"La maschera di cera", di Jaume Collet-Serra
Opera in due tempi e a due marce, quella dell'attesa e quella dell'avvampamento, che riesce ad ingranare a tratti "la terza" orrorifica ma anche quella gustosamente sadica di veder trafitto a morte, seppur solo fictionalmente, quel pastiche trash mass-mediatico che va sotto il nome della viziata (e viziosa) ereditiera Paris Hilton.

Quando nel 1835 fu inaugurato a Londra quello che sarebbe diventato il museo delle cere più famoso al mondo, intitolato alla modellista Madame Tussaud, nessuno immaginava che nel secolo successivo lo scrittore Charles S. Belden ne avrebbe ricavato suggestioni per una piéce destinata a divenire altrettanto celebre. Il grande mitteleuropeo e superamericano Michael Curtiz ne trasse nel 1933 la prima versione cinematografica che scosse potentemente i nervi delle masse ed esattamente 20 anni dopo il 3D fu la "scusa tecnica" perché il professional (anch'egli ungherese come Curtiz e specialista di western di serie B) André De Toth ne girasse il remake con un Price d'annata nei panni dell'artista, folle creatore di sculture di cera sotto le quali albergavano vittime in carne ed ossa. Dopo l'adattamento realizzato da Sergio Stivaletti nel 1997", ecco la rivisitazione firmata dall'esordiente regista spagnolo Collet-Serra che realizza un'opera in due tempi e a due marce, quella dell'attesa e quella dell'avvampamento, che riesce ad ingranare a tratti "la terza" orrorifica ma anche quella gustosamente sadica di veder trafitto a morte, seppur solo fictionalmente, quel pastiche trash mass-mediatico che va sotto il nome della viziata (e viziosa) ereditiera Paris Hilton. Così anche Collet-Serra rimastica il già visto (l'immancabile ponte da attraversare per piombare in un'altra, spaventosa, dimensione come praticamente ogni horror ambientale nel cinema moderno da la La casa in avanti) ma con uno stile essenziale e pulito capace di farci attendere con la doppia marcia sopracitata, o meglio di disseminare il percorso di piccoli tocchi di tensione che generano una progressiva, lenta ma inesorabile crescita del mostruoso e dell'angosciante che divampa come cera fusa nella seconda parte. A sostenere tutta l'impalcatura registica si rivela fondamentale lo splendido paesino fantasma creato dallo scenografo Graham Walker (Mad Max e Gothica) che ospita surreali cadute di tono (il dito della ragazza intrappolata tagliato con la cesoia dal gemello dello scultore) come inquietanti e riuscite divagazioni barocche di cinema-nel-cinema (la sala, nel quale si ambienta parte dell'inseguimento finale, che proietta bogdanovichiamente e aldrichianamente come last picture show Che fine ha fatto Baby Jane?) od omaggi dal sapore cormaniano, ovvero il liquefacente finale che distrugge il set-madre della House of wax come un Hollywood party invertito di segni (di genere).
Titolo originale: House of wax
Regia: Jaume Collet-Serra
Interpreti: Paris Hilton, Elisha Cuthbert, Chad Michael Murray, Jared Padalecki, Brian Van Holt, Jon Abrahams
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Durata: 102'
Origine: Usa/Australia, 2005
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