Ai Weiwei: la critica di un dissidente cinese alla censura occidentale

L’artista cinese Ai Weiwei si espone criticamente a proposito della recente censura che vede crescere anche nell’occidente

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Non mancano gli spunti di riflessione nella breve intervista che l’artista cinese in esilio Ai Weiwei ha rilasciato a Sky News, durante la trasmissione Sunday Morning di Trevor Philips. Parole dure e pungenti, che acquistano un valore particolare perché pronunciate da qualcuno che ha basato la sua attività artistica sulla critica aperta al governo cinese e a tutte le forme di repressione.

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Ai Weiwei si è esposto con un post su “X” riguardo al conflitto Israele-Hamas e, come conseguenza, la Lisson Gallery di Londra ha sospeso la sua mostra dichiarandola solo “rimandata”. Nella trasmissione di Sky, però, Ai Weiwei si dice convinto che questa sia una cancellazione definitiva.
Dopo questo avvenimento recente, l’artista cinese si dice preoccupato rispetto al futuro della libertà artistica e di espressione, anche nell’occidente.

Normalmente, prima di tutto questo, tu potevi dire quello che volevi: parlare di tutto, scherzare, dare semplicemente la tua opinione. Oggi, invece, molte persone sono state licenziate, allontanate o hanno visto i loro eventi cancellati semplicemente perché hanno avuto opinioni personali, non c’è nemmeno bisogno di esporsi direttamente.

Ai Weiwei prende come esempio il licenziamento di due insegnanti della New York University a seguito dei loro commenti su Gaza, e descrive come in ogni contesto oggi sia molto semplice “essere cancellati”. Social media, università, politica e arte, nessuno di questi ambienti si salva, a detta dell’artista, dalla censura occidentale recente.

Figlio di Ai Qing, poeta cinese perseguitato durante la rivoluzione culturale di Mao Tse Tung, Ai Weiwei conosce bene la capacità repressiva che può esercitare un paese, soprattutto sugli artisti. Questo rende le sue dichiarazioni ancora più forti.

Credo che in occidente ora si stia facendo la stessa cosa, a volte in modo ancora più ridicolo. 

L’invito di Ai Weiwei si rivolge agli artisti perché li richiama alla responsabilità di parlare della verità, di combattere per la loro libertà di espressione, ma quello che egli vede adesso è una società ingolosita solo dal denaro.

Credo che gli artisti non si espongano abbastanza per loro libertà di espressione. La maggior parte di loro sono stati corrotti dal capitalismo. Rincorrono il successo o il denaro e non si occupano più di essere gli interpreti dei sentimenti degli uomini.

Questo è quello che lui ha provato a fare in tutta la sua vita artistica, che ha sempre trovato il giusto equilibrio tra estetica e impegno politico, attraversando varie arti come la fotografia, il design e il cinema. Tra le sue opere più imponenti si ricorda Sunflower Seeds, enorme installazione formata da milioni di semi di porcellana dipinti a mano, che riflette sulla spersonalizzazione causata dalla produzione di massa in Cina. Con il film Human Flow esplora invece la crisi globale dei rifugiati, dimostrando uno sguardo che valica i confini cinesi e si occupa di problemi di rilevanza mondiale. Ai Weiwei è protagonista anche del documentario di Alison Klayman Ai Weiwei: Never Sorryche ripercorre le tappe principali della sua carriera artistica.

Vittima di un arresto nel 2011 e di 81 giorni di prigionia, con accuse false e il semplice scopo di mettere a tacere la sua critica, l’artista ha visto da quel momento la sua libertà molto limitata. Impossibilitato a tornare a esprimersi liberamente nel suo paese, comunque dichiara di non rimpiangere nessuna delle sue azioni e nessuna conseguenza, perché consapevole della responsabilità che detiene come artista. Una responsabilità che, a ben vedere, potrebbe essere nuovamente in pericolo anche nella parte più democratica del mondo.

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