"Nemico pubblico n.1: L'ora della fuga", di Jean-Francois Richet
Jacques Mesrine sfida il Sistema assaltandolo senza tregua: L'ora della fuga è un durissimo, esaltante e affilatissimo kombat movie che immerge la follia anarcoide e insurrezionalista del bandito nell'incandescente scenario politico e sociale degli anni '70 - raffinato sabotatore dai mille travestimenti, alla stregua delle avanguardie di quegli stessi anni, ha capito che per scardinare il senso comune c'è bisogno di partire da una rivoluzione dell'Immagine.
L'ossessione di Jacques Mesrine non è quella di evadere, fuggire, scappare: già nell'immenso finale del primo film di Richet dedicato alle gesta del gangster francese, riconducendoci così ad una situazione esplosivamente simile al suo mirabolante Assault on Precinct 13, Mesrine appena evaso addirittura tornava armato di tutto punto sul luogo della fuga, il carcere di massima sicurezza, con l'intento bellicoso di liberare tutti i detenuti a suon di bombe e mitragliatrici – il tarlo che ossessiona il personaggio, allora, non è tanto sfuggire al Sistema quanto attaccarlo, creparlo, minarlo, sfidarlo. Da questo punto di vista, questo secondo grandissimo film dell'operazione dedicata a Mesrine è come se non fosse mai uscito da quella jeep in cui, tuta mimetica addosso e arma in pugno, Jacques con lo sguardo spietato e deciso di chi non ha alcuna paura di morire, avanzava ne L'istinto di morte verso le mura del penitenziario stipate di guardie pronte ad accoglierlo. E Richet lascia stavolta davvero cadere d'un colpo qualunque richiamo nostalgico al polar già rimpianto da Aldo Spiniello e che magari poteva fare capolino nell'iniziale nebbiosa parte del primo film, dominata da un Gérard Depardieu “d'altri tempi”: L'ora della fuga è un durissimo, esaltante e affilatissimo kombat movie che immerge la follia anarcoide e insurrezionalista di Jacques Mesrine (un personaggio che davvero sarebbe piaciuto a Sam Peckinpah, tra l'implacabilità di Getaway e il fatalismo di Voglio la testa di Garcia) nell'incandescente scenario politico e sociale degli anni '70, dipinti come un 'epoca di apocalittica violenza schizzata e senza sbocchi. E gli assalti di Mesrine si susseguono senza tregua: rapine alle banche e ai casino, rapimenti, varie spettacolari evasioni, sparatorie, omicidi – mentre continua a tenere fisso nella sua mente il progetto di armarsi di bazooka e far saltare le mura di tutte le carceri di massima sicurezza (qui il dittico di Richet sembra sposare un'ottica quasi edwardbunkeriana, in cui è il sistema repressivo dello Stato – Mesrine sconta nel primo film cinque anni di disumanissimo carcere duro – a creare la “bestia feroce”), il gangster si avvicina sempre di più agli ambienti militanti dell'estrema sinistra, sino a macchiarsi di un ferocissimo omicidio politico picchiando a sangue e sparando alla tempia un giornalista di destra (a sottolineare la gratuità del gesto è la scena più assurdamente violenta del film, insieme alla meravigliosa sequenza finale in cui Richet lambisce finalmente vette melvilliane). La Polizia, che ben si ricorda di essere padrona della notte, si schiera in assetto da plotone di esecuzione, e ad arma spianata setaccia le campagne e le città alla ricerca del “nemico pubblico n.1” da “schiacciare come un pidocchio” (avrebbe detto Tony Musante), in agguati vigliacchi e imboscate infami orchestrate dal commissario Broussard (OIivier Gourmet), sorta di sibillino Pat Garrett comprato dalla Legge per incastrare il Kid ribelle (per tornare a Peckinpah). Vincent Cassel, interpretazione a livelli sommi, è il Vinz de L'Odio che è diventato adulto: con la stessa cieca violenza e irrequietezza implacabile (destinate a travolgere chiunque gli stia accanto, da un nervosissimo Mathieu Amalric alla fantastica Ludivine Sagnier) a stento trattenute dentro le maglie di un ingenuo e approssimativo odio politico, ma con una voglia insaziabile di giocare al bandito puntando le pistole allo specchio: dalle caustiche arringhe in tribunale per l'acquolina dei giornalisti, alle interviste concesse durante la latitanza in cui, sigaro alla bocca, snocciolare i propri proclami rivoltosi come un leader guerrigliero, sino all'autobiografia 'ritoccata' scritta in carcere per riguadagnare le prime pagine dei quotidiani, il Mesrine di Cassel e Richet è un raffinato sabotatore dai mille travestimenti che, alla stregua delle avanguardie di quegli stessi anni, ha capito in pieno che per scardinare il senso comune dei popoli c'è bisogno di partire in primissima istanza da una rivoluzione dell'Immagine.Titolo originale: Ennemi Public n.1
Regia: Jean-Francois Richet
Interpreti: Vincent Cassel, Ludivine Sagnier, Mathieu Amalric, Olivier Gourmet, Gerard Lanvin
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 130'
Origine: Francia, 2008
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