#Venezia76 – Joker Begins

La Warner Bros in concorso alla 76esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di  Venezia è già di per se una notizia atipica, ancor più se pensiamo che il film presentato è un cinecomic.


Settembre 2018: il regista del film, Todd Phillips (Una Notte da Leoni, Trafficanti), pubblica una foto sul suo profilo Instagram: si tratta di un’immagine del protagonista, Joaquin Phoenix, con il volto provato. La didascalia riporta un nome: “Arthur”. Il Joker ha finalmente un’identità.
La pubblicazione graduale di foto e clip dal set è stata un’iniziativa di marketing interessante, in quanto ha permesso alla nuova trasposizione cinematografica del Joker di farsi spazio con veemenza nel cuore del pubblico, ancora legato non tanto al Joker di Jared Leto (Suicide Squad, 2016) quanto a quello di Heath Ledger (Il cavaliere oscuro, 2008).
Una produzione decisamente rischiosa, sia per quanto concerne il personaggio trasposto, che ad ogni versione portata sullo schermo amplifica il livello di responsabilità e pressione sul malcapitato attore, e sia per il dissenso di un pubblico fumettista, sempre pronto a fare paragoni tra i diversi media. Difatti, le prime immagini rilasciate, accompagnate dal camera test del trucco ufficiale del personaggio, hanno acceso fin da subito svariati dibattiti. Ma le intenzioni di Todd Phillips, per la prima volta in concorso per il Leone d’oro, sembrano avere come obbiettivo il far familiarizzare gli spettatori con l’arrivo di una nuova performance tutta autoriale, preparando il pubblico ad abbandonare il fantasma del Joker di Ledger per poter così abbracciare un nuovo punto di vista.
Così ha detto: “Non è nemmeno Joker, è la storia di come si può diventare Joker”.
Infatti, dal film, più che il fastidioso gioco del marketing che si nasconde dietro, si percepisce maggiormente l’amore del regista verso la sua creazione, preannunciata fin dal momento in cui è stata resa nota la personale interpretazione della risata del Joker da parte di Phoenix; una risata vera, carica di malinconia, gioia assopita e tenerezza contorta.

Il trailer di Joker è intessuto di dettagli e momenti cruciali che enunciano interamente la trasformazione di Arthur nel Joker, in una storia d’origine di natura psicologica e personale, che lo distingue dal personaggio del fumetto. È stato reso noto che il film avrà una classificazione rated-R, dunque vietato ai minori; notizia indispensabile che aiuta a determinare il tono dell’opera. Per questo, e per essere un dramma con atmosfera oscura e realistica, Joker di Phillips è più vicino ai film di Martin Scorsese (qui co-produttore) che ai lavori della Marvel. Le inquadrature notturne di Arthur che cammina per la strada o le stesse di lui che si guarda allo specchio rimandano a Taxi Driver (1976); ma il tocco più evidente viene dal parallelismo, sia estetico che di sceneggiatura, tra Joker e Re per una notte (1982), dove Robert De Niro, presente nel film nei panni di Murray Franklin, conduttore di un talk show, interpretava un comico sull’orlo del fallimento (non a caso il titolo del film in lingua originale è proprio ‘The king of comedy‘). Si allontana anche dallo stesso filone DC attuale: nascendo come lavoro stand alone e mettendo Zack Snyder dentro un cassetto, l’opera riparte direttamente dall’ereditá lasciata dal realismo de Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan.

Il trailer si apre con una veduta di Gotham city degli anni ’80 e rispecchia la New York dello stesso periodo, probabilmente durante la crisi economica che ha colpito gli Stati Uniti in quegli anni. Arthur Fleck, che passeggia per la città in una fotografia sporca e opaca, appesantita dai continui fumi che vengono fuori dai tombini, in una cornice invasa da enormi sacchi di spazzatura che ne rappresentano il degrado e il fallimento, viene mostrato come un uomo completamente trascurato dalla società e che infine raggiunge il punto di rottura, da cui non è possibile fare ritorno. Joker parla al passato, ricordando l’essenziale rapporto con la madre, Penny Fleck, interpretata da Frances Conroy, come se stesse cercando di richiamare alla memoria il casus belli che lo ha portato a correggere se stesso e in qualche modo a raggiungere quello che è sempre stato il suo scopo: mettere una faccia felice. Un momento nostalgico che fa da dettame per il tema principale dell’opera, seguito poi da ben altri contenuti, come la sensibilità alle malattie mentali (si vede come l’obiettivo della cinepresa si focalizza sul taccuino di Arthur, e in mezzo alle battute scritte si scorge una frase amara, calca di dolore: “la cosa peggiore di avere una malattia mentale è che le persone si aspettano che tu ti comporti come se non l’avessi”) e la cruciale lotta tra ricchi e poveri che conduce all’odio verso l’intero sistema capitalistico (sulle mura si intravedono dei manifesti che figurano Tempi Moderni di Charlie Chaplin).

Basta una giornata storta per trasformare il migliore degli uomini in un folle: questo è ciò che è Joker, questo è ciò che la sceneggiatura, scritta a quattro mani con Scott Silver (The Fighter,2010), sembra voler raccontare. All’inizio del trailer si vede Arthur, triste, solo e malinconico mentre sale per una buia scalinata; alla fine, invece, si può ammirare il Joker, di giorno, che balla e ride come se fosse il momento migliore della sua vita mentre scende per quelle stesse scale. Arthur prova ad essere felice, prima indossando una maschera di plastica, ma poi inglobando totalmente la figura del Joker: ora non lo interpreta più, lui è il Joker.

Foto di Joaquin Phoenix sulla copertina di EMPIRE

‘Ho sempre pensato alla mia vita come a una tragedia. Adesso vedo che è una commedia.’ Questa frase esprime il concetto unico che collega questa trasposizione a tutte le altre. Potrebbe addirittura essere un riferimento alla forma espressiva dello stesso regista, famoso per le sue commedie brillanti dal tono tragico. Joker è sempre stato un personaggio inscrutabile, e proprio per questo guadagna il suo spin off sullo schermo; perché il Joker non è più solo un personaggio dei fumetti, ormai è anche un personaggio che appartiene al cinema.

 

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"