OSCAR 2010 - Hurt Locker, mon amour!
L'edizione degli Oscar 2010 è stata un vero trionfo per The Hurt Locker, con ben sei riconoscimenti (Film, Regia, Sceneggiatura originale, Montaggio, Suono, Effetti sonori) a celebrarne le indiscutibili qualità cinematografiche e "politiche". E' stato sopratutto un grandissimo successo per Kathryn Bigelow, straordinaria cineasta, autrice di capolavori fondamentali per la cinematografia americana degli anni Ottanta e Novanta (Il buio si avvicina, Point Break, Strange Days) meritatamente tornata in auge con un film comunque scomodo, personale, lontano dai parametri hollywoodiani
Piuttosto in linea con quelle che erano le previsioni di alcuni addetti ai lavori e bookmaker, il colosso cameroniano Avatar, costoso e rivoluzionario campione di incassi candidato a 9 premi Oscar, s'è dovuto inchinare al "piccolo" (budget attorno ai 12 milioni di dollari e incassi non superiori ai 15) The Hurt Locker di Kathryn Bigelow. Il DOSSIER con cui, a distanza di un anno e mezzo dalla sua uscita italiana in sala, abbiamo deciso di celebrare il grande film della regista americana voleva in parte essere benaugurante per un film che ci rimase dentro fin dalla sua anteprima veneziana. E altrettanto deve essere successo ai membri dell'Academy se è vero che mai era accaduto che un film con così scarsa fortuna al botteghino riuscisse ad aggiudicarsi i premi più importanti. Per The Hurt Locker la scorsa nottata è stata un vero trionfo, con ben sei riconoscimenti (Film, Regia, Sceneggiatura originale, Montaggio, Suono, Effetti sonori) a celebrarne le indiscutibili qualità cinematografiche e "politiche". E' stato sopratutto un grandissimo successo per Kathryn Bigelow, straordinaria cineasta, autrice di capolavori fondamentali per la cinematografia americana degli anni Ottanta e Novanta (Il buio si avvicina, Point Break, Strange Days) meritatamente tornata in auge dopo un decennio di difficoltà distributive e "industriali", con un film comunque scomodo, personale, lontano dai parametri commerciali.
Il successo di The Hurt Locker si inserisce così nella tradizione di quei grandi war-movie del passato che ciclicamente si sono meritati da Hollywood riconoscimenti e rispetto incondizionato (Il cacciatore nel 1978 e Platoon nell'86 sono i casi più emblematici). Una vittoria ancora più importante se contestualizzata all'interno di un'edizione che oltre al film di Cameron vedeva accantiti rivali come il Tarantino di Bastardi senza gloria e Tra le nuvole di Reitman. Entrambe le pellicole sono tornate a casa con un pugno di mosche o quasi, raccogliendo in tutto un solo Oscar, meritatissimo peraltro, al Christoph Waltz di Bastardi senza gloria. Tralasciando con rammarico la ormai inconciliabile distanza tra l'Academy e Michael Mann, il cui Nemico pubblico era stato ignobilmente snobbato già nelle nomination, quella di questo 2010 è stata probabilmente un'edizione tra le più alte per livello qualitativo, con i quattro film principali (Avatar, Bastardi senza gloria, The Hurt Locker e Tra le nuvole) molto probabilmente già destinati, lo vedremo tra qualche anno, a diventare veri e propri classici della cinematografica americana. Così come un classico del cinema francese lo diventerà senza dubbio Il profeta di Jacques Audiard, capolavoro assoluto del regista di Tutti i battiti del mio cuore, di imminente uscita nelle sale italiane. La sua mancata premiazione nella categoria del miglior film straniero è forse l'unica nota davvero deludente di una serata che ha visto altri momenti indimenticabili nel meritatissimo Oscar conquistato dal grande Jeff Bridges per Crazy Heart e nell'inaspettato, ma toccante, omaggio a John Hughes.
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