SPECIALE DARIO ARGENTO - E' morto l'occhio! Viva l'occhio!: "Opera"

L’occhio da distruggere, l’occhio da celebrare. L’occhio che uccide, l’occhio che salva. Ferire lo sguardo inutile, dominare lo sguardo che vorrebbe distogliersi; poi, glorificarlo e vendicarlo. Embodied voyeurism, pulsione connaturata. Ci piace guardare, o ci fa orrore? Leggi tutti gli articoli dello speciale

operaInterpreti: Cristina Marsillach, Urbano Barberini, Ian Charleson, Daria Nicolodi, Coralina Castaldi-Tassoni, Francesca Cassola

Durata: 107’

Origine: Italia, 1987

Distribuzione home video: Cecchi Gori Home Video

 

Folle, micidiale metacinema, dove lo sguardo riflette senza sosta su di sé. Artigiano della suspense, pronto a mischiare innocenti e colpevoli, bambine e assassini, vittime e carnefici, Dario Argento è una molteplicità fluida di punti di vista, trapassa insensibilmente il suo sguardo in quello del mostro, nella non-cesura del passaggio dalla casa della protagonista Betty al teatro, nel momento in cui tutto ha inizio. Poco prima, ecco una di quelle sequenze tagliate con l’accetta in cui si riconosce uno dei molti marchi di fabbrica dell’autore: l’incidente di macchina che mette a riposo ‘la grande Mara Cecova’…

L’occhio da uccidere, l’occhio da celebrare. Opera mette in scena un senso - la vista – che non serve a niente,  perché l’immagine – qualsiasi immagine – di per sé è falsa. Anzi, cercare di raggiungere una qualche forma di conoscenza attraverso gli occhi – Mira, l’agente di Betty, ci prova a salvarsi attraverso uno spioncino – può essere letale…

L’occhio che uccide, l’occhio che salva. Un coltello affilatissimo scricchiola sulla superficie televisiva, che solo in apparenza unisce, e irrimediabilmente rinchiude e divide. A quel coltello il montaggio connette l’occhio del corvo, vera e propria ‘regia nella regia’ di questa decima prova del maestro italiano. Lo sguardo-cinema riesce a smascherare l’assassino: è la soluzione del regista di cinema passato a dirigere il ‘Macbeth’ in teatro. Lo sguardo-persona intuisce la via di fuga molto prima che tutto, ancora una volta, precipiti: è Betty che guarda particolari apparentemente insignificanti nel secondo finale…

La sceneggiatura di Opera a volte scade nei dialoghi quasi teatrali, ma mai si concede all’anticipazione e continuamente riconfigura lo sguardo e la storia, mettendo in questione e risolvendo per iperboli ed esasperazioni (il voyeurismo come fonte atavica di morte e orrori e reiterati) il concetto di visione: ferire quasi a morte, con rabbia, con accanimento, con crudeltà, uno sguardo che è inutile; al tempo stesso dominarlo, costringerlo a guardare. E a rispecchiarsi. Il sublime e l’infimo, voci di soprano e rumori di corvi nella splendida apertura.  Embodied voyeurism, pulsione connaturata. Ci piace guardare, o ci fa orrore? La non-risposta è in Betty, sempre sul limite dell’ambiguità, costretta a guardare il suo stesso male. Male genetico di una madre sadica, portato dentro in stralci strascicati di ricordi/sogni. Il male è dentro. La fuga è inibita. Non c’è scelta. Ferire lo sguardo inutile, dominare lo sguardo che vorrebbe distogliersi; poi, in quel meraviglioso e anarchico primo finale nel teatro, celebrarlo, esaltarlo con una spettacolare soggettiva a spirale, vortice di immagini, pura adrenalina; infine, vendicarlo – occhio per occhio

In Opera c’è un accanimento più esasperato del solito sul corpo. Ma soprattutto, non c’è confine tra l’occhio dentro e l’occhio fuori: e con un’inquadratura improvvisa, di dettaglio, Argento costringe anche noi a guardare il coltello infilato nella bocca della vittima. E già, di nuovo, quell’immagine è falsa: quasi pop, decisamente stonata rispetto alla desaturazione ombrosa della fotografia. Con buona pace della verosimiglianza, e lunga vita all’arbitrarietà - Hitchcock da qualche parte, forse,  sogghigna…

Singolare quello stesso accanimento, se si pensa agli eventi negativi nella vita privata di Dario Argento che precedono e accompagnano il concepimento di Opera. Il regista aveva infatti progettato la realizzazione del ‘Rigoletto’ in chiave horror per il teatro di Macerata, ma la direzione artistica si rifiutò di accettarlo; a questo si deve aggiungere la morte del padre, l’imminente divorzio dalla Nicolodi, l’arresto per il possesso di droga.

Il Teatro di Opera è quello regio di Parma, e il film venne girato tra Lugano e Roma: nella scena della fuga nel traffico di Betty, dopo l’omicidio della costumista, è visibile sullo sfondo la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. Le riprese cominciarono il 25 maggio 1987 e terminarono il 14 ottobre; il film venne rilasciato in Italia il 19 dicembre 1987 e negli Stati Uniti solo il 6 Settembre 1991. All'uscita, Opera fu vietato ai minori di 18 anni sia in Italia (dove poi il divieto venne ridotto ai minori di 14 anni) che all'estero. Negli USA il film fu un rated "R", vietato ai minori di 17 anni non accompagnati. Gli effetti degli omicidi furono curati da Scorvoergio Stivaletti. Secondo quanto riportato in un’intervista nel libro di Luca M. Palmerini ‘Spaghetti Nightmares’, per il finale del film Dario Argento si è ispirato al romanzo di Thomas Harris, ‘Red Dragon’.

L’uscita del film fu supportata, a livello promozionale, da ‘Gli incubi’ di DarioArgento, nove cortometraggi della durata di circa tre minuti che il regista girò in 35 mm e presentò all’interno di ‘Giallo’, il programma tv condotto su Rai2 da Enzo Tortora dall’ottobre del 1987 al gennaio del 1998.

In La finestra sul cortile un ragazzo, dopo aver visto il film di Hitchcock in TV, assiste nella realtà ad un delitto. In Riti notturni, una giovane coppia assume una colf di colore, che fa parte di una setta Voodoo: i due saranno le vittime di un rito orgiastico e cannibalistico. In Il verme, una ragazza apprende l’esistenza di una malattia che si trasmette dai gatti agli uomini, provocando una violenta fuoriuscita di vermi dal corpo. Si accorge che il suo gatto ne soffre e che lei stessa è stata contagiata: un verme le sta infatti uscendo da una pupilla. Con un coltello allora la giovane si acceca...In Amare e morire, Gloria viene stuprata da uno sconosciuto che ha il volto nascosto da un cappuccio. La donna sospetta di tre vicini. Allora li seduce: spera così di riconoscere, attraverso il loro organo genitale, il maniaco.  Quando lo identifica, Gloria uccide il suo stupratore. Nostalgia Punk è la storia di una ragazza che butta fuori di casa una chiromante, dopo che la sua predizione si è rivelata negativa. La maga riesce a compiere un sortilegio sul bicchiere della ragazza, che dopo aver bevuto, muore in modo orribile, tra dolori e squarci…Le proteste dei telespettatori portarono da quel momento la Rai a obbligare Argento a ‘moderare i toni’. La Strega è ispirato al racconto di Ray Bradbury ‘Gioco d’ottobre’: il padre della piccola Cinzia, durante la festa di compleanno della figlia, dà il via ad un macabro gioco che consiste nel far passare tra le mani dei bambini le parti del corpo della madre di Cinzia, che lui stesso ha appena ucciso e squartato. In Addormentarsi, un uomo è a letto, quando il suo cane percepisce una presenza invisibile nella stanza. Ombre, un pugnale nell’aria: l’uomo viene ucciso, ma risorge poco dopo con le sembianze di un mostro che divora il cane. Sammy è la storia di una bambina che, rimasta sola in casa la notte di Natale, sente strani rumori e vede minacciose ombre: è Babbo Natale. Ma dietro la maschera c’è un volto alieno…Infine, in L'incubo di chi voleva interpretare l'incubo di Dario Argento, un giovane fan viene invitato dal regista a partecipare ad uno di questi incubi realizzati per la tv. Ma resterà vittima di un diabolico scherzo, ideato dallo stesso Dario Argento...

 

 

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