CANNES 58 - "Sangre" di Amat Escalante (Un certain regard)

Il film, opera prima di Amat Escalante, racconta la misera esistenza di un uomo la cui colpa è la rinuncia alla vita. Uno "sguardo giovane" che mostra i suoi personaggi senza esporli alla vita, al cinema, allo scorrere delle immagini che si offrono al nostro sguardo, incapaci di penetrarlo o lasciarsi penetrare da esso.

Senza desiderio. Sangre, presentato nella sezione "Un certain regard", è l'opera prima di Amat Escalante, nato a Barcellona nel 1979 e trasferitosi giovanissimo in Messico. Il film racconta la misera esistenza di Diego (Cirilo Recio), un uomo la cui colpa (il peccato che assorda la sua anima) è stata la rinuncia alla vita (il film si apre con un piano sequenza in cui il protagonista è steso a terra come se fosse morto): la mancanza a sentire e ad accettare le ferite che scoprono l'anima, perché la vita non può non essere emozione, movimento verso l'esterno di tutto ciò che di profondo il corpo custodisce. Diego si abbandona alla soddisfazione meccanica di bisogni (il cibo e il sesso) senza che l'inesauribilità del desiderio (sentimento in lui assente) possa fecondarne la sterilità e, inghiottito dal suo egoismo, assisterà impotente alla morte della figlia, che aveva cercato in lui affetto e comprensione.

Disperazione, solitudine e voglia di tenerezza, eppure il film di Escalante non ci ha convinto/coinvolto, per il suo scivolare sulla pelle delle immagini, lambirle senza mai accarezzarle, inumidirle di umori invisibili senza bagnarle delle tracce ematiche di un intimo soffrire, scoprire/spogliare i corpi senza far nascere il desiderio di perdersi in loro. Uno "sguardo giovane" che mostra i suoi personaggi senza esporli alla vita, al cinema, allo scorrere delle immagini che si offrono al nostro sguardo, incapaci di penetrarlo o lasciarsi penetrare da esso. Un film che (in)segue il (ri)tessersi delle smaglianti orditure dell'esistenza senza un'esistente cui donarsi/consegnarsi/promettersi; il succedersi di istanti che si dissolvono/perdono nell'assenza di un autentico atto d'amore, come abbandono all'altro (al cinema), alla sua dolente, partecipe fragilità.

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