"Il tempo che resta", di François Ozon

Il cineasta francese sembra aver scelto di filmare la morte come se si trattasse di un qualsiasi soggetto e non una vicenda sentita. E ciò si avverte non solo nell'indifferenza di sguardo ma anche in momenti che, francamente, sfiorano il ridicolo. Ozon appare ormai quasi un Michael Winterbottom alla francese. E non è un complimento

Filmare la morte è sempre un atto estremo per il cinema. O lo si fa con un procedimento documentarista, oppure ogni inquadratura, ogni piano diventa sempre una questione morale. Di pellicole francesi, per esempio, si possono ricordare il riuscito La morte in diretta di Tavernier del 1980 o l'intensissimo e struggente Son frère di Patrice Chéreau, davvero opera sul disfacimento di un corpo. Anche Il tempo che resta - presentato nella sezione "Un certain regard" lo scorso anno a Cannes -  apparentemente si inserisce in questa linea di cinema sulla morte e vede protagonista Romain (Melvil Poupaud), è un giovane fotografo che apprende dal medico che ha un tumore e non gli resta più molto tempo da vivere. Ozon filma fisicamente i segni della malattia come gli atti sessuali, mostra gli altri personaggi che ruotano attorno al protagonista (dai genitori, alla sorella con cui ha un rapporto difficile, alla nonna, alla coppia che gli chiede aiuto per concepire un figlio visto che il marito è sterile) ma Ozon disperde il dolore privato in una serie di azioni che tendono volontariamente a drammatizzare spettacolarmente il dramma personale del protagonista. Ad un certo punto Romain va a trovare la nonna (Jeanne Moreau) e le fa una foto prima di salutarla per sempre. Il personaggio di Il tempo che resta convive sempre con l'immagine, sia quella degli altri (gli scatti fotografici) sia la propria (il guardarsi allo specchio). Ozon poi gioca sul continuo contrasto passato/presente, aprendo il film con Romain bambino sulla spiaggia e chiudendolo sempre su quel luogo con il protagonista ormai adulto. La filmografia di Ozon, da Sitcom del 1998 è ormai vasta (realizza regolarmente un film all'anno) e, tranne i felici risultati raggiunti con Gocce d'acqua su pietre roventi e Sotto la sabbia, appare alquanto informe. Il tempo che resta appare quindi alla fine come un vacuo esercizio narrativo di un cineasta che può apparire anche eclettico ma del quale sembra essersi persa una linea coerente nel proprio modo di fare cinema. In Il tempo che resta il cineasta francese sembra aver scelto di filmare la morte come se si trattasse di un qualsiasi soggetto e non una vicenda sentita. E ciò si avverte non solo nell'indifferenza di sguardo ma anche in momenti che, francamente, sfiorano il ridicolo, come l'immagine di Romain disteso agonizzante sull'asciugamano della spiaggia e un bambino che arriva lì col pallone che non è altri che lui bambino. Ozon appare ormai quasi un Michael Winterbottom alla francese. E non è un complimento...

 

Titolo originale: Le temp qui reste

Regia: François Ozon

Interpreti: Valeria Bruni Tedeschi, Jeanne Moreau, Melvil Poupad, Daniel Duval, Marie Rivière

Distribuzione: Teodora

Durata: 78'

Origine: Francia, 2005

Scrivi un commento
Captcha

Segnala un commento
Captcha

Sono presenti 1 commenti
 
  1. Assolutamente in disaccordo con quanto espresso ..non vedo prima di tutto il parallelismo con Winterbottom . SInceramente non ho visto nessun forma di spettacolarizzazione del dolore , anzi mi pare che Ozon in tal senso sia sempre stato molto riservato al riguardo , puntato proprio sulla poetica dell'EQUILIBRIo e non di certo dell'eccesso. Non lo considero di certo un capolavoro ma nemmeno così scontato e banale come si vuol far credere ..parlare poi addirittura di ridicolo, mi pare veramente eccessivo..vogliamo poi parlare dell'ultima opera di Winterbottom , che se si escludono le due scene violente sulle donne , è palesemente noiosa ( killer inside me ) ??? ai posteri l'ardua sentenza..ah ,ovviamente de gustibus..

    (nella recensione che ho letto sopra .

    Inviato da Sedicinoni il 30/12/2010
 

Cerca nel sito

Cerca nel sito



News

Oscar: dal 2013 addio Kodak Theatre
 La Kodak ha dichiarato bancarotta.
Cruise presentatore degli Academy Awards
Al Kodak Theatre il 26 febbraio
Presentazione del Box Cassavetes
Martedì 7 Febbraio alla Casa del Cinema
E' morto Bill Hinzman, il primo morto-vivente del cinema
Lo ''zombie del cimitero'' nella sequenza iniziale del film di Romero
Corso Salani racconta Nichi Vendola
mercoledì 8 febbraio proiezione di C'è un posto in Italia
Sentieri Selvaggi presenta i suoi corsi primaverili
Venerdì 10 febbraio, ore 19,30 in Via Carlo Botta 19
No Google per i Brangelina
I figli non posso "googlare" i genitori
I 60 anni di Vasco su "Film Tv"
Alexander Payne, Glenn Close e Berlinale
La neve blocca Muller
Rimandato il cda del Festival di Roma per decidere la nomina
Molte novità Minerva-Rarovideo in DVD
Scorsese, Cassavetes, Ferrara, Loach
Omaggio a Ben Gazzara
Il Salento Finibus Terrae omaggia l'attore scomparso
Operazione Paura a Serravezza
Dal 24 al 27 maggio, il primo festival finanziato con il crowdfunding
Doodle Truffaut
 Per gli 80 anni della nascita del cineasta
MacLaine in "Downton Abbey"
L'attrice sarà Martha Levinson
Tributo a Dario Argento
Hollywood omaggia il regista con una retrospettiva
Jim Jarmusch produce un dramedy erotico
Scritto dall'autore del bestseller Go the Fuck to Sleep
CUT salta
annullata la terza lezione
Joe Carnahan per remake del Giustiziere della notte
Il regista di A-Team per il cult movie interpretato da Bronson nel '74
Online la collana DVD Queer Frame
Prezzo speciale per gli utenti
Blake Lively e Benicio Del Toro per Oliver Stone
Prima foto da Savages, tratto da Le Belve di Don Winslow
Addio a Ben Gazzara
 aveva 81 anni
Rooney Mara protagonista per Soderbergh
Al posto di Lively in Side Effects
Corti d'Argento 2012: 30 titoli italiani selezionati
I premi del Sngci assegnati il 23 e 24 marzo durante Cortinametraggio
Dujardin fa scandalo
Per la locandine de Les infideles
La nuova Mostra di Venezia 69 (2)
 Biennale College – Cinema e Light Market