Venezia 80 – La Bête. Incontro con Bertrand Bonello

Approda in concorso alla Mostra di Venezia 2023 il nuovo film del regista francese con protagonisti Léa Seydoux e George Mackay, un melodramma alla Henry James in chiave sci-fi, e non solo

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Approda al lido La Bête, il nuovo film di Bertrand Bonello in concorso per l’80° Mostra d’arte cinematografica di Venezia. A distanza di un anno da Comail regista francese racconta in conferenza stampa il procedimento creativo che ha condotti lui e il produttore Justine Taurand a realizzare il film: “Siamo partiti per realizzare questo film con tanti desideri, come per esempio il voler fare un melodramma. E da ciò il rimando è subito legato a Henry James, perché penso che non ci sia niente di meglio in questo ambito letterario. Ma in un certo senso volevo anche farlo esplodere, stravolgere, mescolandolo con tanti generi come la fantascienza, portando l’Amore e la Paura oltre. Ed è così che ho tradito la materia letteraria del racconto di James.”

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Successivamente Bonello si sofferma sull’impatto con la fantascienza, fino ad ora quasi mai rintracciata nel suo cinema: “La fantascienza non fa proprio parte nella mia cultura, ma so che le due vie principali attraverso questo genere oggi sono la digitalizzazione attraverso l’uso della tecnologia e il tema apocalittico. Mentre io volevo cercare una terza strada, unendo la sci-fi con un impianto fiction non così tanto distante dal nostro presente, togliendo unicamente gli elementi base della nostra cultura come per esempio i social e in generale internet. Ed è stato un modo per ragionare sulla mia personale visione del futuro.”

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Anche se l’interprete non era presente in conferenza per via dello sciopero degli attori e sceneggiatori, Bonello si è espresso sulla performance della sua protagonista interpretata da Léa Seydoux, con la quale aveva già lavorato in Saint Laurent: “Sì, il suo personaggio è il primo protagonista al femminile totalmente centrale all’interno dei miei film. Anche all’inizio, con la scena del Green Screen, ho voluto chiarire l’importanza del personaggio di Gabrielle e in generale di Léa Seydoux, protagonista anch’essa della mia visione sull’opera. Infatti ci sono molte scene in cui lei è da sola, sia nel 2014 che nel 2044, e le sue uniche interazioni con le persone sono attraverso voci registrate. Era da tempo che io e Léa cercavamo un progetto da realizzare insieme, nonostante lei abbia partecipato a due miei film ma in ruoli minori. Ciò che mi piace di lei è che una persona molto curiosa ed intuitiva, continuamente pronta a scoprire il personaggio nella sua totalità.”

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