FESTIVAL DI ROMA 2010 – “Let me in”, di Matt Reeves (Fuori Concorso)

Il regista di Cloverfield traspone il best seller “Lasciami entrare” di John Ajvide Lindqvist, realizzando praticamente il remake dell’omonimo horror svedese del 2008. Abby è un vampiro, destinato a vivere per sempre nel corpo di una bambina e alimentarsi di sangue umano… Il film segna il ritorno dopo 30 anni della Hammer Films, leggendaria casa cinematografica di horror inglese. Felice riflessione sulle smisurate capacità dell'horror di indagare le profonde spaccature e contraddizioni della società moderna

let me inIl regista di Cloverfield, Matt Reeves traspone il best seller “Lasciami entrare” di John Ajvide Lindqvist, realizzando praticamente il remake dell’omonimo horror svedese del 2008 di Tomas Alfredson. È la storia di un’amicizia tra la dodicenne Abby e il suo coetaneo Owen. Timido e schivo con i suoi compagni di scuola, il ragazzino stringe un forte legame con la nuova vicina di casa, assai diversa da chiunque altro. Cammina a piedi nudi sulla neve, si vede uscire solo di notte e le finestre del suo appartamento sono sempre barricate da giornali e cartoni. E come se non bastasse, la ragazzina è accompagnata da uno strano e tenebroso individuo che si vede furtivo uscire tutte le sere per poi rincasare e sentirlo litigare animatamente. In realtà Abby è un vampiro, destinato a vivere per sempre nel corpo di una bambina e alimentarsi di sangue umano… Il film segna il ritorno dopo 30 anni della Hammer Films, leggendaria casa cinematografica di horror inglese. Girato a Los Alamos (New Mexico), il remake è molto fedele al film scandinavo, pur rivitalizzando alcuni scenari tipici e caratteristiche del cinema di genere statunitense. Come alcune sequenze ai limiti dello splatter, l’utilizzo di cromatismi estetizzanti e soprattutto location che evocano desolazione e solitudine. Interessanti e riuscite sono sicuramente alcune scene in particolare: il primo assassinio di una lunga serie, perpetrato in una macchina ferma al passaggio al livello, in cui l’arrivo fragoroso del treno “decompone” la violenza e la vedi consumarsi tra le intercapedini dei vagoni. Rituale ripetuto più tardi in una stazione di servizio.  Matt Reeves si muove agevolmente in un terreno sicuramente ad egli congeniale, senza sperimentare particolari nuove trovare registiche, ma dimostrando un senso della misura notevole ed anche una felice riflessione sulle smisurate capacità del genere horror di saper indagare le profonde spaccature e contraddizioni della società moderna, oltre l’effetto.   
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