#Berlinale2016 – While the Women Are Sleeping, di Wayne Wang

Come un lungo sogno. In un cinema che non si riesce più a risvegliare ed è tormentato dai suoi incubi. A cinque anni da Il ventaglio segreto, Wayne Wang reinventa la sua sopravvivenza in una doppia realtà (come aveva già fatto a Hollywood con operazioni straordinariamente fallimentari come Un amore a 5 stelle e Il mio amico a quattro zampe servendosi di un altro spettro, quello di Takeshi Kitano. Qui è Sahara, un uomo anziano che si trova a bordo piscina con una ragazza, Miki. Non sono padre e figlia. E attirano così subito l’attenzione di Kenji, uno scrittore che si trova in vacanza con la moglie Aya e sta cercando ispirazione per il suo nuovo romanzo. Entrando poi in confidenza con la strana coppia, l’uomo scopre che Sahara filma ogni notte Miki con una videocamera mentre sta dormendo. E diventa sempre più prigioniero delle proprie fantasie.

Tratto dal racconto di Javier Marías, Wang realizza un’altra strana sfida, tremolante in un digitale che cattura ma non ferma le forme del desiderio, in filmati video e fotografie che sono come allucinazioni. In una scena lo scrittore è nascosto sotto il letto e vede il piede di Miki prima che si spohli del tutto per andare a fare la doccia. Da quel momento non si distingue più cosa sta vedendo o quello che crede di vedere. Un saggio sulle ipnosi del cinema in cui Wang (si) rimette in discussione con apparizioni che richamano Takashi Miike, le tracce di un romanzo che si sta scrivendo, i respiri tra il sonno e la veglia che portando a successive allucinazioni. La pioggia, la scogliera, forse il film d’acqua che da la forma ai pensieri, alle creazioni nei labirinti della mente. Un cinema troppo nuovo o superato, che perde forma e consistenza, che si snatura e si perde. Verso le zone più ignote. Wang appare qui un cineasta che non ha più a che fare con questo cinema. Forse non lo ha mai fatto, neanche negli Usa. E ci si chiede: While the Woman Are Sleeping ci è piaciuto? No. Quindi non ci è piaciuto? Non è vero.