FESTIVAL DI ROMA 2011 – “Il mio domani”, di Marina Spada (Concorso)


Un baratro di raggelamento estetico che ha nella repulsione l'unica ragione del suo essere, nella convinzione che questa strada possa essere l'unica per raccontare il fallimento emozionale dell'esistenza contemporanea. La sensazione è però quella che più che altro a rinchiudere i personaggi di certe storie di certo alt-cinema italiano negli appartamenti di vetrate e design non sia l'isolamento dei nostri tempi, ma una certa comoda pigrizia espressiva

Sapessi com’è strano 
Aspettare il tram qui a Milano 
Io faccio dei ponteggi 
Non mi piacciono le leggi di Milano 



Ci risiamo. Qualcuno suggeriva a Venezia di disegnare su una mappa dell’appartamento le linee dei movimenti dei quattro personaggi di Carnage di Polanski e quelle della macchina da presa, per vedere la composizione che ne sarebbe venuta fuori (quale simbolo di ancestrale paganesimo polanskiano?). Dovessimo adottare la stessa proposta per questo nuovo film di Marina Spada (della quale Come l’ombra, del 2006, c’era parso decisamente più onesto), probabilmente dall’incrocio tra le linee tracciate dalla protagonista Claudia Gerini e quelle disegnate dalla mdp della cineasta verrebbe fuori un grande punto interrogativo (dalle curve stilisticamente perfette, diciamo un punto interrogativo in tahoma). In quasi ogni sequenza infatti l’idea portante del film della cinepresa fluttuante che segue una sua elegante e morbida traiettoria con punti di partenza e arrivo all'interno del campo indipendenti dai movimenti degli attori, seppur magari teoricamente suggestiva, si tramuta però più volte nel sospetto che il film possa essere stato girato con l'automavision escogitato da Von Trier per il suo Il grande capo. Quando infatti casualmente la parabola della mdp sembra impattare finalmente su un personaggio, l'istinto è quasi quello di preoccuparsi che la Gerini non finisca proprio per inciampare nell'obiettivo prendendo una sonora botta in fronte sul vetro dell'ottica, come fossimo in un film di Mel Brooks.
Se il parallelo è quello con gli schemini geometrici che la protagonista disegna sulla lavagna all'interno dei suoi corsi di aggiornamento per aziende (raddoppiato anche dal collegamento con il lavoro invece tutto artigianale del padre contadino e falegname che si costruisce la bara da solo, Raffaele Pisu), più che a livello formale ci pare di vederlo a livello tematico, dove nelle banalità misticheggianti delle lezioni della protagonista ritroviamo la stessa essiccante stilizzazione di argomenti universali che colpisce la Milano del film (grigia, desolata e bitumica come potevamo aspettarcela), e le irrisolte sequenze al corso di fotografia.
Il “ci risiamo” dell'inizio è allora riferito a quell'indimenticata edizione del Festival di Venezia in cui in Concorso vennero presentati L'ora di punta di Vincenzo Marra e Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi: era da quei giorni di settembre 2007 che non avevamo la stessa sensazione di imbarazzo e fastidioso disagio davanti a un'opera italiana, fraintendimento dell'idea stessa di stile e cura formale (anche dei modelli “di riferimento”, hai voglia a parlare di Antonioni...), punto di non ritorno di caduta in un baratro di raggelamento estetico che ha nella repulsione l'unica ragione del suo essere, nella convinzione che questa strada possa essere l'unica per raccontare il fallimento emozionale dell'esistenza contemporanea.
A sentire la tromba di Fresu e la chitarra di Ferra in colonna sonora, la sensazione è che più che altro a rinchiudere i personaggi di certe storie di certo alt-cinema italiano negli appartamenti di vetrate e design non sia l'isolamento dei nostri tempi, ma una certa comoda pigrizia espressiva.

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Sono presenti 10 commenti
  1. Bel film!


    Inviato da ALice il 11/11/2011
  2. Gerini convincente e Spada molto brava e realistica.
    Mi è piaciuto! :)

    Inviato da Saretta il 11/11/2011
  3. Ho visto questo film al Festival del Film di Roma anche io, non sarete stati un pò troppo severi nel giudicare?
    Onestamente mi è piaciuto parecchio ed ho scoperto una Gerinimolto brava nel ruolo drammatico.

    Inviato da La_Gi il 09/11/2011
 

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