Il paese dove gli alberi volano, di Davide Barletti e Jacopo Quadri

Nell’arte, nelle sue molteplici forme, necessitiamo di un passaggio individuale che ripercorre esperienze già vissute da altri, per comprenderne ed interiorizzare il significato.

Potrebbe essere questo il sottotesto del ritratto cinematografico di uno dei più importanti esponenti del teatro contemporaneo, Eugenio Barba. Il paese dove gli alberi volano, presentato come Evento Speciale alle Giornate degli Autori a Venezia, ripercorre il training  dei festeggiamenti del cinquantesimo anno dell’Odin Teatret, la compagnia teatrale, o meglio, il laboratorio transculturale fondato da Barba nella prima metà degli anni ’60 ad Oslo.

il paese dove gli alberi volanoLa raccolta cittadina di Holstebro è lo spazio dove realtà teatrali e performative distanti nello spazio e nelle origine del tempo dialogano attraverso la pratica rigorosa. Fondamento stesso del teatro antropologico di Barba, che osserva continuando a studiare l’uomo nella situazione di una rappresentazione. Kenia, India, Bali, Brasile, Europa sono corpi attraverso i corpi che seguono la propria partitura gestuale amalgamati da Barba con la musica e la danza. La mdp non molla il centro energetico del regista-antropologo, che quasi ottantenne, tiene testa al vigore di un gruppo di giovanissimi danzatori di Naerobi, segue il volo di palloni minacciati dal vento, si siede accanto allo spettatore ricercando lo stupore che si prova di fronte ad un albero che vola. Un albero morto che torna in vita. Ma la stretta mdp lascia poco spazio al coro dell’Odin Teatret, agli attori-registi-fondatori della compagnia, che sono bios dell’Odin stesso: Julia Varley, Jan Ferslev, Tage Larsen, Iben Nagel Rasmussen, Roberta Carreri aprono e chiudono repentinamente lo spettacolo-Barba, le sue mani, gli occhi vigili, il suo corpo privo di peso che passeggia fasciato di segreta energia.

Sembrerebbe questa una sottrazione ingiustificata, un senso di incompiutezza che minaccia la celebrazione del teatro dal principio e nel suo continuo divenire, ed invece, richiamando la necessita del passaggio individuale nell’arte, la saziamo ripercorrendo in diretta la ricerca non solo tecnica ma anche etica del prodotto spettacolare così come Barba lo sente e lo trasmette con e attraverso l’altro. Da questa prospettiva l’opera di Jacopo Quadri e Davide Barletti è propedeutica del teatro eurasiano di Barba, studioso imperituro della pura forma-movimento, dell’arte nelle sue molteplici forme, negli accostamenti, contraddizioni e dissonanze attraverso cui si esprime il villaggio globale.

Regia: Davide Barletti, Jacopo Quadri

Interpreti: Eugenio Barba

Distribuzione: Wanted

Durata: 77′

Origine: Italia 2015