“Benvenuti al sud”, di Luca Miniero
Ricordando certo cinema di Totò e Edoardo De Filippo, Miniero, per la prima volta regista unico - dopo aver a lungo lavorato in coppia con Genovese - guarda a un film caricaturale, come è nelle sue corde, e cerca di trasferire dal cinema d’oltralpe quel senso giocoso, politicamente scorretto, costruendo così una commedia garbata, corale, in cui la questione meridionale non diventa pretesto politico intorno al quale costruire il film ma il terreno di scambio, di incontro delle differenze politiche, sociali e culturali
Benvenuti nel sud della speranza, della raccolta differenziata, dei luoghi comuni, un sud in cui l’umanità e il calore della gente mettono in ombra qualunque pregiudizio sulla criminalità e sulle realtà stereotipate del meridione. Dopo il successo d’oltralpe di Giù al nord (Bienvenue chez le Ch’tis) del 2007, che in Italia a dir la verità non riscosse il medesimo interesse (complice anche un doppiaggio assolutamente inadeguato) si è pensato a un remake italiano in cui il tema del conflitto nord-sud, imperante in questo paese, non fosse facile pretesto per mettere in scena un film ideologico. Il nordista francese, in Italia diventa “terrone”, e la fobia per il glaciale nord, dove impera il gergo provinciale ch’tis, qua diventa il torrido sud.
Così si costruisce l’asse Milano - Napoli, in cui i due protagonisti Alberto (Claudio Bisio) e Mattia (Alessandro Siani) interagiscono attraverso le proprie realtà. Dalla Brianza il direttore dell’ufficio postale Alberto arriva, carico di pregiudizi, con il giubbotto antiproiettili e una crema solare ad alta protezione. Ad accoglierlo invece si trova Castellabate, la zona del Cilento, una realtà calda e rassicurante in cui ognuno sembra onesto, senza legami con la malavita. Accanto a Mattia, il postino, con cui diventerà amico, si muovono i caratteri comici della moglie di Alberto, Silvia (Angela Finocchiaro) più ossessionata del marito dalla fobia di venire assaliti ed uccisi dalla criminalità locale, e la bella Maria (Valentina Lodovini), ragazza del postino, con cui ritornerà insieme grazie all’aiuto di Alberto.
Della sceneggiatura, scritta da Massimo Gaudioso, famoso per il sodalizio con Matteo Garrone, si è scelta intenzionalmente l’idea di lasciarla per lo più invariata rispetto alla struttura originale del film francese di Danny Boon. Ricordando certo cinema di Totò e Edoardo De Filippo, Miniero, per la prima volta regista unico - dopo aver a lungo lavorato in coppia con Genovese - guarda ad un film caricaturale, come è nelle sue corde, e cerca di trasferire dal cinema d’oltralpe (che peraltro ha già comprato il film distribuito dalla Pathé) quel senso giocoso, politicamente scorretto, costruendo così una commedia garbata, corale, in cui la questione meridionale non diventa pretesto politico intorno al quale costruire il film ma il terreno di scambio, di incontro delle differenze politiche, sociali e culturali, raccontate in modo bonario, sentimentale e a tratti farsesco, in cui però è l’intera struttura filmica a risultare comica, più che le singole battute.
Titolo originale: Id.
Regia: Luca Miniero
Interpreti: Claudio Bisio, Alessandro Siani, Angela Finocchiaro, Valentina Lodovini, Nando Paone.
Distribuzione: Medusa
Durata: 102’
Origine: Italia, 2010
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