Ransom – Il riscatto, di Ron Howard

Anatomia di un rapimento con scene di lotta di classe. Ron Howard dopo il successo di Apollo 13 realizza il remake di Il ricatto più vile (1956) di Alex Segal, attualizzandolo nella New York del 1996 con Mel Gibson al posto di Glenn Ford. Tom Mullen è il presidente di una compagnia aerea che mostra orgoglioso i suoi successi alla bella moglie Kate (Rene Russo) e all’amatissimo figlio Sean (Brawley Nolte). La festa della famiglia Mullen, coronata da uno spot pubblicitario autocelebrativo, è subito oscurata da un montaggio alternato che mostra i preparativi di un rapimento: un trapano perfora un muro, un letto viene preparato frettolosamente, un paio di manette brilla nell’oscurità. Mentre l’alta borghesia newyorkese costruisce il suo impero sulla menzogna e sulla tangente, la working class (la cameriera infiltrata, il poliziotto frustrato) studia i punti deboli dall’interno per colpire. Durante un festival della Scienza a Central Park, dove si presentano le migliori invenzioni dei ragazzi, un gruppo di malviventi, coordinato dalla mente diabolica di Jimmy Shaker (Gary Sinise) rapisce il piccolo Sean approfittando di un momento di distrazione. Il palloncino vola nell’aria (come in M-Il Mostro di Dusseldorf) indicando il compiersi del misfatto mentre la macchina da presa scruta in soggettiva tra la folla, alla ricerca dello scomparso. Da qui inizia un serrato confronto tra Tom Mullen e Jimmy Shaker, animato da più di un colpo di scena.

Ron Howard non fa sconti nella rappresentazione del sadismo dei rapitori e, sulla scia dell’estetica tarantiniana degli anni 90, forza l’iperrealismo della violenza accompagnandolo con le note hard-rock degli Smashing Pumpkins e la fotografia livida di Piotr Sobocinski (lo stesso di Kieslowski). Nel frattempo il duello tra Gibson e Sinise si gioca attraverso il rimescolamento morale dei personaggi e la citazione del libro di Wells, La macchina del tempo. Nella mente di Jimmy Shaker, la figura imprenditoriale di Tom Mullen è il simbolo del trionfo dei solari Eloi sugli schiavi cannibali Morlock, costretti, come nel film Metropolis di Fritz Lang, a vivere nell’oscurità per il successo della classe dominante: il rapimento di Sean rappresenta il momento di rivalsa degli sfruttati sugli sfruttatori.

Gibson imposta il suo personaggio sul Martin Riggs di Arma letale e, soprattutto nella seconda parte, esaspera le reazioni drammatiche e i comportamenti folli. Rene Russo è perfetta nella parte della moglie razionale che prende le distanze dalle bugie del marito e che contesta la scelta irrazionale di non pagare il riscatto per mettere una taglia di 4 milioni di dollari sulle teste dei rapitori. Dall’altra parte la fidanzata di Jimmy, Maris (Lili Taylor), spicca per glacialità e amoralità: sin dall’inizio è l’unica che è decisa a far fuori il piccolo ostaggio indipendentemente dal pagamento del riscatto. Mentre la TV onnipresente trasmette deformate variazioni della realtà, la famiglia americana sembra collassare sulla destrutturazione del suo patriarca, disposto a tutto pur di non perdere la propria immagine vincente da vendere in uno spot.

Gli occhi del ragazzino che prima trasformavano il padre in eroe, sono accecati dal nastro adesivo: il sogno di una famiglia perfetta si trasforma nell’incubo di un genitore con troppi segreti. Girato con un eccezionale senso del ritmo, Ransom – Il riscatto può essere considerato un noir moderno che preconizza la dissoluzione dei legami familiari e il crollo di quelle certezze granitiche che muovevano gli eroi del cinema classico. Tra l’ansia capitalistica dell’imprenditore e la lotta di classe del poliziotto si inserisce la figura di quel bambino sperduto che è l’America, circondato da apparecchi televisivi e messaggi pubblicitari, senza più radici e senza più ali.

 

Titolo originale: Ransom

Regia: Ron Howard

Interpreti: Mel Gibson, Gary Sinise, Rene Russo, Brawley Nolte, Delroy Lindo, Liev Schreiber, Dan Hedaya

Durata: 121′

Origine: Usa 1996

Genere: drammatico