HORROR & SF - Morte e Poesia: la trilogia di Nacho Cerdà
L'uscita negli States di "The Abandoned", l'atteso debutto nel lungometraggio di Nacho Cerdà, offre l'occasione per recuperare la "trilogia della morte" del regista spagnolo: "The Awakening", "Aftermath", "Genesis", tre corti degli anni novanta, nei quali Cerdà mette sapientemente in scena la distruzione (e/o la ricostituzione) del corpo umano

E' appena uscito nei cinema americani The Abandoned, uno degli horror più attesi dell'anno, debutto nel lungometraggio del regista spagnolo Nacho Cerdà. Un autore di punta del panorama europeo, artefice negli anni novanta della "trilogia della morte", un trittico di cortometraggi aventi come filo conduttore la dipartita dal mondo terreno e le sue estreme e sconvolgenti conseguenze. Tre piccoli film legati da un'idea di cinema irriverente e al contempo suadente, scioccante nei contenuti quanto affascinante dal punto di vista tecnico e stilistico.
Cerdà nasce a Barcellona nel 1969, studia regia nella californiana Film School of Cinema and Television, e torna in patria per insegnare presso la scuola di cinema della Catalogna. Il suo debutto alla regia avviene nel 1990 con The Awakening, piccolo esperimento di otto minuti, co-diretto insieme a Ethan Jacobson e Francisco Stohr, in cui pone le basi tematiche della sua controversa ideologia filmica. Girato in un elettrico bianco e nero, senza dialoghi, accompagnato da rumori di fondo stridenti e metallici che riportano vagamente all'utilizzo disturbante del sonoro extra-diegetico nell'Eraserhead di lynchiana memoria, The Awakening è un viaggio fuori dai confini del corpo, compiuto da uno studente che durante una lezione si addormenta per poi ridestarsi e scoprire che il tempo intorno a lui si è fermato. Una sospensione temporale e sensoriale entro cui visualizzare la propria morte e sbirciare ciò che può (potrebbe) avvenire dopo, quando l'anima abbandona il corpo materiale per fluttuare dall'alto e navigare intorno a chi è rimasto quaggiù.
Nel 1994, con Aftermath, da lui scritto, diretto e prodotto, Cerdà realizza uno dei film più scioccanti degli ultimi lustri, entrato nel culto degli appassionati di genere. Aperto da uno schianto automoblistico e da un sinuoso e mellifluo movimento di macchina che mostra dettagliatamente le viscere disfatte di un cane ammazzato, Aftermath si trasferisce all'interno di un (vero) obitorio, situato sei piani sottoterra, in cui la morte è oggetto di depravazione e profanazione, dove chi ha appena visto interrotta la propria vita è destinato ad incontrare un destino ben peggiore di quello che ci si attende nell'aldilà.

I corpi distesi per lungo sui ripiani metallici sono senza ritegno aperti, smembrati, squartati, ricuciti. Il cervello e il cuore sono asportati, ciò che resta della ragazza uccisa nell'incidente è reciso e annientato, nonostante il dolore straziante dei genitori (inquadrati per un attimo ad inizio film, prima di questa ideale discesa agli Inferi). E' come se Cerdà volesse dimostrare l'inutilità dell'involucro corporeo una volta sopravvenuta la morte, quando l'anima si libra in cielo verso territori a noi sconosciuti. A quel punto non resta nulla, il corpo è solo sangue e organi che hanno smarrito la funzione originaria, Dio ha creato le fattezze dell'essere umano per poi abbandonarlo all'atto della dipartita terrena, e a quel punto il corpo in quanto tale assume una significazione deprivata da ogni logica di senso. In quest'ottica, un folle medico (interpretato con perfetta assimilazione da Pep Tosar, attore feticcio di Cerdà che ritroveremo anche nel successivo Genesis) sente su di sè il permesso di osare dove nessuna legge umana lo permetterebbe, e il cadavere della giovane ragazza è denudato, deturpato, violentato, penetrato.
Ma la tematica della necrofilia non si pone al centro della narrazione come nell'indiscusso Nekromantik di Buttgereit: qui è solo un passo, un elemento, un ingrediente di una più ampia ricetta con cui Cerdà distrugge la connotazione primigenia del corpo umano quale contenitore sacro e inviolabile. Il tutto avviene nelle coordinate visive tipiche dello splatter-gore più estremo, virando però verso modalità di messinscena di fascinosa eleganza: bellissima fotografia, ottima direzione delle inquadrature, nessun dialogo (ancora, e sarà così anche in Genesis), e rilassanti brani di musica classica a comporre una vera e propria elegia della profanazione.

Quattro anni dopo, con Genesis, pluri-premiato in vari festival sparsi per il globo, Cerdà conclude la sua trilogia, e realizza un cortometraggio che riesce nell'impresa di migliorare ulteriormente l'efficacia del già seminale Aftermath. Uno scultore perde la sua fidanzata in un incidente, e resta talmente affranto dal lutto che si dedica anima e corpo a ricreare le fattezze della donna amata nelle sculture che compone all'interno del proprio laboratorio. Un processo di creazione che mira a contraltare e sconfiggere la distruzione (la morte di lei), e che gradualmente si traforma in una cronenberghiana metamorfosi: lo scultore inizia a trasformarsi in statua, e al contempo la statua che stava realizzando comincia a farsi di carne e sangue, fino ad assumere realmente le fattezze dell'amata. Ancora una volta è l'eleganza stilistica a regalare ai film di Cerdà un fascino irrinunciabile: la macchina da presa si muove con delicatezza ed efficacia, i contrasti cromatici mirano ad evidenziare gli stati d'animo del protagonista, e nuovamente splendidi brani di musica classica ci accompagnano verso la genesi del più estremo atto d'amore: farsi pietra, e donare la propria vita, per ridare il respiro a colei che non c'è più. Fino al commovente finale, in cui lo scultore, ormai divenuto interamente statua salvo un occhio ancora umano, riceve la grazia da Dio (quel Dio perduto e dimenticato in Aftermath): poter, per un solo magico istante, vedere il risultato della propria ultima e definitiva opera, il corpo nudo di lei, di nuovo in vita. Uno straziante atto di poesia in cui l'Arte codifica e incide per l'eternità il connubio tragico tra Amore e Morte.
La trilogia è disponibile in un ottimo Dvd edito da Unearthed Films, ricco di contenuti speciali (making of, interviste a Cerdà, commento audio, storyboards), in vendita su web in tutti i siti specializzati.
THE ABANDONED trailer
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