"1408", di Mikael Hafstrom

1408_1Tratto da un racconto breve di Stephen King, 1408 di Mikael Hafstrom, regista scandinavo esploso in madrepatria con il modesto horror Drowning Man e poi approdato alla corte di Hollywood con Derailed, presenta da subito diversi debiti sia con l’opera dello scrittore americano che con molta cinematografia del terrore. Il protagonista Mike Enslin (John Cusack) è uno scrittore di “guide del terrore”, con alle spalle un matrimonio fallito e la tragica scomparsa della figlioletta di 10 anni. La sua vita consiste nel trascorrere gran parte del tempo in giro per l’America a recensire alberghi o case stregate, in cerca di indizi di veri polergeist e fonti di ispirazione per la sua attività letteraria. Quando un giorno scopre che in un albergo di New York esiste una camera, la 1408, non più in uso perchè in passato ha visto consumarsi più di 50 morti per suicidio e misteriose cause naturali, l’uomo decide di partire da Los Angeles per tastare in prima persona la presunta maledizione. Dopo aver superato la ritrosia del direttore dell’albergo Gerald Olin (Samuel L. Jackson), Mike riesce così a penetrare nella camera misteriosa.

Se il riferimento allo Shining kubrickiano appare evidente e scontato, sorprendono per certi versi i molti riferimenti all’horror giapponese, soprattutto nell’animismo cupo e dolente della figura della bambina fantasma e nell’uso che viene fatto degli interni come corpi vivi che generano morte. 1408 ci conferma ancora una volta che l’horror è sempre più un imponente metatesto fruitivo e concettuale, che travalica i singoli prodotti filmici che lo compongono. Un vero e proprio monstrum polimorfico, il cui DNA in ogni sua più piccola 1408_2unità è in grado di riprodurre –  rozzamente o meno, con meraviglia o a volte anche piattezza stilistica e formale –  un lucidissimo discorso sul cinema e sull’uomo che da sempre questo genere riesce a sviluppare. Alla fine è ancora lo spazio-set di quattro pareti chiuse il vero protagonista del trucco horror. Vedendo 1408 è come se un intero immaginario non sia ancora riuscito a liberarsi della sua stessa creatività claustrofobica, del luna park terrorizzante trasfigurato su grande schermo. Come se la polanskiana Carol di Repulsion non fosse mai uscita dal suo melmoso appartamento londinese o altrettanto l’innocente Reagan dalla malefica stanza de L’esorcista. Alla fine anche noi spettatori siamo con loro, tanti piccoli Jack Torrance o Mike Enslin, prigionieri compiaciuti di un spazio chiuso che senza aggiungere nulla riesce ancora a farci stare seduti per 100 minuti davanti alle immagini – faticose e vecchie, ma anche immediatamente riconoscibili e quindi funzionanti – di Hafstrom.

 

Titolo originale: id. 

Regia di Mikael Hafstrom

Interpreti: John Cusack, Samuel L. Jackson, Mary McCormack

Distribuzione: Keyfilms

Durata: 104’

Origine: USA, 2007

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