Aeffetto Domino, di Fabio Massa

Al secondo lungometraggio dopo Linea di Konfine (2010), Fabio Massa cerca di alzare il tiro e propone la storia del trentenne Lorenzo, insegnante gay che si trova combattuto tra inseguire il suo sogno di educatore in Africa e l’amore per il fidanzato Fulvio. Un melanoma cutaneo lo costringerà a rivedere le priorità della vita e causerà un effetto domino sulle esistenze di chi gli è accanto.
Sin dalle prime immagini africane del film, girate in Egitto e in Senegal, si avverte un forte sguardo empatico verso l’ambiente e i personaggi e un tentativo di riportare intatti colori e luci di quei luoghi. L’atmosfera gioiosa e in alcuni tratti sognante è spezzata dal trillo di un telefonino che annuncia a Lorenzo il dramma di una diagnosi infausta.

Fabio Massa interpreta Lorenzo con grande attenzione nel modificare il tono della voce e nella comunicazione non verbale secondo l’alternanza di speranza e delusione. Nella prima parte la sceneggiatura supporta l’aderenza dei personaggi ai loro ruoli e l’espediente del flashback fa ricomporre il puzzle narrativo con l’ immedesimazione nel protagonista. Intelligente è anche l’uso di registrazioni da camera amatoriale in forma di diario postumo sul modello di My Life (1993) di Brice Joel Rubin che spezzano con armonia il ritmo dell’opera creando continui diversivi. Il casting è appropriato e l’intesa tra gli attori è percepibile ad ogni scena: tra tutti ricordiamo il dottore amico di famiglia interpretato dal bravissimo Salvatore Cantalupo (Gomorra, Corpo Celeste), la madre del protagonista Cristina Donadio che dalla ferocia della serie Tv Gomorra passa alla pietà misericordiosa verso il figlio malato e infine il padre conservatore Pietro De Silva (La vita è Bella, L’Ora di Religione, Non ti Muovere).
Lo sguardo di Massa verso il mondo omosessuale è privo di luoghi comuni e di clichè e ricorda molto il cinema di Ferzan Ozpetek; non è un caso che nella parte di Fulvio ci sia un attore come Ivan Bacchi che abbiamo notato in molte opere del regista turco naturalizzato italiano (Le Fate Ignoranti, La Finestra di Fronte, Un Giorno Perfetto). Altro punto a favore dell’opera è la rappresentazione del mondo infantile, sia il piccolo Khalid che gli altri bambini sono diretti in maniera naturale, senza forzature e regalando momenti di spontanea ironia.

Nella seconda parte il film sembra sfuggire di mano al suo autore che al tocco di matita preferisce l’evidenziatore: certi litigi urlati sembrano un po’ troppo sopra le righe e anche i dialoghi lasciano trasparire più di un imbarazzo, rendendo ampio il confine tra lingua scritta e quella parlata. La deriva melodrammatica nel finale è caratterizzata da insistiti primi piani, spesso accompagnati di abbondante musica extradiegetica in maniera tale da colpire lo spettatore sotto la cintura. E’ un peccato perché prolungare l’inquadratura oltre il dovuto e insistere in un montaggio che svela a turno, attorno al letto di dolore, la reazione emotiva di ogni singolo personaggio, porta l’opera troppo vicina al modello televisivo.
Resta però intatto il messaggio di Fabio Massa che non vuole approfondire gli aspetti della malattia o inserirli in un contesto sociopolitico ma verificare attraverso frammenti esistenziali l’impatto emotivo di un evento improvviso e imprevedibile.
Alla fine rimangono i momenti felici, le condivisioni, le lotte per la sopravvivenza; al contrario il risentimento, la mancanza di perdono e la solitudine non fanno che moltiplicare i problemi. Anche se i tasselli del domino crollano ad uno ad uno e l’Africa diventa un sogno lontano, alla fine della vita quel che conta è avere amato.

Regia: Fabio Massa
Interpreti: Fabio Massa, Mohamed Zouaoui, Cristina Donadio, Pietro De Silva, Salvatore Cantalupo, Ivan Bacchi, Martina Liberti
Origine: Italia, 2017
Distribuzione: Ismaele Film
Durata: 80′

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