il comunismo, sono state le leggi del mercato e dello sfruttamento intensivo dei terreni (è vietato dalla legge essere seppelliti a terra, ed è quindi obbligatorio essere cremati, perché le sepolture tolgo spazio alle terre coltivabili) a cambiare definitivamente lo stile di vita degli abitanti. Non è un caso, allora, che saranno proprio i più giovani (consapevolmente o meno) e seppellire (letteralmente) gli anziani e le loro tradizioni.