Libere, di Rossella Schillaci

Libere di Rossella Schillaci induce ad una immediata riflessione che si sostanzia nella cruciale domanda di quanto le immagini del passato, che si fa lentamente sempre più lontano, storicamente e socialmente, pesino ancora sul nostro presente riuscendo ancora a formare l’immaginario collettivo, si ha il timore che quelle immagini, ricche violente e sempre nuove, tratte dagli innumerevoli archivi che conservano caparbiamente (spesso in assoluta solitudine) quei preziosi reperti, si fanno memoria sempre meno sentita, sempre meno collettiva. La lunga battaglia dell’emancipazione femminile che parte dalla lotta della Resistenza, per continuare, negli anni dell’immediato dopoguerra, con la conquista del voto, proseguendo con l’affrancarsi dal ruolo esclusivo di casalinga al quale la componente femminile sembra naturalmente relegata, costituisce il filo conduttore del film della Libere, Schillaci, 2017documentarista torinese. L’autrice sceglie di attualizzare le vicende, per non lasciarle in un limbo di una bella, ma astratta rassegna di filmati e fotografie, attraverso le numerose testimonianze tratte da altrettante interviste a donne che hanno vissuto e determinato i fatti narrati dalle immagini. Donne che hanno combattuto contro ogni comune sentire e ogni diffusa convinzione che finisca per limitare le possibilità di accesso a quelle attività che sembrano appannaggio solo degli uomini. Il film si fa anche documento che racconta il costume di un’Italia post-bellica che si affaccia ad un’epoca di automazione, tra automobili ed elettrodomestici, ma come in una vignetta di Mordillo, tutto sembra restare immobile (o poco si muove) riguardo alla condizione femminile.

Libere
riempie un vuoto che la cinematografia anche documentaria, aveva lasciato, pur avendo, in più occasioni, ma incidentalmente e quindi solo parzialmente, affrontato il tema. Ci conducono in questa ricerca storica voci importanti del variegato e per nulla marginale movimento di liberazione della donna come quella di Ada Gobetti, Joyce Lussu, Marisa Rodano e molte altre appartenenti al mondo della politica, del sindacato e del lavoro. Libere è un film che ci offre uno spaccato differente anche della Resistenza, mettendo in evidenza il lato debole di una guerra che non è stata tutta maschile, ma nella quale, come non sembrava possibile, si riproponevano, in scala, i temi di una differenza di genere che, date le premesse, sembrava non solo inaccettabile, ma impossibile da verificarsi. Le testimonianze ci dicono il contrario nel perpetuarsi di una Libere_1condizione di insopportabile subalternità da parte delle donne. Da queste premesse, del tutto conformi ai principi ispiratori di ogni movimento di liberazione ed emancipazione, nasce l’operazione di Rossella Schillaci.
Il dato essenziale del film, oltre ad una sua linearità narrativa esclusivamente fondata sulle immagini d’epoca, è proprio quello di offrire il frutto di questo meticoloso lavoro di archivio del quale si avvale. Una ricerca che si fa ancora più pregevole nel momento in cui mostra ciò che le teche conservano, ma non sempre possono mostrare. Tirare fuori dalla pur lodevole conservazione quei materiali per farli diventare cosa pubblica, non solo ci costringe ad instaurare un rapporto immediato con il passato sempre vivace e pieno di sorprese, ma ci induce a pensarlo
come immediato controcanto di un presente non altrettanto convintamente proiettato verso il futuro.
L’innegabile valore che un lavoro del genere assume sotto i molteplici e intuibili profili (storico, sociale, quindi politico), acquista ulteriori significati se lo si mette in correlazione ad una sempre maggiore fatica, diffusa e ineludibile, che si affronta nel restituire oggi, il senso di quel passato più duro, ma aperto alle molte aspettative che si sono frantumate davanti al progredire di un sentire comune sempre meno collettivo e sempre più recluso negli spazi angusti di una difesa di privilegi non sempre giustificabili o legittimamente acquisiti.
È su questa sensibile distanza che si fonda, quindi, il senso di un’operazione come quella messa in piedi da Rossella Schillaci con la diffusione di Lab80, l’impellenza di quelle scelte e di Libere_3quelle che oggi, invece, non sembrano più appartenere ad un’idea di civiltà e di conseguente progresso. Le donne di cui ascoltiamo le voci, ricomposte nell’archivio della memoria allargata del cinema, ci sembrano un monito che induce ad una riflessione ulteriore. Interrogarsi sul presente vuole dire riposizionare i principi di equità, facendo i conti con le nuove diseguaglianze, senza immaginare che si tratti di fenomeni transeunti. Libere acquisisce così quella necessaria contemporaneità che lo salva da ogni retorica. Senza questa ricaduta nel presente dei reperti del passato, Libere (e i molti altri film che sollecitano la nostra memoria), finirebbe con il disperdere lo spessore innegabile che possiede per diventare una bella vetrina vintage di oggetti e voci, nomi e luoghi, senza restituirci quel respiro che si fa parte delle nostre esistenze.

Regia: Rossella Schillaci
Origine: Italia, 2017
Durata: 76’
Distribuzione: Lab80

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